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Venezia 77, seconda settimana: racconti (e incontri) dal Lido

di Andrea Giordano - 10 Settembre 2020

La Mostra del Cinema di Venezia 2020 passa alla seconda settimana con alcuni dei titoli più attesi, come “Notturno” di Gianfranco Rosi e “One Night in Miami” di Regina King, fino a qualche sorpresa, come “Assandira”, thriller noir con un protagonista inedito, il grande scrittore sardo Gavino Ledda.

Giro di boa e virata alla Mostra, dove, dopo giornate di sole estivo, hanno fatto capolino nuvole dense di pioggia e relativi acquazzoni, capaci di guastare l’andirivieni degli addetti ai lavori e che hanno fatto piovere anche in sala stampa nel Casinò, un rituale immortale. Per fortuna è durato poco, permettendo agli addetti ai lavori di muoversi agilmente tra una proiezione e l’altra. Il passo si fa lungo, chi a piedi, chi in bicicletta, o correndo appunto da vero runner dai vaporetti di Santa Maria Elisabetta, affrontando i check point per la misurazione della temperatura, per non perdere l’inizio dei programmi, là dove avvengono le proiezioni: la Sala Grande (dentro il Palazzo del Cinema), la Darsena, il Palabiennale, la Perla 1 o 2, la Pasinetti, la Volpi, piccole, medie, monumentali, (s)comode, talvolta eccessivamente impregnate d’aria condizionata, tornate però a far rivivere la magia del buio, e di un silenzio sacro, rotto alla fine solo da applausi e fischi.

Nel romanzo del Festival, capitolo a parte lo meritano le interviste, sparse dall’Hotel Excelsior, all’Hotel Hungaria, situato più lontano, fino allo spazio Campari. La prassi è sempre la medesima: mascherine e distanziamento, un momento surreale anche per registi e interpreti, chiamati a raccontare le loro storie, e di come, la domanda torna spesso, hanno vissuto il periodo di lockdown, o vedono il futuro del settore.

Incontri istituzionali, ripetitivi, pure occasionali (i migliori), brevi, ma intensi. Può capitare, allora, di ritrovarsi, poco dopo la fine dell’ottimo lavoro di Salvatore Mereu, Assandira (esce in sala il 9 settembre), a unirsi alla cena celebrativa, informale, per nulla ingessata. E lì, d’un tratto, veder comparire il protagonista, Gavino Ledda, 83 anni (sulla carta, non dal vivo), l’artefice di Padre Padrone, opera straordinaria e autobiografica da cui poi i fratelli Taviani trassero il loro film (Palma d’Oro a Cannes), qui messosi i panni di un pastore-attore, contrario al turismo di massa e speculativo. Rimane poco, il tempo di due battute, qualche saluto, in effetti è tardi, da poco è passata la mezzanotte, eppure la sua presenza, così fugace, sembra davvero illuminare pienamente il volto di chi lo incontra. Accade quando di fronte c’è qualcuno che la storia l’ha scritta, e fatta. Gli eventi sembrano cominciare a diradarsi, avvenendo in maniera calibrata e numero chiuso (esclusivo), tipo il Campari Boat – In Cinema, presso l’Arsenale di Venezia, a bordo di alcune barche, godendosi spettacoli e presentazioni. E allora pronti a ripiegare nelle trattorie. Quelle prima, o poco dopo, Le Giornate degli Autori, al Tennis Club Lido, a La Cantinica, agli alimentari aperti fino alle due di notte, dai menù forse un po’ più cari, ma sempre, o quasi, scanditi dalla semplicità ruspante di qualche personaggio locale, pronto a soddisfare l’ultima delle richieste.

Il pubblico, quello che nel frattempo non demorde, insegue i propri beniamini: arrivano Alessandro Gassman, Jasmine Trinca, “debuttante” di lusso come regista (nel cortometraggio Being my Mom, dedicato alla madre), e co-protagonista in Guida Romantica a Posti Perduti, Salvatore Esposito, Lambert Wilson e i fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo (qui la nostra intervista), rispettivamente fra i premiati del Filming Italy Best Movie Award, e Ann Hui, secondo Leone d’Oro alla carriera, insieme a Tilda Swinton.

Il cinema, i film, i concorsi, vanno avanti, regalando i primi titoli in grado di competere seriamente per la vittoria finale. Da un lato Notturno, il nuovo incredibile documentario di Gianfranco Rosi (uscito proprio ieri) che, dopo Sacro Gra (Leone d’Oro a Venezia) e Fuocoammare (Orso d’Oro alla Berlinale), prova dunque la tripletta. E il suo viaggio (tre anni di riprese), affrontato nei territori dell’Iraq, Kurdistan e Siria, è di quelli da non perdere, immerso com’è tra personaggi e storie diverse, guerra e silenzi, distruzione e commozione, squarci d’inferno e fotografia immacolata. Un Medio Oriente visto da uno sguardo attento e poetico, che sconfina a tratti in una cornice disegnata da Terence Malick, ma che invece regala l’ulteriore testimonianza sul campo di un grande autore.

Dall’altro c’è The World to Come, firmato da Mona Fastvold, compagna del regista americano Brady Corbet, con due protagoniste assolute, Vanessa Kirby (favorita come miglior attrice) e Katherine Waterston. Un dramma in costume, ambientato intorno alla metà dell’Ottocento, nel quale due donne, rispettivamente sposate, si innamorano, sfidando così l’etichetta del tempo e i tabù. E sono sempre le figure femminili a dominare la scena di questi giorni. In concorso (ultimo film italiano) c’è Emma Dante, che dal teatro ripassa ancora dietro la macchina da presa (“il cinema come rinnovata residenza, dice), portando di nuovo una sua pièce teatrale (era successo già con Via Castellana Bandiera), Le sorelle Macaluso, da oggi in sala, un racconto pieno di memorie e ricordi, avvolti nei rapporti famigliari e temporali di cinque sorelle siciliane.

O ancora, ecco la possibile rivelazione, One Night in Miami, la prima pellicola, ben avviata nella corsa agli Oscar, che segna il debutto alla regia di Regina King. Nell’America del 1964, una notte, quattro amici si incontrano in un appartamento, parlando e intrecciando riflessioni, vulnerabilità, posizioni, sul presente e il futuro che li attende, e la loro responsabilità di leader. Chi sono? Cassius Clay (prossimo a convertirsi e scegliere il nome di Muhammad Alì) che a 22 anni è già diventato campione mondiale di boxe dei pesi massimi; Malcolm X, interpretato da il re della soul music; Sam Cooke e Jim Brown, ex star del football americano, recordman nei Cleveland Browns.

Due curiosità da tenere d’occhio, e (ce lo auguriamo) presto visibili: Zanka Contact, diretto da Ismaël El Iraki, uno dei sopravvissuti alla strage del Bataclan, che ci conduce in una Casablanca rock, e dai sentimenti forti, e il documentario Hopper/Welles, conversazione inedita su cinema e vita (avvenuta nel 1970), tra due leggende: Orson Welles e Dennis Hopper.

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