Cult

A Villa Medici i peccati di Johan Creten, artista fuori dal tempo e poeta della ceramica

di Marta Galli - 22 Ottobre 2020

L’Accademia di Francia a Roma ospita una mostra personale dell’artista fiammingo Johan Creten. Un’incursione nel suo approccio viscerale alla scultura e al materiale ceramico, strumento con cui dà forma alla seduzione. Dei corpi e degli oggetti.

Se Johan Creten fosse un personaggio cinematografico sarebbe certamente uscito da un film di Wes Anderson, ma pure una commedia francese farebbe al caso suo, essendo d’altra parte materiale a cui anche il regista americano attinge. Ma veniamo a noi: Creten, in realtà, è un artista fiammingo che vive a Parigi e al quale l’Accademia di Francia a Roma dedica oggi una grande mostra (fino al 31 gennaio 2021). «Un sogno che si avvera dopo 24 anni» dice lui senza dissimulazione. Salta fuori, infatti, che a Villa Medici - sede dell’accademia - era stato pensionnaire nel 1996 (quando ricevette il Prix de Rome) e che ancora prima, negli anni Ottanta, aveva uno studiolo nella capitale da cui vedeva, naso all’aria, svettare l’edificio mediceo in cima a Trinità dei Monti. 

Introducendo la mostra, il nuovo direttore dell’istituto Sam Stourdzé - appena insediatosi nel ruolo che fu di Balthus - l’ha presentata come un omaggio alla città. Ed è con sottile galanteria che Creten è apparso all’inaugurazione indossando una spilla anni Cinquanta forgiata a mo’ di foglia con le sue ghiande, in preziose pietre dure, spiegando che sono «come quelle che si vedono sui lecci che qui abbondano».

Intitolata I Peccati, e curata da Noëlle Tissier, la mostra di Johan Creten è concepita come un rebus e, a chi metta attenzione e sufficiente curiosità, in ogni sala presenterà un enigma. Le sue sculture, racconta ancora l’artista, hanno molti livelli di lettura: proprio come stratificata è la storia di Roma. È un percorso disseminato di ceramiche intriganti, monumentali bronzi e lavori in resina, che si spinge fino al giardino dove è stato collocato il grande pipistrello De Vleermuis.

In mostra, i peccati capitali diventano pouf in ceramica su cui ci si può sedere. I lavori sono abbinati ad arazzi, stampe, bassorilievi che appartengono alla collezione personale dell’artista e rivelano molto del suo processo mentale e creativo. Ci sono opere che raccontano la seduzione, come Odore di Femmina, quelle politiche, come la gigantesca aquila intitolata The Storm, altre che parlano di fragilità, come la rivisitazione di una porcellana di Doccia creata appositamente per l’occasione.

Eclettiche nei mezzi e negli stili, nel complesso le opere sono tenute assieme da un approccio quasi viscerale e disinibito alla materia e a temi al limite del tabù. «Credo che oggi la trappola per gli artisti sia di avere un’idea e realizzarla all’infinito» proclama. «Per me la vita è fatta di nuove storie».

Creten è un pioniere che ha portato la ceramica nel mondo dell’arte quando ancora veniva ritenuta un materiale per le arti decorative. Oggi la ceramica è sicuramente alla moda, ma lui alla moda non lo è stato mai (pur avendo tra i suoi collezionisti anche la Baronessa di Rotschild). È rimasto in qualche modo sempre fuori dal tempo. Per quanto lo riguarda, si professa poeta di slow art: «Che nel nostro tempo, significa prendersi il tempo».

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