Uomini

Lenny Kravitz e Dom Pérignon, la mostra fotografica “Assemblage” da Cracco

di Gianni Poglio - 27 Maggio 2019

Uno dei più grandi vocalist e songwriter degli ultimi trent’anni: questo è Lenny Kravitz, talentuoso nei dischi (ne ha venduti oltre 40 milioni) ma ancora più emozionante nelle live performance come ha dimostrato ancora una volta nelle due ore e mezzo di show al Mediolanum Forum di Assago lo scorso 11 maggio. 

Il giorno prima dello spettacolo Icon lo ha incontrato per una face to face nel cortile di Carlo e Camilla in segheria, a Milano, dove erano esposte le immagini scattate da Kravitz durante un party speciale, un pensatoio popolato di grandi talenti, andato in scena nella Stanley House di Los Angeles, una villa di cui ha curato personalmente il design. Catalizzatore dell’evento, il Dom Perignon (Kravitz collabora con il brand da diversi anni). Tra i presenti negli scatti della exhibition la figlia di Lenny, Zoe, Susan Sarandon, Harvey Keitel, il coreografo e ballerino Benjamin Millepied e il “fashion prodigy” Alexander Wang. “Io mi sento parte della famiglia Dom Pérignon e mi considero fortunato ad avere un legame forte con un brand così iconico” racconta. “Le foto esposte a Milano catturano il mood della serata a Los Angeles. Le ho scattate senza mettere nessuno in posa durante la festa, mente mi divertivo e brindavo con gli altri” spiega. “Dagli incontri tra persone speciali, ma diverse tra loro, nasce la scintilla per nuovi progetti” spiega aggiungendo che per Dom Pérignon ha creato di recente una bottiglia limited edition, un candelabra-box e un tavolo bar.  

Quanto alla musica, Kravitz è uno dei rari artisti di questo tempo che incide canzoni suonate per davvero. Spesso suonate interamente da lui che si alterna tra voce, chitarra, basso, tastiere, percussioni e batteria. “Ognuno ha il suo concept, quando si tratta di creare musica. A me piace sentire la vibrazione degli strumenti reali, la mia mano che si appoggia sulle corde, il mio personale tocco. L’ultimo disco che inciso, Raise Vibration è stato fatto così. Si sente che l’ho fatto io e non un computer. Non ho niente contro chi registra album con un pc, ma non è il mio approccio” spiega, prima di rievocare il primo concerto della sua vita: i Jackson 5 con Michael Jackson al Madison Square Garden di New York. E proprio Michael, Il re del pop, compare in Low, uno dei singoli tratti da Raise Vibration: “Avevo scritto e prodotto per lui una canzone, Another Day, che avrebbe dovuto comparire  sul suo disco Invincible, ma che poi venne esclusa dalla tracklist perché aveva un sound troppo rock. Nel 2010 è uscita sull’album postumo, Michael. Avevamo registrato diverse canzoni insieme e avevamo anche vari progetti su cui lavorare, ma purtroppo se n’è andato troppo resto. Tra le varie cose che avevamo realizzato c’erano le parti vocali che adesso potete ascoltare in Low. Sono davvero orgoglioso di avere la sua voce nel mio disco”. 

Una carriera costellata di incontri speciali, quella di Lenny, che tra le sue partnership artistiche annovera Mick Jagger, i Kiss, Stevie Wonder, Madonna, George Clinton dei Funkadelic e… Johnny Cash a cui è dedicato un pezzo in Raise Vibration. “Il ricordo che ho di lui non potrebbe che essere indelebile: era con me nella casa del produttore Rick Rubin, a Los Angeles, quando mi raggiunse la notizia della morte di mia madre. Lui e la moglie mi abbracciarono a lungo, si presero cura di me e fecero tutto quello che era nelle loro possibilità per confortarmi. Fino a quel momento ci eravamo scambiati solo dei saluti formali. In quei minuti, davanti alla sua umanità e alla sua sensibilità, capii che tipo di persona era veramente e realizzai che dietro al grande artista che c’era un grande uomo. Un gigante”. 

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