Ethan Cutkosky

Ethan Cutkosky

E’ cresciuto con il suo personaggio, maturando e cambiando con lui fino a diventare un attore attento, sensibile. Che sa andare oltre per scoprire nuovi linguaggi e passioni. Come la moda e la musica.

di Gianmaria Tammaro

La vita di Ethan Cutkosky – classe 1999 – coincide con la sua carriera. Non sono la stessa cosa e non sono nemmeno sovrapponibili, ma si assomigliano, si cercano, percorrono due strade parallele. È entrato a far parte del cast di Shameless quando era solo un bambino e ha cominciato a recitare quando era ancora più piccolo. I set sono stati una costante nella sua infanzia: come scandire le parole, come usare il giusto tono di voce, come relazionarsi con un gruppo di sconosciuti. Non ostacoli, ma abitudini. La prima persona che ha conosciuto, dice, è stata Emma Kenney, che interpreta Debbie: «Siamo diventati velocemente amici». Negli anni ha viaggiato e si è spostato in continuazione. «E ho imparato a gestire il mio tempo. Grazie a mio padre, ho capito come trovare un equilibrio in questo mestiere. Ho affrontato diverse sfide. Non mi sono mai lasciato schiacciare dalla realtà o dai miei doveri». Mentre si racconta, riesce a tenere insieme tutti i pezzi e a parlare del passato e del presente con estrema naturalezza. Non è vago, né approssimativo. Ha una visione precisa, particolare, piena di sfumature e di memorie, di incontri e di lezioni, di considerazioni e di emozioni. Ricorda l’ultimo giorno di riprese di Shameless. Lo descrive come «un momento veramente speciale. Si avvertiva un’energia unica. Tutti erano emozionati e tutti volevano dare il massimo».

Cappotto, dolcevita e pantaloni Prada

Per qualcuno interpretare lo stesso personaggio per così tanto tempo può essere un limite; per altri, invece, può rappresentare una vera e propria possibilità. «Perché quel personaggio è un aspetto importante della tua vita», spiega. «È un pezzo di quello che sei e del tuo carattere; in qualche modo, ti permette di conoscerti meglio». E ti dà anche una prospettiva diversa sul tuo lavoro. «Durante la prima stagione, la parte di Carl era molto limitata. Era un bambino estremamente vivace, che faceva più o meno le stesse cose. Non avevo niente in comune con lui, ma per me era straordinario poterlo interpretare. Con il tempo, durante le varie stagioni, è cresciuto; anch’io sono cambiato. Carl si è evoluto, acquisendo una profondità maggiore». E Cutkosky è diventato un attore più attento e più abile, consapevole di cosa fare e di cosa non fare. Ha sviluppato la sua professionalità e la sua sensibilità. Ma non si è mai fermato. È andato oltre. Ha scoperto nuovi linguaggi e nuove occasioni. Idee, situazioni, dettagli si cercano e si completano a vicenda. Non sono un punto di arrivo, ma un punto di partenza.

Giacca, dolcevita e pantaloni Dior

La moda, racconta, «mi ha sempre appassionato; soprattutto, mi ha sempre colpito lo stile degli skater. Volevo creare qualcosa di mio: qualcosa di veramente diverso. Nel corso della mia vita, ho provato a rendere le mie passioni un lavoro e a fare qualcosa di concreto». Ed è così che è nato il brand Khaotic Collective. «Per me ha tanti significati. Prima di tutto, è quello che amo. Ma è anche un modo per entrare in contatto con le altre persone, per poter parlare delle cose che abbiamo in comune. In un certo senso, è come un ponte». Perché unisce gli estremi e trova un ordine anche nel disordine. Poi c’è la musica. «È un elemento fondamentale, quasi indispensabile, della mia vita. All’inizio è stato piuttosto frustrante: non sapevo da dove cominciare e non sapevo come muovermi. Ho imparato lentamente. Alla fine, la musica si è trasformata in una specie di ricerca spirituale. Mi ha permesso di superare diversi problemi, di analizzarli e di metterli a fuoco».

Abito, gilet e canottiera Dolce&Gabbana

Per Cutkosky, però, non è sempre stato così semplice. Quando andava a scuola, quando era ancora un liceale, provava a non parlare del suo lavoro e a comportarsi come un ragazzo qualsiasi. «I miei genitori mi hanno sempre incoraggiato in questo senso. A volte mi capitava di sentirmi quasi in imbarazzo. Non volevo attirare in alcun modo l’attenzione degli altri; non volevo parlare dei set, delle scene, del mio mestiere».Tutto, insomma, si concentra nelle proprie scelte. «Quando si tratta di un film o di una serie, la cosa più importante è poter collaborare con persone interessanti e degne di fiducia. Quando invece si tratta del mio brand o della musica, mi lascio guidare dalle mie passioni. Non riesco a pensare al mio futuro, ora come ora. Non ho un sogno o un obiettivo da inseguire. Mi piace concentrarmi sulla mia quotidianità, mi piace vivere ogni singolo istante». Ognuno di noi, dice Cutkosky, ha un talento. «Bisogna saperlo riconoscere. E per imparare serve l’esperienza: serve fare, rischiare; è importante anche sbagliare e riprovare. La musica, la recitazione e il mio brand, sono tutti modi per esprimermi e per essere me stesso. Sui social, provo a non confondere le due cose e a rimanere sempre lo stesso; cerco di non cambiare. Mi sento incredibilmente responsabile nei confronti dei miei fan, soprattutto dei più giovani. Non voglio influenzarli negativamente. Nel mio piccolo, voglio essere un punto di riferimento».

Abito, camicia e cintura Celine Homme by Hedi Slimane

Nella foto di apertura Ethan indossa giacca e maglia Fendi.

Photos by Carter Smith

Styling by Fabio Immediato