Matt Smith

Matt Smith

Lasciato il football suo malgrado, Matt Smith non ha mai rinunciato a mettersi in gioco. La recitazione, prima in teatro, poi sul set, non è mai stata un piano B, ma il sogno coltivato. Oggi, alle soglie dei 40 anni, la notorietà non lo ha stravolto: «La fama è solo un’esperienza individuale, non puoi mai abbassare la guardia»

di Andrea Giordano

Storia di un (quasi) calciatore professionista, esploso a 15 anni nelle giovanili del Nottingham Forest, e passato poi al Leicester City, la squadra che Claudio Ranieri avrebbe portato a un titolo storico in Premier League nel 2016. Storia di un sognatore che a un certo punto, causa un grave infortunio (una spondilite), ha dovuto rinunciare non solo alla fascia da capitano del Leicester, che si era meritato sul campo, ma alla carriera da calciatore. Eppure non si è scoraggiato e ha deciso che poteva segnare lo stesso ma in un altro modo: la recitazione. Sul palco, a teatro, come fantastico Patrick Bateman nel musical American Psycho (tratto dal romanzo di Bret Easton Ellis), o nei panni di Thomas Beckett; nelle serie tv come Doctor Who o The Crown, in cui è presente nelle prime due stagioni; fino al cinema, da Lost River di Ryan Gosling a Terminator Genisys. Scelte senza rimpianti, ma gonfie di rinnovate ambizioni. 

Abito e dolcevita Prada

La consapevolezza e la trasformazione di Matt Smith (1982) partono proprio da qui, anche se quelle parole, “calcio e disciplina”, non smettono di tornare negli esempi, nei suoi riferimenti, come se quel momento della sua vita lo avesse marcato stretto, in termini di passioni, insegnamenti e ideali. «Fino alla fine tiferò i Blackburn Rovers», dice, «sono cresciuto guardando al mito di Alan Shearer e al Milan di Baresi, Van Basten, Ancelotti, Gullit, Rijkaard, Shevchenko, Kaká. E soprattutto Paolo Maldini, uno dei miei idoli preferiti di tutti i tempi: sapeva incarnare arte pura, mentalità vincente, fascino, grazia nel campo e fuori. Avrebbe potuto fare tutto, anche l’attore». Mestiere che invece è toccato a lui, colpa o fortuna decisa dal destino, ma mai visto come un “piano B”, semmai l’occasione per trovare una nuova voce, e lì alimentarla. Lui lo ha fatto attraversando personaggi ed esperienze diversi, rilavorando su sé stesso, prima al National Youth Theatre di Londra, dopo alla University of East Anglia, l’inizio di tutto, studiando scrittura creativa, acting, spiccando il volo da Northampton, nella contea inglese del Northamptonshire, dove torna quando può dai genitori. Ruoli, sfide, audizioni, frammenti di notorietà («la prima volta fu vedere il mio volto su un bus a New York»), che lo hanno cambiato, ma non stravolto.

Cappotto, maglia e pantaloni Giorgio Armani

Basti pensare alla sua straordinaria performance nei panni di Charles Manson (in Charlie Says), «il più misterioso e complesso da interpretare, quasi impossibile da scoprire nel profondo del cuore», o in quelli del principe Filippo di Edimburgo, «un’icona totale, capace di trasmettere stile e coraggio all’Inghilterra». Infine il Jake di Ultima notte a Soho, la più recente creazione visionaria di Edgar Wright, presentata alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia: un viaggio tra la Swinging London anni 60 e quella contemporanea, tra realtà e sogno (incubo), in cui insieme ad Anya Taylor-Joy (la Beth de La regina degli scacchi) e Thomasin McKenzie, ci conduce in un vortice thriller pieno di suggestioni horror glam, immagini e suoni, moda e mode, abiti senza tempo. Una lettera d’amore dedicata a Londra, a un periodo d’oro, a un luogo i cui dintorni, Baker Street, Water Street, tornano a evocare e ispirare non solo atmosfere noir e da gangster. «Non mi dispiacerebbe averci vissuto, ed essere, come diciamo in Inghilterra, un “Jake the Lad”, pieno di fascino, sigaretta in bocca, elegante. Anche perché molta di quella cultura musicale fa parte di me: penso agli Who, Pete Townshend, Cilla Black, Sandy Shaw, Marianne Faithfull e, ovviamente, i Beatles, riferimenti che ho riascoltato per prepararmi e trovare il giusto ritmo». Questione di cadenza e di intercettare il giusto equilibrio, senza vanità o ipocrisia, senza analizzarsi troppo o guardarsi indietro, neanche quando, simpaticamente, gli si ricorda che l’anno prossimo taglierà il traguardo dei 40 anni. Lucido, però, nel decifrare razionalmente quelli che sono stati i suoi modelli artistici di riferimento: «Spencer Tracy, Oliver Reed, Peter Sellers, Daniel Day-Lewis, Joaquin Phoenix, Gary Oldman, ma anche gli Arcade Fire, gli Oasis, Noel Gallagher, un privilegio essergli amico», e per il quale ha recitato nel videoclip in bianco e nero We’re on Our Way Now, titolo dell’ultimo album.

Maglione e pantaloni Valentino

Strade e sfumature in cui le sue qualità lo hanno portato a reinventarsi nel vivere l’esistenza di altri. Viaggi emotivi e viaggi fisici in grado di stimolarne la curiosità, come «Buenos Aires e Rio De Janeiro, dove mi innamorai follemente di una ragazza. O l’Italia, il Lago di Como, dove si è sposata mia sorella, e poi Amalfi, Positano, Napoli». Viaggi artistici di una carriera conquistata a colpi di talento, nella quale non si è fatto sconti, ma che ora lo porterà a due progetti enormi e top secret: la serie House of the Dragon, attesissimo prequel de Il trono di spade, in cui sarà il Principe Daemon Targaryen, e Morbius, in cui si vestirà da Loxias Crown, l’immaginario vampiro Marvel. Un successo garantito che potrebbe travolgerlo. A sentire lui neanche per sogno. «La fama è solo un’esperienza individuale, in realtà non puoi abbassare la guardia», sottolinea, «non devi dimenticarti da dove vieni, le tue radici, l’importanza della famiglia. Per me nulla è cambiato, nei rapporti, nelle amicizie di sempre, sono loro il metro di giudizio migliore, sono loro che hanno plasmato chi sono, i miei valori, e un certo approccio al lavoro. Ho sempre scelto progetti che mi spaventassero un po’ e non mi facessero stare troppo tranquillo, magari in difesa». Anima da vero capitano che, stavolta, non dovrà rinunciare alla fascia.

Nella foto di apertura, l'attore indossa Cappotto, polo, T-shirt e pantaloni tutto Dolce&Gabbana

Photos by John Balsom; Styling by Rose Forde; Grooming: Petra Sellge @The Wall Group