Nicolò Zaniolo: “La Roma mi ha cambiato la vita, come posso non amarla”

Nicolò Zaniolo: “La Roma mi ha cambiato la vita, come posso non amarla”

Nicolò Zaniolo, centrocampista della Roma, non ha solo qualità tecniche, è strutturato fisicamente ed è a suo agio in ogni zona del campo. Due brutti incidenti lo hanno fermato nel 2020: «Sono state delle mazzate, ma mi hanno fatto crescere. Ce la metterò tutta per arrivare agli Europei al cento per cento e poi provare a vincere».

Ph. Laura Sciacovelli

Chiedi chi è Nicolò Zaniolo, e otterrai un’immagine: una falcata sicura, palla al piede, il tocco dolce e sofisticato, il senso per la giocata decisiva. È un’immagine che sembra arrivare da un altro calcio, dagli anni Sessanta forse, che rievoca la grazia di un Rivera o la leggerezza di un Mazzola; eppure Zaniolo è un calciatore moderno nel senso più completo del termine: non ha solo qualità tecniche, ma è un centrocampista strutturato fisicamente, ha gamba, è a suo agio in ogni zona del campo. Il meglio lo dà negli ultimi metri, dove può ispirare con un’invenzione delle sue o cercare direttamente la porta grazie alla sua facilità di calcio.

Chiedi chi è Nicolò Zaniolo e avrai di fronte il futuro della Nazionale italiana: a 21 anni, il giocatore della Roma ci ha fatto ammirare già tanto, e ci fa sperare in egual misura. «Ma io non mi sento affermato», dice con fermezza, quella tipica di un ragazzo che sa che per arrivare in vetta non può concedersi la minima distrazione. «Sento che ogni giorno devo lavorare per diventarlo: sono un ragazzo con tante potenzialità, ma che deve migliorare sotto tanti aspetti». Capita di immaginarceli monolitici, questi calciatori, capita di vederli come pezzi di metallo rilucente che, una volta in campo, diventano infallibili. Invece, dietro ogni giocata, corsa o gol, c’è un lavoro di anni, c’è una spietata attenzione al dettaglio; per questo, quando abbiamo tra le mani un ventunenne con delle qualità così spiccate, dobbiamo renderci conto della preziosa materia che maneggiamo. 

Ph. Laura Sciacovelli
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C’è il calciatore, e c’è l’uomo: Nicolò sa tutto questo, e sa cosa accade intorno – tutti aspettiamo che ci faccia strabuzzare gli occhi ogni volta che scende in campo, e lui a sua volta sente il dovere di assecondare uno standard altissimo. Un carico di pressioni e aspettative che non è facile gestire, soprattutto a questa età: «Ma penso sia un aspetto positivo», rassicura Zaniolo, «più attenzioni hai, meglio stai facendo in campo. Poi è chiaro che in una grande squadra come la Roma di pressioni ce ne sono di più che in una squadra normale: sta a me gestirle nella maniera giusta, e io lo faccio allenandomi sempre al massimo».

L’amore di Nicolò per il calcio è sbocciato quasi in maniera naturale: anche suo papà Igor faceva il calciatore, e il richiamo di quella vita, amplificato dai pomeriggi trascorsi da bambino allo stadio, è stato troppo forte. «Avere mio padre affianco», dice Zaniolo, «è stato un vantaggio, perché lui ha già vissuto tutte le cose che ora sto attraversando io. Mi ha aiutato molto, e tuttora i suoi consigli sono molto preziosi». Soprattutto nei momenti complicati. La carriera di ogni calciatore è costellata di alti e bassi, e anche se Zaniolo è stabilmente nel giro dei professionisti da meno di tre anni ha già vissuto, sulla sua pelle, le cose belle e anche quelle brutte: di queste ultime fanno parte i due brutti infortuni patiti nel corso del 2020.

Prima la rottura del crociato del ginocchio destro a gennaio, contro la Juve; poi, dopo una lunga convalescenza e il rientro, un altro infortunio, stavolta al crociato del ginocchio sinistro, in Olanda con la Nazionale italiana, lo scorso settembre. Due gravi incidenti nel giro di pochi mesi sarebbero terribili per chiunque, ancor di più nel caso di un giovane calciatore in ascesa che scalpita per mostrare il suo valore. «Sono state delle mazzate, ma devo dire che mi hanno fatto crescere da un punto di vista umano e caratteriale. Anche in riferimento al calcio: prima andavo in palestra perché me lo dicevano, ora ci vado un’ora prima, perché so che poi ne trarrò beneficio. Anche i piccoli particolari sono obiettivi che ti fanno migliorare». 

Ora Nicolò ha davanti a sé un obiettivo importante, quell’Europeo che avrebbe dovuto saltare lo scorso anno per l’infortunio ma che, causa pandemia, è stato rinviato alla prossima estate: «Ce la metterò tutta per arrivarci al cento per cento, e poi provare a vincere». Fa impressione pensare come la stella di Zaniolo si sia illuminata di vivida potenza quasi all’improvviso, come se tutta quella bellezza calcistica fosse lì, già sbocciata, senza che nessuno se ne fosse accorto nel frattempo. Zaniolo arriva alla Roma nell’estate del 2018, nello scambio che porta Nainggolan all’Inter: potrebbe essere uno dei tanti giovani che fungono da contropartite tecniche negli affari tra società, invece diventa un colpaccio di mercato. Alla Roma non ci mettono molto tempo a intuirne le qualità: Zaniolo debutta in giallorosso a settembre, in Champions League contro il Real Madrid, nella sontuosa cornice del Santiago Bernabeu (lo stadio del “miedo escenico”, la paura del palcoscenico), e fa un figurone. Nello stesso mese, viene convocato in Nazionale maggiore da Mancini, e non ha ancora collezionato un solo minuto in Serie A.

Nel suo contachilometri da professionista, ai tempi aveva giusto una manciata di minuti in Serie B con la Virtus Entella. Eppure, quando va in campo, Zaniolo si sente perfettamente a suo agio, non teme confronti né gli tremano le gambe: la sua stella si accende, e non si spegne più. «Non mi aspettavo che succedesse tutto così in fretta, ma in fondo ci speravo», confessa. Due anni dopo, il centrocampista della Roma ha raccolto 53 presenze in Serie A, 7 presenze e due gol con la Nazionale, ed è pure diventato il più giovane calciatore italiano ad aver segnato una doppietta in Champions League (contro il Porto all’età di 19 anni e 225 giorni, nel febbraio del 2019).

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A vederla così, si potrebbe avere l’idea della classica storia del predestinato: per la verità, l’ascesa di Zaniolo è stata tanto improvvisa quanto impronosticabile fino a qualche tempo fa. Rewind di cinque anni, Nicolò nel 2016 è nelle giovanili della Fiorentina: in viola ha trascorso ben sei stagioni, ma quando è il momento di entrare a far parte della squadra Primavera trova le porte chiuse. «A Firenze ero ancora un ragazzino, stavo bene, avevo gli amici. Avevo trovato la mia comfort zone. È stata una vera batosta quando mi hanno detto che non rientravo più nei loro piani: ho dovuto cambiare città, abitudini, lasciare tutto». Su imbeccata del papà, trova in extremis un accordo con la Virtus Entella, vicino la sua La Spezia: «Sono arrivato l’ultimo giorno di mercato, con la squadra già fatta. Mi son detto: do tutto, altrimenti cambio mestiere. Alla fine ce l’ho fatta, ho trovato spazio e non sono più uscito, e da lì è iniziata la scalata». Chissà se la storia sarebbe stata identica senza quel no della Fiorentina… «È stato un rifiuto che mi ha scosso: ho capito che non era più soltanto un gioco. Sono stato bravo a rimettermi in corsa, a tirare fuori quello che avevo dentro. E ho scoperto che avevo ancora tanto da dimostrare e da imparare». Dopo un anno con l’Entella, tra Under 19 e prima squadra, Zaniolo attira l’interesse dell’Inter, dove si aggrega alla squadra Primavera. Una stagione incoraggiante, di quelle che lasciano il segno, quindi il passaggio alla Roma: «Lì ho capito che era cambiato qualcosa nella mia carriera. Fino a poche settimane prima mi allenavo con i ragazzini, adesso ero nello stesso spogliatoio di campioni come De Rossi, Kolarov o Dzeko. In un contesto del genere bisogna farsi trovare pronti: se prima davo dieci, adesso devo dare cento». Zaniolo ricorda: «Due giorni prima della firma con la Roma mi arriva un messaggio da parte di De Rossi, che era capitano: “Benvenuto in famiglia”. Ho subito capito che persona era, si è rivelato un campione dentro e fuori dal campo. Prima di arrivare a Trigoria (il centro sportivo della Roma, nda) credevo che i grandi calciatori non mi avrebbero dato retta: invece mi hanno sempre aiutato, dato dei consigli, e ancora oggi prendo esempio da loro, perché c’è sempre da imparare qualcosa». I colori giallorossi oggi gli sono entrati sottopelle: «La Roma mi ha cambiato la vita, in tutti i sensi. Mi ha preso da ragazzino e mi sta facendo diventare uomo, mi ha dato l’opportunità di giocare, mi ha regalato tutta questa popolarità. Come posso non amarla»

Anche senza la maglia da gioco addosso e gli scarpini, Nicolò Zaniolo è perfettamente a suo agio, come in questi scatti in cui indossa Dolce&Gabbana. «La moda mi è sempre piaciuta», dice, «anche se non sono un fanatico ci tengo a vestirmi bene. E poi Dolce&Gabbana è sempre stato uno dei miei marchi preferiti». E il tempo libero? Poco. «Di solito la Playstation, oppure le videochiamate con gli amici. Ma la mia routine è casa-lavoro costantemente, ancor di più adesso che c’è la pandemia». Il pensiero, ancora una volta, torna al calcio. «Da bambino ho sempre ammirato Kaká: aveva tutto, corsa, dribbling, come modo di giocare mi ispiravo a lui. Adesso il mio riferimento è Ibrahimovic: vorrei essere come lui, un giorno vorrei scrivere pagine importanti come ci è riuscito lui. È un esempio anche come leader e trascinatore: in futuro mi piacerebbe aiutare i più giovani, quelli che arrivano in prima squadra, e farli arrivare in alto». Una strada che Zaniolo, ormai, conosce alla perfezione.

Fotografie: Laura Sciacovelli

Styling: Edoardo Caniglia

Grooming: Lorena Leonardis

Si ringrazia Vilòn Luxury Hotel