Ruggero Tita: «La vela è saper improvvisare»

Ruggero Tita: «La vela è saper improvvisare»

Ruggero Tita è uno dei volti più interessanti dello sport italiano e ambassador di stile: ci racconta il suo modo di vivere la vela, in vista delle Olimpiadi di Tokyo

di Martino De Mori

Ruggero Tita è uno dei volti più nuovi e interessanti dello sport italiano: trentino, velista, enfant prodige già campione italiano in classe Optimist a 13 anni, sa volare sull’acqua con il catamarano sportivo come pochi altri al mondo
È stato nominato Velista dell’Anno 2017 e 2018, dopo un ‘triplete’ da sogno: campionato italiano, europeo e mondiale. In realtà tutto quello che è sport d’acqua è una sua passione: pratica anche kitesurf, wingfoil e sperimenta tutte le novità in fatto di onde e vele.
Questa estate rappresenterà i colori azzurri alle prossime Olimpiadi di Tokyo nella classe Nacra 17, in coppia con Caterina Banti. Ed è entrato nell'orbita di un brand di moda come Falconeri.
Per arrivare a questi traguardi a 29 anni, Tita si allena senza risparmiarsi con le Fiamme Gialle e ha dovuto superare difficoltà, lockdown, momenti difficili.
Ora è in Sicilia, a Marina di Ragusa, per prepararsi alle gare olimpiche, dove è fortemente candidato al podio. Lo abbiamo raggiunto per un’intervista.

Sei cresciuto e vivi a Trento, come è nato in te l’amore per la vela e come hai iniziato?
Ho iniziato sul Lago di Caldonazzo, un posto fantastico che in inverno si ghiaccia e che con la bella stagione diventa ideale per fare vela. Poi ho cercato qualcosa di più spinto e sono passato al Lago di Garda: per un velista è la palestra perfetta, un paradiso per chi ama gli sport acquatici. C’è vento costante e puoi praticare sia la mattina che il pomeriggio.

Sei diventato presto professionista: come sono stati i primi anni?
Ho sempre affrontato la vela con un approccio agonistico, centrato sull’obiettivo.
Verso i 17-18 anni sono passato al professionismo ma non è stato facile. Nelle classi giovanili vincevo spesso e tornavo a casa con una coppa ogni weekend, poi per 3-4 anni ho collezionato solo batoste sonore e amarezze, non riuscivo ad andare oltre il 40 esimo posto. Sono stati periodi duri.

Come sei riuscito a superarli?
Queste esperienze mi hanno temprato, hanno formato il mio carattere e mi hanno insegnato che non conta solo il risultato ma quello che costruisci ora dopo ora in acqua. Da lì ho iniziato a ingranare e ho avuto risultati sempre migliori.

Al punto da diventare Velista dell’Anno per due anni di fila. Come è cambiata la tua vita da quel momento?
Il 2018 è stato un anno da incorniciare: ho vinto tutte le regate che potevo vincere. La stagione della svolta è stata il 2016 con la qualificazione alle Olimpiadi di Rio. Quattro anni prima avevo fallito la qualificazione alle Olimpiadi di Londra (2012) e facevo fatica a ritrovare la spinta per lavorare bene e ottenere risultati. Poi ho ritrovato l’energia e l’esperienza olimpica mi è servita per avere slancio negli anni successivi.

Fino alla qualificazione per Tokyo 2021: come hai accolto la notizia in un anno come questo?
Il 2020 è stato un anno difficile: nei campionati mondiali di febbraio in Australia siamo andati male, poi il lockdown mi ha costretto a interrompere la stagione delle gare. Sentivo di non avere ottenuto i risultati che erano nelle mie possibilità e non potevo più gareggiare per dimostrare il mio valore. L’oro agli Europei di settembre mi ha ridato fiducia ed è stata davvero una grande soddisfazione uscire dalle difficoltà e ottenere la qualificazione alle Olimpiadi.

Per essere a Tokyo hai anche rinunciato a Luna Rossa, rischiando molto. Punti alla prossima Coppa America?
Sì, anche se ora vedo solo Tokyo. Ho rinunciato a tutto per arrivare alle Olimpiadi al meglio e fino ad agosto non penso ad altro: voglio giocare le mie carte al massimo. Da settembre valuterò: dipende anche dalle regole che decideranno in Nuova Zelanda e quando si disputerà.

Luna Rossa ha riavvicinato l’Italia alla vela e al foil: spiegaci perché volare sulle onde è una cosa da provare almeno una volta nella vita
Il format delle gare è spettacolare e ‘vendibile’ anche a un pubblico di non esperti: sono contento che tanti italiani si siano appassionati. È uno sport incredibile: volare sull’acqua è qualcosa di unico, assolutamente da provare ma difficile da descrivere. A differenza della vela tradizionale, dove senti lo sciabordio delle onde sullo scafo, nel foil è solo silenzio, una sensazione pazzesca. Da provare!

E dove consigli di andare per goderti la vela in Italia? I tuoi 3 posti preferiti
Il primo è naturalmente il Lago di Garda. Poi il mare di Mondello, a Palermo, dove l’acqua è magica. E Cagliari, che in inverno ha condizioni del mare impagabili.

In questo momento ti stai preparando per le gare olimpiche: com’è la tua giornata tipo?
Ci stiamo allenando con un gruppo di atleti internazionali di altissimo livello: ci sono gli argentini che hanno vinto l’oro a Rio, gli Inglesi campioni mondo. Un team preparatissimo, una scelta in cui crediamo molto per arrivare alle gare al meglio della forma.
La giornata è molto impegnativa: sveglia alle 7.30 per la colazione, poi dalle 8 alle 9.30 si lavora in palestra: pesi o esercizi per la rapidità, o sessioni al remoergometro (il vogatore). Si riposa un’ora, si pranza e fra le 12 e le 13 si esce in mare, dove stiamo per circa 4 ore. Alla fine, un’altra ora e mezza per smontare la barca, modificare assetti e risolvere problemi pratici.
Alle 18.30 il debrefing della giornata, cena e a letto presto. Non è certo la vita da velista dei film...

Che qualità deve avere un velista per emergere e rimanere sulla cresta dell’onda? Come ti prepari mentalmente?
Un velista deve essere un bravo improvvisatore: io mi preparo per essere veloce ad adattarmi alle condizioni meteo, che cambiano da un momento all’altro.
Per riuscire a gestire queste situazioni cerco sempre di fare esperienze su altri attrezzi, a vela e no. Mi servono per uscire dalla zona di comfort che ti dà la barca. Provo a sperimentare nuove sensazioni, anche estreme e diverse: ultimamente pratico il parapendio, che è un altro modo di volare con una vela.
Questa ‘filosofia sportiva’ mi aiuta nelle situazioni di pericolo e nei momenti concitati delle regate. Mantiene mente fredda e fare le scelte giuste.

Sei testimonial di Falconeri, quali sono le tue preferenze in fatto di look?
Mi piace molto la nuova collezione: quando sono a terra amo indossare le maglie di cachemire molto leggere e traspiranti, che mi danno una sensazione di freschezza sulla pelle.