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Eolie a settembre: island hopping tra calici, cene stellate e mare turchese

di Carolina Saporiti - 10 Settembre 2020

Un tour alla scoperta delle sette meraviglie che costituiscono l’Arcipelago delle Eolie. Luoghi immersi nella magia dove fingere che l’estate non finisca mai.

Il bello delle isole è che una volta approdato, non puoi andare da nessun’altra parte. A meno che non decidi di andartene. Sono luoghi magici per la loro stessa natura: isolati e diversi da tutto il resto, persino tra di loro. Non c’è un’isola uguale all’altra. 

Ne sono un bellissimo esempio le sette isole che compongono l’Arcipelago delle Eolie, patrimonio dell’Unesco dal 2000: la mitica Stromboli che da lontano attrae chi la guarda, soprattutto la sera quando si vedono piccole eruzioni e a volte, da vicino, la sciara rossa della lava; Filicudi dominata dal mare; Salina, la verde e naturalmente elegante; la surreale e sulfurea Vulcano; la piccola Alicudi; la mondana Panarea; e infine la più grande, Lipari, che custodisce testimonianze di tanti passaggi nei secoli.

Per visitarle tutte, nel giusto modo, occorre tempo. Il consiglio allora, se non se ne ha molto a disposizione, è sceglierne 2 o 3 con la promessa di ritornare per procedere nella scoperta di uno degli arcipelaghi più affascinanti: emerso dal fondo del Tirreno, quello delle Eolie rappresenta un caso unico nel Mediterraneo di arcipelago vulcanico tuttora in attività.

Il nostro primo tour parte da Vulcano, l’isola più vicina alla Sicilia. Per raggiungerla la via più breve, e consigliata, è da Milazzo. Sebbene ci siano traghetti che partono anche da Messina e Catania, partendo da qua il tragitto si accorcia notevolmente. I collegamente giornalieri in alta stagione sono frequenti e se anche doveste arrivare il giorno prima, troverete almeno un buon modo per passare il tempo: una cena da Balìce, il nuovo ristorante aperto dal giovane chef Giacomo Caravello lo scorso anno. Bello, simpatico e bravo, Giacomo ha deciso di lanciarsi in questa nuova sfida dopo quattro anni come sous chef di Martina Caruso all’Hotel Signum di Salina. È da lei che ha imparato ad accostare e a osare (senza mai esagerare): nella sua cucina si sentono i sapori siciliani, ma si percepiscono soprattutto l’amore e la passione per il suo lavoro. Lo scorso anno ha aperto anche il MuMa, all’interno del Castello di Milazzo. Il Museo del Mare è nato dopo che un capodoglio, chiamato Siso, nel 2017 è morto al largo delle Eolie rimanendo intrappolato in una rete da pesca illegale. Il museo, nato dall’iniziativa del biologo Carmelo Isgrò, è un viaggio per riscoprire il legame tra uomo e mare, attraverso la scienza e anche l’arte. Nel museo è esposto anche lo scheletro di Siso.

Pronti via verso Vulcano, la più meridionale delle isole dell’Arcipelago e la terza per estensione dopo Lipari e Salina. Appena si sbarca un forte odore di zolfo pervade le narici… all’inizio è sgradevole, ma ci si abitua in fretta e comunque è limitato intorno all’area del porto. L’isola è formata da tre edifici vulcanici: Vulcanello, il più giovane, il Gran Cratere, ancora attivo e raggiungibile con una camminata di circa un’ora da fare quando cala il caldo, dal momento che la maggior parte della strada in salita è di sabbia nera e Monte Aria. L’isola è caratterizzata da sorgenti termali a temperatura elevata: fino a giugno era possibile fare un bagno nelle piscine naturali, ma ora l’area si trova sotto sequestro. Niente panico le cose da fare sono tante, oppure semplicemente si può decidere di rilassarsi al mare. 

Essendo la più vicina alla costa, Vulcano si riempie in fretta di turisti, ma c’è un posto dove l’atmosfera è sempre rilassata. È il Therasia Resort, un bellissimo albergo a 5 stelle con un giardino curatissimo che affaccia sul Tirreno. Dalla sua terrazza si vedono tutte le altre sei isole dell’Arcipelago: all’alba o al tramonto lo spettacolo è impagabile. Ma ci sono anche altre ragioni che rendono questo albergo speciale, uno è il ristorante stellato Il Cappero, affacciato su Lipari, così vicina che sembra di poterla toccare. In cucina c’è lo chef Giuseppe Biuso, in sottofondo il rumore del mare. Dall’anno scorso l’offerta gastronomica del Therasia si è ampliata con il primo ristorante vegetariano delle Eolie, per andare incontro sempre di più alle richieste della clientela. Quest’estate il ristorante I Tenerumi ha ideato una cena in giardino; si mangia seduti su alcuni cuscini adagiati sull’erba e ogni piatto dello chef Daniele Teresi viene accompagnato da un cocktail. 

Di giorno un tuffo dove il mare è più blu, oppure turchese oppure verde: l’acqua attorno a Vulcano cambia continuamente colore in base al fondale, a volte vulcanico, altre roccioso. Con una gita in barca di una giornata ci si fa un’idea della fisionomia dell’isola. Pranzo alla spiaggia dell’Asino Beach, un ristorante, chiosco e lido sulla spiaggia di sabbia nera: la sua posizione protetta la rende molto meno frequentata di altre dell’isola. Famosa e da provare è la schiacciata, una “pizza” farcita con diversi ingredienti, ma meritano anche i piatti a base di pesce freschissimo.

Da Vulcano il nostro tour prosegue a Salina, l’isola resa famosa dal film Il postino con Massimo Troisi. Il viaggio in aliscafo può essere spezzato facendo una sosta a Lipari per una sera. Questa isola è la più grande e quella con più vita. Il Giardino di Lipari, Garden Café è una piccola oasi nascosta tra i vicoli del centro storico dell’isola dove rilassarsi su un’amaca e con un cocktail o un bicchiere di vino: un luogo incantato dove fingere che l’estate non finisca mai. Lontano dalla città trafficata, dove si può perdere per un attimo il senso di isolamento, Lipari rivela un paesaggio aspro e tipicamente mediterraneo fatto di macchia, altopiani silenziosi e battuti dal vento, scogliere scoscese e acque blu.

Lipari, per la sua dimensione, è l’isola con più servizi. Per questo è molto comoda per organizzare escursioni in giornata alle altre isole dell’arcipelago, ma bisogna fare attenzione, ci sono molte compagnie, ma non tutte sono in grado di garantire servizi di qualità. Abbiamo provato e ci sentiamo di consigliare Amici delle Eolie di Salvo, discendente di famiglie di pescatori, che conosce perfettamente il mare, le coste e i fondali e accompagna nelle cale meno battute, con lui i bagni saranno indimenticabili.

Cambia lo scenario e il paesaggio (ma non la bellezza del mare) spostandosi a Salina, un’isola fortemente caratterizzata a livello naturalistico, essendo la più verde di tutto l’Arcipelago, tanto che l’Associazione a cui hanno dato vita le realtà locali a sostegno del turismo si chiama proprio Salina, Isola Verde. La sua Riserva Naturale occupa più della metà del territorio e girandola, è consigliato farlo in autonomia noleggiando uno scooter, si passa velocemente dal mare alla montagna: Salina è infatti formata da due vulcani spenti, il Monte dei Porri (860 m) e il Monte Fossa delle Felci (962 m).

Ma è l’atmosfera avvolgente la caratteristica principale di Salina, così accogliente da sentirsi come in famiglia. Così succede arrivando all’Hotel Signum, della famiglia Caruso. Luca, direttore della struttura, saluta tutti i suoi ospiti con un sorriso aperto, come quello di un amico; la sorella Martina, la più giovane donna chef stellata d’Italia, conquista con i suoi piatti e con la sua cortesia. Da grande sognatrice, la piccola di famiglia lavora molto con i produttori del posto per far scoprire tutti i tesori eoliani a chi si siede alla sua tavola. Ed è bellissimo assaggiare per la prima volta la murena o la bagna cauda con ricci di mare crudi o fare colazione con una parmigiana o finire un pasto vista Stromboli con una granita alla mandorla.

Prima di andare al mare (consigliamo la spiaggia dello Scario, fatta di enormi ciottoli e grandi rocce sul fondale e l’acqua turchese oppure le rocce a strapiombo di Pollara) tappa obbligatoria è la Spa del Signum: vasche all’aperto e un bagno turco che ricorda nelle forme gli hammam orientali. Al Signum il lusso non è ostentato, è fatto di dettagli, di gesti, di sorrisi e di sapori che poi si ritrovano su tutta l’isola. Dalla malvasia al cappero, tanti sono gli ingredienti e i prodotti che si possono scoprire dedicando una o due giornate a un tour enogastronomico. 

La Malvasia, tipica di Salina, è prodotta con l’uva raccolta nella prima quindicina di giorni di settembre quando i grappoli sono esposti su alcune terrazze così che l’appassimento attraverso il sole aiuti a raggiungere la giusta gradazione zuccherina. Tra i tanti produttori e le cantine che si possono visitare, l’Azienda Agricola Virgona merita una menzione essendo stata fondamentale nella valorizzazione della produzione vinicola di Salina in tutta Italia. Virgona produce anche conserve, marmellate e il famoso Cappero di Salina, presidio Slow Food.

Per finire il nostro viaggio a Salina forse non c’è posto migliore di Pollara, la punta estrema occidentale dell’isola: se siete #sunsetlovers è qui che dovete venire. Questi sono anche i luoghi dove è stato girato il mitico film con Troisi. Seduti a uno dei tavoli della Locanda del Postino, con la magnifica vista su Alicudi e Filicudi, bevendo un calice di vino, comprenderete quanto aveva ragione Pablo Neruda (interpretato da Philippe Noiret) a dire a Mario Ruoppolo (Troisi): “Gli uomini non hanno niente a che vedere con la semplicità o la complessità delle cose”.

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