Bello sarai tu! Come gli artisti sfidano il ‘mito’ della bellezza 
William Cobbing Will.je.suis 2020 - Courtesy the artist

Bello sarai tu! Come gli artisti sfidano il ‘mito’ della bellezza 

di Elena Bordignon

Ossessione, arma, strumento di emancipazione? Come gli artisti si confrontano con la bellezza contemporanea: dall’ipersessualizzazione all’ossessione per i ‘filtri’ dei cellulari. 

Chi la pronuncia ancora, non può che sentirsi un ‘idiota’. Spesso citata a sproposito o ridotta a un cliché estetico superficiale, la frase “la bellezza salverà il mondo”, è tra le citazioni letterarie più celebri di sempre. Banalizzata e abusata, spesso chi la utilizza non sa nemmeno chi l’ha pronunciata e perché. Attribuita al principe Myškin nel romanzo L’idiota (1868-1869) di Fëdor Dostoevskij, la frase in realtà allude alla bellezza interiore legata all’incarnazione dell’utilità e della bontà. Insomma, aspetti decisamente molto lontani dal concetto di quella ‘bellezza’ presente in ogni dettaglio della nostra vita: dall’effetto sfocato dello specchio del bagno che ci restituisce la nostra immagine tutte le mattine, al fascino di un altro specchio ben più preoccupante, quello dei social media. Perfezione e bellezza, oggi, sembrano sempre più irraggiungibili. 

La ‘bellezza’ allora diventa un concetto basculante che oscilla dall’essere opprimente a diventare uno ‘strumento’ di inequivocabile emancipazione. Forma relazionale per eccellenza, veicolo di un possibile affrancamento, la bellezza ha un lato oscuro inalienabile: esercita pressione sul corpo e soprattutto porta ad un’inarrestabile ipersessualizzazione. Ma come siamo arrivati a questo punto? I canoni estetici, fluttuanti come la moda, anzi inevitabilmente legati ad essa, hanno subito nei secoli alti e bassi di inimmaginabile estensione, portandoci ai salvifici filtri per il viso, meccanismi digitali che hanno reso la nostra immagine fotografica solo liberamente tratta dalla nostra reale fisionomia. Come leggere questo maremoto dell’auto-rappresentazione?

L’arte, per chi ne mastica quotidianamente il sapore, diventa un organo sensibile e critico della società, offrendo strumenti per interpretare la complessità del mondo reale. E anche in materia di idealizzazione del corpo, l’arte ci aiuta a decifrare i paradossi, i canoni e le idiosincrasie del concetto di bellezza. Anzi, è anche grazie alle opere di una lunga serie di artisti che trattano proprio la materia della rappresentazione che riusciamo a raccapezzarci tra le contraddizioni, i controsensi e le incongruenze di ciò che consideriamo ‘bello’. Che dietro ai ‘canoni estetici’ odierni ci sia una macchina economica che ha del perverso, non ci sono grandi dubbi, ma l’aspetto disarmante è come il motore economico pialli senza mezze misure tutte le diversità per rafforzare stereotipi di bellezza legati a genere, classe sociale e origini etniche. Le artiste contemporanee che più hanno messo a ferro e fuoco il concetto di bellezza, minando i canoni e gli stereotipi legati al corpo, sono Cindy Sherman, Pipilotti Rist e Martha Rosler.

Che utilizzino la fotografia, il video o gli stessi strumenti della comunicazione, come la Rosler, queste artiste hanno esaminato, non senza ironia, gli standard di bellezza che la società impone. Cindy Sherman, nella sua lunga carriera, ha sviscerato tutti gli archetipi della donna contemporanea, mettendone in piazza vizi e virtù, eccessi e debolezze, esaltando i punti deboli dell’animo femminile trasformandoli con ironia e a volte, punte di vero e proprio maligno sarcasmo. Così come la videoartista svizzera Pipilotti Rist, con le sue installazioni immersive, ha sfidato gli stereotipi sulle donne, proponendone una visione del corpo femminile sensuale, potente e vulnerabile allo stesso tempo. L’opera di Martha Rosler è una critica radicale ai ruoli di genere e alla mercificazione del corpo femminile nella società contemporanea. Attraverso video e fotomontaggi, l’artista decostruisce gli stereotipi che relegano la donna allo spazio domestico o a oggetto del desiderio maschile.


Zed Nelson, Christopher, 22. Chest wax. J. Sister’s salon. New York, USA. From the series ‘Love Me’ by Zed Nelson.

C’è una generazione di artisti più giovani, che hanno incentrato il loro lavoro sulla decostruzione della bellezza occidentale, non solo esasperandone i paradossi, ma anche allargandone le maglie; per molti versi decolonizzandone gli intenti, ecco allora emergere nelle ricerche di artiste come Yuki Kihara, Frida Orupabo e Zanele Muholi, temi quali razza, identità sessuali e violenza coloniale. L’esaltazione dei corpi femminili neri scatena un processo di sfida alle narrazioni storiche e agli stereotipi. Potremmo citare anche le ricerche di Hannah Wilke, che usò il suo corpo come arma di critica, ed Ana Mendieta, che trasformò la performance art in un grido silenzioso.


Pipilotti Rist Be Nice To Me (Flatten 04) from Open My Glade (Flatten), 2000, © Pipilotti Rist / 2026, SABAM Courtesy the artist, Hauser & Wirth and Luhring Augustine

Inaugura il 7 marzo al Bozar di Brussels, Picture Perfect – Beauty through a Contemporary Lens: una mostra che ha per tema proprio le insidie che si nascondano dietro al concetto di bellezza, esaminando la complessa trama che si instaura quando ci confrontiamo con canoni, mode, stereotipi e, per molti versi, anche i paradossi che si nascondono dietro ai diktat imposti dalla società. La mostra, grazie alle opere di oltre cinquanta artisti, utilizza la bellezza come una sorta di lente d’ingrandimento che rivela ed esamina l’immagine che abbiamo di noi stessi o che crediamo di avere; ci spinge a considerare come criteri apparentemente innocenti finiscano per intrappolarci nell’egocentrismo, nell’ispezione incessante del dettaglio, a volte fino al punto di sentirci a disagio.


Ryudai Takano, 1999.09.17.L.bw.#11 from “Reclining Woo-Man” series 1999/2025 © Ryudai Takano, Courtesy Yumiko Chiba Associates