Lo stile del 2026 è diventato (di nuovo) tendenza nel 2026
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Lo stile del 2026 è diventato (di nuovo) tendenza nel 2026

di Giulio Solfrizzi

Sta spopolando l’effetto nostalgia del 2016, a dieci anni di distanza da quel momento che ha segnato per sempre la pop culture. Tra le cose ricordate da Gen Z e Millennial, oltre la musica, anche l’abbigliamento

Nel 2026 la moda riscopre uno dei momenti più riconoscibili della recente storia della pop culture, ovvero lo stile del 2016. È tornato al centro delle tendenze con tutti i suoi abiti e accessori di dubbio gusto, che confermano come la nostalgia sia ormai un motore stabile dell’industria fashion. Ormai privo della capacità di decretare cosa sia bello o brutto, adatto o inadeguato, giusto e scorretto. 

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Harry Styles, 2016

Il revival dello stile 2016

A dieci anni di distanza, quell’estetica riemerge non solo come citazione, ma come riferimento condiviso da una nuova fase culturale. E a riportare in auge il linguaggio visivo del 2016 sono soprattutto la Gen Z e i Millennial, accomunati da una memoria collettiva che va oltre la musica e i fenomeni digitali dell’epoca. Gli stessi hanno trasformato l’abbigliamento in uno strumento di rievocazione: parka, jeans skinny, magliette dalle maniche extra lunghe, felpe oversize, pantaloni strappati e sneakers tornano a occupare lo spazio dello street style e delle collezioni prêt-à-porter.

Si tratta di capi che, nel loro insieme, hanno definito un’estetica immediatamente riconoscibile, legata a un’idea di quotidianità urbana e funzionale. Uno stile diretto, privo di eccessive sovrastrutture, che nel 2016 rifletteva una fase di transizione tra l’abbigliamento casual e l’affermazione definitiva dello streetwear come linguaggio dominante. Bisogna, infatti, a metterlo: la frase “What a time to be alive” (Che periodo incredibile per essere vivi) è perfetta. Fu un anno che decretò piccole grandi rivoluzioni su più livelli, tra cui indubbiamente quello stilistico — e non necessariamente in positivo. 

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Cara Delevingne, 2016

La tendenza della moda 2016

Il ritorno di questa tendenza si inserisce in una dinamica ciclica ben nota al sistema moda, che tende a recuperare riferimenti del passato con una cadenza decennale. Tuttavia, nel caso del 2016, l’operazione assume una valenza più culturale che puramente estetica. Quel periodo viene oggi percepito come un momento di maggiore immediatezza e spontaneità, anche in relazione all’uso dei social media e alla costruzione dell’immagine pubblica.

Le case di moda e i marchi commerciali hanno intercettato questa sensibilità, rielaborando i codici dell’epoca attraverso materiali aggiornati, attenzione alla sostenibilità e una maggiore fluidità nelle silhouette. Parallelamente, il mercato del second-hand e del vintage si afferma come canale privilegiato per il recupero autentico dei capi simbolo di quegli anni. Il revival dello stile 2016, dunque, non si configura come una semplice riproposizione nostalgica, ma come un ritorno che riflette il bisogno di stabilità visiva e identitaria in un presente frammentato.

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Justin Bieber, 2016

Lo stile del 2016 nella moda del 2026

La moda più alta non poteva fare a meno di cavalcare l’onda, implicitamente o meno. Prada e Saint Laurent con indumenti slim fino all’esasperazione, che avvolgono il corpo dell’Uomo come non succedeva da tempo, abbandonando l’over e accentuando il girovita. Dior by Jonathan Anderson, invece, unendo parka sperimentali per la forma bizzarra a jeans e pantaloni stretti che esaltano nel loro insieme il contrasto tra le diverse vestibilità. 

Questi sono solo alcuni esempi dell’attuale tendenza a guardare indietro per proiettarsi nel futuro prossimo, incentivando la nostalgia per renderla il carburante del proprio motore. Quel bisogno impellente di passato, e soprattutto di rivivere i tempi andati, è forse una delle poche cose che veramente unisce gli esseri umani. Sta succedendo lo stesso con l’anno 2016, “romanticizzato” da chi l’ha vissute e dalle aziende che ne possono trarre beneficio, ricordandoci che stavamo meglio quando stilisticamente stavamo peggio. Ma non è detta l’ultima parola.

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Dior FW26-27