Arte Fiera accende Bologna: le mostre e gli eventi da non perdere a febbraio
A febbraio Bologna diventa palcoscenico di una lunga serie di eventi dedicati all’arte. Musei, gallerie, ma anche Università, studi, Pinacoteche, Palazzi storici e biblioteche si aprono alle visioni contemporanee
In occasione dell’apertura di Arte Fiera (dal 5 all’8 febbraio 2026), la kermesse dedicata all’arte moderna e contemporanea, Bologna si anima di eventi e progetti espositivi. La città risponde all’evento fieristico con ART CITY Bologna, uno degli appuntamenti italiani più attesi dedicati all’arte contemporanea che coinvolge sia luoghi istituzionali come musei e pinacoteche, sia spazi ‘alternativi’. Il progetto speciale di quest’anno ha come titolo Il corpo della lingua. Il programma coinvolge artisti di caratura internazionale come Mike Kelley, Ana Mendieta e Nora Turato, tra gli altri, a intervenire in spazi solitamente non destinati alla fruizione espositiva, luoghi poco conosciuti dal grande pubblico. Arduo segnalare tutte le mostre, ma potete trovare un dettagliato programma di tutte le iniziative nel sito ART CITY Bologna.
Tra grandi nomi, artisti nazionali e internazionali, tra progetti ambiziosi e immersivi, abbiamo selezionato una serie di mostre che vi consigliamo di visitare. Il nostro giro inizia dal MAMbo, il Museo d’Arte Moderna di Bologna che ospita la mostra di John Giorno. Al poeta e performer, il museo bolognese dedica la mostra John Giorno: The Performative Word, la prima grande retrospettiva istituzionale dedicata all’artista. Protagonista tra i più radicali e visionari della cultura contemporanea, Giorno è stato una figura cardine della New York d’avanguardia; ha infranto i confini disciplinari facendo della poesia un corpo vivo, un gesto capace di abitare luoghi inattesi. La mostra al MAMbo ripercorre la sua pratica multiforme attraverso diversi nuclei di opere, mostrando come abbia valorizzato il linguaggio poetico nelle sue dimensioni plastiche, relazionali e performative. In parallelo alla mostra di Giorno, la Project Room del museo ospita Mattia Moreni. L’antologica di Bologna, 1965. La programmazione del MAMbo comprende anche Villa delle Rose che presenta la mostra Screen Life del pittore Flavio de Marco. Il lavoro dell’artista indaga la relazione e i nessi tra memoria storica e sensibilità digitale, tradizione figurativa e interrogazione tecnologica.
I suggestivi spazi sotterranei di Palazzo Bentivoglio ospitano la mostra di Michael E. Smith (Detroit, 1977), uno degli artisti americani più enigmatici e radicali della sua generazione. Cresciuto nella Detroit postindustriale, Smith traduce nel linguaggio della scultura la memoria del consumo e dell’abbandono, restituendo al pubblico una riflessione inquieta sul destino degli oggetti e dei luoghi e sul loro rapporto con il tempo umano. A Palazzo Bentivoglio, l’artista si relaziona con la complessa tessitura di segni e trasformazioni di questo luogo e, con una sensibilità tutta contemporanea, elabora il palazzo e la sua storia per darne una visione imprevedibile e inedita.
Altro spazio suggestivo da visitare è la grande Sala Convegni a Palazzo De’ Toschi dove è allestita la mostra Miss America di Francisco Tropa. Prima grande mostra in Italia (promossa da Banca di Bologna) dopo la partecipazione dell’artista al Padiglione Portoghese della Biennale di Venezia del 2011, il progetto espositivo bolognese ospita uno dei lavori recenti più iconici dell’artista: Lantern with clock mechanism (2025), in cui l’ombra proiettata in grandi dimensioni è quella di un meccanismo a orologeria in funzione. Fa da pendant a questa installazione, Miss America, l’opera che dà il titolo alla mostra: una creazione inedita che combina installazione e performance ed è allestita e disallestita ciclicamente in presenza del pubblico per tutta la prima settimana di apertura, per poi essere esposta in forma statica.
Poco lontano da Palazzo De’Toschi, all’Oratorio di San Filippo Neri è allestito Resto, video installazione del duo artistico MASBEDO, promossa da Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. L’idea dell’opera nasce da un pensiero prezioso: l’arte come soccorso e accoglienza, come linguaggio capace di evocare senza violenza, con pudore e rispetto, un tema che torna con dolore nella cronaca quotidiana.
Traccia un dialogo tra presente e passato la mostra SCULTURE di Emanuele Becheri, allestita alla Collezioni Comunali d’Arte a Palazzo d’Accursio. Tra opere dal Medioevo al Novecento, tra le sale storiche decorate con affreschi e arredi d’epoca, Emanuele Becheri espone una selezionata serie di opere recenti che invitano i visitatori a osservare ogni lavoro come un incontro individuale, in cui il silenzio e la solitudine diventano parte integrante dell’esperienza.
Anche l’artista Sergia Avveduti, con la mostra Ombra Custode, stabilisce un dialogo tra la sensibilità contemporanea e quella storica al Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini. Nell’ intreccio di passato e presente, Ombra Custode celebra la cura come gesto creativo, discreto e potente, capace di attraversare il tempo e le generazioni, tra memoria storica e creatività contemporanea.
Il Museo internazionale e biblioteca della musica ospita l’intervento di Eva Marisaldi ed Enrico Serotti Per vari motivi – Parte II. Nell’affascinante contesto storico di Palazzo Sanguinetti, sede del museo, i due artisti presentano una serie di nove opere sonore o legate al tema del suono inteso in tutte le sue possibili articolazioni tecniche e semantiche.
Al LabOratorio degli Angeli, storico laboratorio di restauro bolognese, Francesco Gennari presenta la mostra Perché mi guardi così?, un intervento site-specific immaginando lo spazio come un luogo conviviale, tessendo una relazione alchemica tra sculture, disegno … e un ‘aperitivo’ concettuale tutto da scoprire. Spiega il curatore Leonardo Regano: “Come spesso accade nel lavoro di Gennari, il titolo si configura come una frase apparentemente semplice che apre il significato dell’opera a una dimensione più complessa, in cui l’intimità dell’artista si intreccia con il confronto con l’osservatore, con il suo vissuto, trasformandosi così in un dispositivo relazionale, più che in un oggetto concluso.”
Anche le gallerie private hanno un ottimo programma. La P420 presenta la personale dell’artista romena Ana Lupas, una delle figure più radicali dell’avanguardia concettuale dell’Europa orientale. Le opere in mostra ruotano attorno ad una riflessione: sulla necessità di sostenere e proteggere ciò che è fragile. Che si tratti della memoria collettiva o dell’identità individuale, Ana Lupas risponde alla minaccia della cancellazione dell’io, con dispositivi di protezione solidi e duraturi. Le opere sono da leggere come una celebrazione, da parte dell’artista della capacità dell’arte di farsi rifugio, corazza e armatura, per sopravvivere alla storia.
Nello spazio indipendente Gelateria Sogni di Ghiaccio, l’artista Enrico Boccioletti omaggia uno tra i libri più divisivi di sempre: Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes. L’artista mette in scena il dispendio affettivo che dedichiamo agli oggetti d’infanzia, un “luogo” di intensità radicale che precede e resiste alla normatività dei contesti linguistici e sociali. Boccioletti costruisce un mediometraggio d’animazione in cui si alternano scatti macro di figure e immagini di nuvole realizzate con la tecnica del foro stenopeico, procedimento ripreso dai primordi della fotografia.
Alla Galleria De’ Foscherari, Eva Marisaldi propone una riflessione sull’Eurasia come territorio mentale e performativo, decostruendo le rigide divisioni geopolitiche tra due continenti attraverso un ciclo di nuove opere che spaziano dal video al disegno, dalla scultura all’installazione, con cui l’artista attiva operazioni di straniamento. Le opere intercettano flussi, frammenti e residui culturali, restituendo l’Eurasia non come unità geografica da mappare, ma come spazio relazionale da attraversare.
La Galleria G7 ospita The Will la prima mostra personale in Italia dell’artista finlandese Salla Tykkä. Al centro dell’esposizione si trova l’omonima opera filmica The Will (titolo originale: Testamentti) del 2024. L’opera video è costruita su immagini e suoni raccolti dall’artista fin dai primi anni Duemila nei dintorni del suo studio, situato in una zona industriale di Helsinki est ed esplora il processo di formazione del valore e le interconnessioni tra famiglia, casa, lavoro e imprenditorialità.










