Gli sport più chiacchierati (e memati) delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026
Performance da brividi e atleti fenomenali, certo. Ma i Giochi regalano anche valanghe meme. Il merito è di quegli sport che sembrano usciti da un reality parallelo. Scopriamo insieme quali sono le discipline più assurde, e amatissime, del programma olimpico
Alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 abbiamo potuto ammirare di 16 discipline, suddivise in otto sport principali. Sci alpino, hockey, pattinaggio: questi li conosciamo tutti. Ma il bello dei Giochi Invernali è anche quello di scoprire sport che per abbiamo sempre ignoriamo bellamente, salvo poi trasformarci in esperti tifosi per due settimane ogni 4 anni.
Non chiamiamoli però “sport strani”. Sarebbe riduttivo e anche un po’ snob. Diciamo piuttosto che sono quelli più chiacchierati, quelli che sui social scatenano meme e interrogativi esistenziali del tipo: “Ma come si fa a scoprire di essere portati per questa roba?“ Come si fa a guardare il curling e pensare: “Sì, io voglio passare le giornate a strusciare il ghiaccio con una scopa davanti a un sasso“? O a infilarsi in un budello di ghiaccio a testa in giù a 140 km/h?
Li abbiamo raccolti per voi. Ecco la guida agli sport più affascinanti, discussi e memati delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.
Biathlon

Quando lo sci di fondo incontra il tiro a segno nasce il Biathlon. Questo sport fa strabuzzare gli occhi a chiunque lo veda per la prima volta: il pensiero piu comune è “ma come gli è venuto in mente“? La verità va ricercata nelle tradizioni militari dei Paesi nordici. In passato era un’esercitazione che combinava spostamento sugli sci e capacità di tiro. Oggi è una delle discipline più seguite nel Nord Europa, dove i biatleti sono vere star nazionali. Il bello del biathlon è vedere atleti che arrivano al poligono col cuore a 190 battiti al minuto dopo chilometri sugli sci e devono improvvisamente fermarsi, imbracciare la carabina e centrare un bersaglio da 45 millimetri (da terra) o 115 mm (in piedi) a 50 metri di distanza. È “strano”? S’, ma solo finché non si capisce che è una delle massime espressioni di controllo mentale sotto stress.
Skeleton

Se lo guardi distrattamente, sembra una follia. È probabilmente lo sport che fa più paura solo a guardarlo: atleti che si lanciano su una slitta, a faccia in giù e testa avanti, lungo una pista ghiacciata, superando i 120 km/h. Benvenuti nello skeleton. Nato a fine ‘800 a St. Moritz, il nome gli fu dato nel 1892 quando introdussero un nuovo tipo di slittino in metallo che assomigliava a uno scheletro uman0. Dopo le Olimpiadi del 1928 e 1948 a St. Moritz, fu bandito per decenni per la sua pericolosità, per poi tornare in pianta stabile a Salt Lake City 2002. I meme (viralissimi) girano tutti intorno alla domanda: “Qual è il momento della tua vita in cui hai capito che volevi lanciarti a faccia in giù su un vassoio di metallo lungo una pista di ghiaccio?“. La risposta è ovviamente: “Mai”. Eppure loro lo fanno.
Short track

Lo short track è il pattinaggio di velocità in versione gladiatoria. Non ci sono corsie, si parte in gruppo e si corre su una pista di 111 metri, tutti insieme, a 50 km/h, con curve inclinatissime in cui i pattinatori toccano il ghiaccio con le dita per non cadere. Nato in Nord America all’inizio del Novecento e diventato olimpico nel 1992, è uno degli sport più imprevedibili dei Giochi invernali. Qui non vince solo il più veloce, ma il più strategico. È il motivo per cui ogni edizione regala polemiche, squalifiche e arrivi al fotofinish. E sì, anche parecchi meme. Una gara di short track può essere vinta o persa perché tutti gli altri cadono all’ultima curva. Come accadde all’australiano Steven Bradbury a Salt Lake City 2002: ultimo ai giri finali, vide cadere tutti gli altri davanti a lui e vinse l’oro. Da lì è nata l’espressione “fare un Bradbury“. I social impazzano per le cadute a catena, per i sorpassi impossibili, per il fatto che basti un dito fuori posto per mandare all’aria tutto.
Curling

E se c’è uno sport in particolare che ha vissuto una seconda giovinezza grazie ai social, è proprio lui: il curling. Durante ogni Olimpiade, puntualmente, i video dello “sport delle scope“, come viene chiamato con ironia, diventano virali. Due squadre fanno scivolare sul ghiaccio pesanti pietre di granito cercando di avvicinarle il più possibile al centro di un bersaglio circolare, mentre i compagni “spazzano” il ghiaccio per influenzarne traiettoria e velocità. Nato in Scozia nel XVI secolo, è uno sport di strategia pura, spesso paragonato agli scacchi su ghiaccio. Sui social spopolano video con pentole di terracotta che scivolano sul pavimento mentre qualcuno spazzola con la scopa, o gente che insegue i robot aspirapolvere con le scope in mano. Però chi lo prende in giro di solito cambia idea subito dopo averne capito le dinamiche.
Moguls (le “gobbe”)

Le gobbe, o moguls, sono una delle discipline dello sci acrobatico. Immaginate una pista ripida, tutta ricoperta di dossi (le gobbe, appunto), e gli atleti che sgasano giù come palline da flipper impazzite, saltando da due piattaforme e cercando di fare acrobazie. A vederle sembrano performance fuori controllo, un videogioco in modalità extreme, ma in realtà è tutto il contrario. Il corpo degli atleti sballonzola in ogni direzione, ma loro devono rimanere in controllo. Non a caso questo sport richiede una combinazione di velocità, potenza, equilibrio e coordinazione fuori dal comune.