Levante, l’estro puro e la quiete prima di Sanremo

Levante, l’estro puro e la quiete prima di Sanremo

Si definisce «basica», ma Vogue l’aveva inserita tra le 100 persone nel mondo da tenere d’occhio nella moda e nell’arte. «Oggi non voglio stupire, voglio solo essere» dice, per poi rivelare che a Sanremo sarà «molto elegante e femminile». Dentro l’estro puro, si sa, c’è un universo

di Cristina Marinoni

Il fisico esile in contrasto con gli occhi intensi e il forte accento siciliano, i brani dove i testi sfiorano il cielo e le musiche si radicano nel terreno, non c’è artista italiana eterea e al tempo stesso materica quanto Levante. Sempre alla scoperta di qualcosa, dentro e fuori sé stessa, a 38 anni la cantautrice (Claudia Lagona all’anagrafe, anche scrittrice visual artist e attrice) non ha più niente da dimostrare. Bastano i cinque album meravigliosi (il primo pubblicato nel 2014), cui si aggiungerà presto Dell’amore il fallimento e altri passi di danza (Warner Music Italia), che conterrà il brano in gara al Festival di Sanremo (24-28 febbraio).

Sul set fotografico di Icon (appena terminati gli scatti, scapperà a pranzare in un locale vicino: wok di branzino con riso e verdure), spiega che il pezzo si intitola Sei tu ed è una ballad «con un arrangiamento delicatissimo. Si sviluppa con archi e un riff di pianoforte che ritorna come un vortice. Anche la voce è lieve e tutto risulta in sospeso: ho voluto che fosse così in risposta alle mie due partecipazioni precedenti (nel 2020 con Tikibombom e nel 2023 con Vivo, ndr). Molto muscolari, mi muovevo da parte a parte del palco, invece questa volta mostrerò un aspetto di me diverso, più pacato». Il carattere emergerà comunque, anche dal duetto con Gaia ne I maschi di Gianna Nannini: «Dichiarava di volere vivere la notte come un maschio, testo provocatorio come pochi dell’epoca. Uscì nel 1987, ora la libertà è maggiore».


Abito, maglia, camicia e pantaloni Prada

Sei tu: è dedicata a qualcuno? 

«No, è legata al tema dell’intero disco, storie che falliscono o non nascono mai. Fa parte del secondo gruppo e ruota intorno a una persona che descrive le proprie emozioni fisiche durante l’innamoramento, ma non riesce a verbalizzare l’amore alla persona amata. Il corpo dà gioia nel sentire, ma è anche scudo nel riuscire a esprimere le sensazioni. Non è autobiografica: io sono molto avventata, passionale, mi lancio. Il pezzo è nato l’inverno scorso, durante le sessioni di scrittura in solitaria mentre lavoravo al disco nuovo, e mai avrei pensato di proporlo per il Festival. Poi, tutti quelli che l’hanno ascoltato, management incluso, sono rimasti sorpresi e mi hanno chiesto di provarci. Il suo percorso verso l’Ariston è cominciato così». 

Il tuo è iniziato 6 anni fa: più agitata o più tranquilla? 

«Serena al massimo, stato d’animo che mi meraviglia perché sono ansiosa. È vero, però, che in questo periodo sto trovando equilibrio in ciò che devo fare e mi sento in bolla. Tutto va liscio perché sono organizzata: tra vocal coach, psicologi, osteopata, mi circondo di professionisti che mi stanno aiutando a prepararmi per affrontare il palco». 

Ti accompagnerà tua figlia Alma Futura? 

«No, dovrà andare a scuola e, in più, sa stare lontana da me. Compirà 4 anni venerdì: l’avevo portata nel 2023, quando non ne aveva nemmeno uno e io stessa la volevo accanto. Questa volta è diversa: io avrò bisogno di concentrarmi e lei è una bella peperina. Le ho spiegato che dovrà essere paziente e aspettarmi a casa: vedrà la mamma la sera in tv e ci sentiremo spessissimo». 

Il tuo lavoro non ha orari fissi, ferie, posto fisso: come trovi tempo per lei? 

«Anche con la piccola tutto gira nel verso giusto. Non t’insegna nessuno a essere genitore ma, dopo qualche anno di convivenza con questo esserino, sono diventata più brava anche nella gestione del tempo. Mi perdo meno, quelle che erano catastrofi ora mi sembrano sciocchezze e, ridimensionando gli eventi, i problemi spariscono. È una bambina divertentissima, mi fa ridere tanto, mi ascolta, non le serve che ripeta e capisce: è venuta a manifestare con me per Giulia Cecchettin e per la Global Sumud Flotilla».

Sei sempre stata impegnata nel sociale.

«In passato con Terre des Hommes, per esempio, fondazione vicina ai bambini e alle bambine in particolare. Amo essere utile, è il modo migliore di vivere: nel mio ambiente è facile farsi abbindolare da applausi, premi, luci. Che non ti porterai via. Se aiuti, invece, lasci qualcosa di bello. Per me è più importante dare che ricevere».

A fine aprile partirai in tour.

«Sono super felice di tornare nei club, il mio posto preferito in assoluto. Adoro i teatri, che ho frequentato a lungo, ma ho voglia di ributtarmi nel chiasso e abbracciare i miei fan dove mi avevano conosciuta. Saranno live essenziali, senza effetti speciali: è un momento in cui non voglio stupire, voglio solo essere».

Settimana scorsa ti abbiamo vista attrice nella miniserie di Rai Uno L’invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro.

«Un’altra esperienza inaspettata e splendida. Sono entrata in un mondo affascinante e mi piacerebbe metterci di nuovo piede. Scriverei volentieri per il cinema, non solo colonne sonore (sua quella di Romantiche, pellicola di Pilar Fogliati, ha firmato anche Follemente, per il film omonimo di Paolo Genovese, ndr), forse un po’ limitanti. Proverei con una sceneggiatura, potrei osare di più».


A proposito di cinema: il tuo nome d’arte si ispira al personaggio de Il ciclone, regia di Leonardo Pieraccioni: l’hai mai incontrato?

«No (ride, ndr), ma sono diventata molto amica di Giovanni Veronesi, cosceneggiatore».

Nel 2019 Vogue ti ha inclusa nelle 100 persone in grado di influenzare le tendenze mondiali nella moda e nell’arte.

«Sono cresciuta in una famiglia di tante sarte, in mezzo a tessuti, abiti e forme, naturale che mi appassionassi alla moda. Da sempre seguo uno stile mio, a volte non canonicamente bello perché magari sto raccontando un momento di svogliatezza o eccentricità e rende perfettamente l’idea».

Il tuo capo imprescindibile?

«Maglietta bianca e jeans, sono basica. Oppure la gonna rossa comprata a 14 anni, che sfoggio nelle occasioni importanti. Anzi, scelgo un accessorio: i calzettoni colorati. Le ragazze li indossano ora, io nel 2013 abbinavo quelli da calcio ai tacchi: sono un po’ maschio e un po’ femmina, li usavo per smorzare la mia femminilità. Negli anni l’ho lasciata andare, perdonata: al Festival sarò elegante e molto femminile».

Nella foto di apertura Levante indossa Giacca e gonna Dior
Photography: Alessandro Burzigotti, Video Director: Nello Giordano, Video prod: Cattura Production
Styling: Lorenzo Oddo , Hair: Graziella Cassanelli, Make up: Valentina Raimondi at Interlude Project
Casting: Barbara Nicoli, Leila Ananna, Production: Interlude Project , Props styling: Alina Totaro
Fashion contributor: Valentina Volpe, Styling assistants: Paolo Sbaraglia, Jacopo Ungarelli
Props styling assistant: Cecilia Chiapetto, Flowers: Anna Flower Designer