Dopo Garavani e Armani, quali saranno i grandi maestri della moda italiana?
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Dopo Garavani e Armani, quali saranno i grandi maestri della moda italiana?

di Giulio Solfrizzi

Una riflessione sul futuro della moda italiana — o, meglio, della sua immagina nel mondo — dopo la morte dei due stilisti più famosi del Bel Paese: c’è qualcuno in grado di prendere il loro posto? In parte, ma non del tutto…

Fatto un Papa, se ne fa un altro. È così: la vita va avanti, nonostante a un certo punto le persone scompaiano, in un senso o nell’altro. E nella moda italiana dovrebbe valere lo stesso, eppure si fa fatica a superare la scomparsa dei grandi stilisti. Quelli che nel secolo scorso hanno fondato il ready-to-wear, reso celebre l’Haute Couture, diffuso l’arte del vestire e la sua bellezza. Il 2026 si è aperto con la morte del cosiddetto ultimo Imperatore, Valentino Garavani, a pochi mesi da Giorgio Armani. Due figure che, in modo diverso, hanno portato alla ribalta il sistema moda italiano e che oggi lasciano un dubbio: esiste qualcuno in grado di prendere il loro posto?

Valentino Garavani
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Valentino Garavani

La moda italiana dopo Garavani e Armani

Inutile dire che come loro non ne esisteranno più, per il semplice fatto che il contesto storico in cui si muovono gli stilisti contemporanei è profondamente cambiato. Garavani cavalcò lo sfarzo del dopoguerra e l’alta società del Novecento, a cui deve parte del suo successo, tra principesse ed ex first lady come Jackie Kennedy Onassis. Armani, invece, fondò di fatto il ready-to-wear italiano, mantenendo però un approccio sartoriale quanto lussuoso, perché attento ai dettagli. Ebbe persino modo di inventare un colore — il greige — e un tipo di giacca, definita “destrutturata” per la morbidezza e la rilassatezza della vestibilità. D’altronde, ai tempi, c’erano loro e pochi altri: dotati, certamente, di talento, ma aiutati anche dalla fortuna di essere una rarità.

Oggi tutto sembra già inventato, il mercato è saturo, le possibilità per i nuovi business sono sempre meno. Regna dunque l’incertezza e spesso il talento non basta per emergere. Lo stesso Re del Made in Italy non sarebbe diventato tale senza una mentalità da imprenditore e un team di persone competenti, così come l’Imperatore della Haute Couture non si sarebbe fatto conoscere in questo modo se non avesse incontrato Giancarlo Giammetti, compagno di vita e di lavoro. Le coincidenze “fortunate” esistono.

Giorgio Armani
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Giorgio Armani

Il futuro della moda italiana

Fatto sta che la vera domanda non è se ci sia qualcuno al pari di Garavani e Armani. Nomi come Alessandro Michele, Pierpaolo Piccioli e Dario Vitale, di una generazione diversa dalla loro, hanno confermato che la moda è in buone mani. Il dubbio è piuttosto se esistano ancora figure comparabili in termini di potere, nomea e rilevanza: persone capaci di essere associate all’intero fashion system italiano e non soltanto a un brand. Valentino e Giorgio sono stati abili nel ricondurre un’industria al proprio nome, su piani ovviamente differenti. Oggi questo è più difficile: i marchi si sono moltiplicati e lo spazio, inevitabilmente, si riduce.

Dunque, i nuovi protagonisti non mancano, ma operano in modo collettivo e strategico. Non più “imperatori” o “re”, bensì architetti di visioni temporanee, capaci di interpretare il presente più che di dominarlo. Forse non ci saranno un altro Garavani o un altro Armani — e non perché manchino i grandi stilisti — ma perché è cambiata la definizione stessa di grandezza. La moda italiana continuerà ad avere voci autorevoli, punte di eccellenza, direttori creativi capaci di lasciare un segno. Tuttavia, il tempo delle figure totali, in grado di coincidere con un intero immaginario nazionale, sembra essersi chiuso con loro.