Sanremo 2026, i look della terza serata: la moda si riprende il palco
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Sanremo 2026, i look della terza serata: la moda si riprende il palco

di Tiziana Molinu

Look più ricercati, meno prevedibili. Scelte che, piaccia o no, hanno almeno il merito di prendere posizione: ieri i big hanno alzato l’asticella dello stile. Ecco tutti gli outfit

La terza serata del Festival di Sanremo ha un attimo risollevato le sorti della moda in gara. Vince a mani basse sulle precedenti, e non c’è partita. Dopo il torpore della seconda puntata, dove i total black la facevano da padroni e l’unico barlume era un co-conduttore in prestito, ieri sera i big hanno deciso di giocare sul serio. Look più ricercati, meno banali, scelte che piacciano o no hanno almeno il pregio di esistere. Dai brillanti di Sayf che accecano (e meno male) alla morbidezza arresa di Tredici Pietro, passando per il turchese improbabile ma adorabile di Raf. Qualcuno ha sbagliato, qualcuno ha azzeccato, qualcuno ha semplicemente osato. E dopo due sere di sonnifero, ci sta tutto. Benvenuti alla terza puntata: quella dove finalmente si parla di vestiti.

Leo Gassmann in LGN Louis Gabriel Nouchi

sanremo 2026 look terza serata
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Dopo l’eleganza shakespeariana della prima serata (quella con i pantaloni un po’ misteriosi), ieri sera Leo Gassman ha sceso le scalinate dell’Ariston in quella che potremmo definire una versione più casual di quel primo look. Giustamente, perché a Sanremo bisogna anche respirare. Il look è firmato dal brand francese LGN Louis Gabriel Nouchi: maglietta bianca e pantalone ampio ma strutturato blu scuro. Semplice, efficace. Volenti o nolenti, lo sguardo vieni rapito però da quello scollo vertiginoso che non ti aspetti. Nouchi, del resto, è il re della sensualità maschile, quello che nelle sue collezioni mescola “aggressive, body, sexy”. E infatti Leo, con quella scollatura che taglia il petto come un Fontana (il pittore, non il cantante), riesce nell’impresa di essere contemporaneamente così romantico e così sexy. Come faccia? Mistero. Ma funziona. Promosso.

Luchè in Louis Vuitton

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Terzo nella classifica provvisoria della terza serata, ma per noi è ha fatto passo indietro, stilisticamente parlando ovviamente. Il colpevole? Quella giacca in shearling di Louis Vuitton, con dettagli in pelle e motivo Monogram impresso, che Luchè ha detto di aver amato subito quando l’ha vista. Noi, invece, non l’abbiamo amata così tanto. Il pellicciotto marrone chiaro, sotto le luci dell’Ariston, era forse troppo ingombrante. Lo stylist Michele Potenza aveva promesso di alzare il volume su un’estetica audace. Parola mantenuta. Niente di irrimediabile, sia chiaro, ma rispetto alla prima serata (quella con la felpa in velluto e i riflessi blu) abbiamo perso qualcosa per strada.

Michele Bravi

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Michele Bravi continua sulla linea Antonio Marras, e fa benissimo. Questa volta sfoggia un completo doppiopetto gessato che gioca con le proporzioni: parte superiore spigolosa con spalle strutturate, vita segnata da una chiusura precisa, e poi giù, un pantalone ampissimo che cade con gravità elegante. Gessato, doppiopetto, quella roba lì che se la metti tu o io sembriamo usciti da un funerale anni ’30. Lui invece sembra un quadro vivente (di quelli belli). Eleganza d’altri tempi, sì, ma anche un modo vestire gli abiti che in pochi hanno.

Sayf in Moschino

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Gli avevamo chiesto di più, e Sayf ha preso la richiesta alla lettera. Per la terza serata si è presentato con una camicia e cravatta interamente ricoperte di microcristalli argento, talmente luminose da avere quasi effetto discoball sotto i riflettori dell’Ariston. Lo stylist Carlotta Aloisi ha avuto l’intelligenza di abbinare il tutto a un pantalone sartoriale grigio dalla linea sobria, evitando la caduta nel “too much”. Che dire, è stato mantenuto un difficile equilibrio tra il voler brillare (letteralmente) e il sapersi contenere. Bravissimo.

Tredici Pietro in Ami Paris

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Abbiamo adorato Tredici Pietro in questo look Ami Paris, brand che oltretutto ci sta regalando alcuni tra i migliori outfit di questo festival. Camicia beige, pantaloni ampi in lana marrone e cintura double buckle in pelle: sembrava uscito da “Il Quarto Stato”, un po’ contadino in rivolta, un po’ letterato di inizio Novecento che ha deciso di occupare l’Ariston. La stylist questa volta ha fatto centro. Molto meglio del look da matrimonio della prima sera, quello con la cravatta stretta e l’aria impacciata. Qui è a suo agio, e si vede. A noi piace tantissimo.

Samurai Jay in Dsquared2

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Ci prova ancora, Samurai Jay. Dopo il completo forzato della prima sera, ieri l’artista in gara con Ossessione ci riprova con un total white firmato Dsquared2. Ma, ancora una volta, il vestito non diventa abito. Le treccine non bastano a salvare un look che doveva essere una scelta e invece sembra un compito. Il paragone con Sayf, finito nei meme della prima sera , aleggia ancora. Peccato, perché l’energia c’è, la presenza pure. Manca solo quel guizzo che trasformi un vestito in un abito. Per ora, resta un tentativo.

Sal Da Vinci

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Sal Da Vinci in gara con “Per sempre sì” è l’artista più memato del Festival, e probabilmente lo sa. Perché solo uno che abita in una dimensione alternativa poteva vincere la scommessa di essere sé stesso senza mediazioni. Per il look non servono dettagli tecnici, non servono stilisti da citare. È Sal Da Vinci, punto. Quell’incrocio tra il posteggiatore abusivo di lusso e il padrino di nozze anni ’80 che però funziona, commuove, fa cantare l’Ariston. Ha l’abbronzatura da scugnizzo baciato dal sole di Napoli, e quell’aria da chi se ne frega delle tendenze. A Sanremo, un Festival da sempre ricco di artisti che cercano disperatamente un’identità, lui è l’unico che non deve cercarla: ce l’ha, eccome. Ecco perché è il più memato. Ecco perché lo adoriamo.

Francesco Renga

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Francesco Renga, terza serata, completo blu firmato Canali. Morbido, elegantissimo, giusto. Punto. Niente da aggiungere, niente da togliere. Il blu notte della giacca, la caduta perfetta dei pantaloni, quella silhouette che non ha bisogno di sperimentazioni forzate per funzionare. Si vede lo zampino di Canali e dello styling di Michele Potenza, che ormai lo veste con la sicurezza di chi conosce il corpo e il carattere di un artista. Renga non deve dimostrare niente a nessuno. E si vede.

Raf

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Raf ci ha intenerito, ci ha fatto sorridere. E forse è l’unica ragione per cui guardiamo questo look con affetto. Perché il completo in velluto turchese, detto onestamente, non è che gli cada proprio benissimo. Sembra un po’ comprato last minute, quando ti accorgi alle sei di dover andare a un evento e corri nel primo negozio. La giacca? Boh. I pantaloni? Mah. L’insieme? Un’incognita. Eppure. Eppure dopo la noia soporifera della seconda serata, dopo i total black che sembravano tutti usciti dallo stesso armadio, quasi quasi preferiamo questo. Preferiamo un turchese che non sta bene ma almeno dice qualcosa, a un Nigiotti che è vestito perfettamente ma non lo ricorderà nessuno. Raf è la prova vivente che a Sanremo, a volte, è meglio sbagliare con personalità che azzeccare con noia.