Marc Márquez: “La mia sfida per onorare”

Marc Márquez: “La mia sfida per onorare”

di Francesca Vercesi

Il pilota della “Rossa” si racconta. Le sue passioni, il privato e il
pubblico. Aggiungendo un impegno forte: il decimo titolo

È tornato a vincere, ma non basta più. Marc Márquez si presenta al 2026 con una Ducati competitiva, una vittoria già in tasca e una consapevolezza nuova: il controllo, oggi, non è più totale. Il successo nella Sprint Race in Brasile ha segnato il primo vero segnale di ritorno dopo l’infortunio, ma le gare successive hanno raccontato una storia più complessa, fatta di limiti fisici, errori e avversari sempre più solidi.

«Cosa faccio nel tempo libero? Sono fortunato perché nel mio quotidiano passione e lavoro coincidono. Amo gli sport estremi e adrenalinici da sempre. Da bambino ho cominciato con motocross ed enduro, che continuo, anche per allenarmi e migliorare equilibrio e controllo. Mi diverte anche il paracadutismo e ho una passione per le auto sportive. Mi piace anche guidarle sul ghiaccio (sorride…)».

Marc Márquez, in sella alla Ducati Desmosedici GP con cui punta al decimo titolo mondiale, si racconta a Icon con un tono rilassato che contrasta con la tensione della pista. Perché oggi la sfida non è solo vincere, ma dimostrare di poter tornare a dominare.

ll 2025 è stato un anno spartiacque: nono titolo mondiale e un infortunio alla spalla che ha rimesso tutto in discussione. «Il 2025 ha rappresentato un momento chiave. Una sfida contro tutte le difficoltà, per provare a me stesso prima di tutto che potevo essere in grado di vincere ancora».


Quel percorso è ripartito in Brasile, con una vittoria nella Sprint che ha riacceso le aspettative. Ma il weekend di Austin ha riportato la realtà: quinto posto, una penalità e la sensazione che il margine sugli altri non esista più. «Non sono così attento a numeri e record, ma il 2026 rappresenta allo stesso modo un’ulteriore sfida. Riconfermarsi sarà ancora più difficile».

La nuova moto di casa Ducati, presentata a gennaio 2026 a Madonna di Campiglio, è infatti quella con cui il pilota spagnolo punta a difendere il gradino più alto del podio del motociclismo, affiancando Francesco Bagnaia nel team Ducati Lenovo. Due piloti su una moto con una livrea differente, anche per celebrare i 100 anni dalla fondazione della casa di Borgo Panigale, con il Rosso Centenario opaco, una tonalità rosso scuro come quella della Ducati 60 del 1949 che ha ufficializzato l’ingresso tra i costruttori.

E quella non è l’unica novità estetica svelata a Madonna di Campiglio, perché c’è anche una doppia banda bianca presente sulla carena della Ducati di Márquez e Bagnaia, che riporta gli appassionati al 2007, anno in cui il titolo lo vinse Casey Stoner. Doppia banda presente anche sul serbatoio, sul codone e sul parafango anteriore. Bagnaia toglie il nero e lascia totalmente bianco il numero 63, mentre Marc Márquez lo tiene bianco su sfondo rosso. Sottolinea: «Sto vivendo momenti alti e bassi, però sento che sta andando sempre meglio. Non sono al 100%, ma sarà un lungo inverno in termini di fisioterapia e devo rimanere tranquillo e stabile dal punto di vista psicologico».


Le difficoltà fisiche non sono ancora del tutto superate: Márquez fatica a trovare continuità e fluidità di guida, e questo si riflette nelle prestazioni. Anche il violento crash ad Austin, a oltre 190 km/h nelle prove, ha ricordato quanto sottile sia il confine tra controllo e rischio.

Di certo, in lui, voglia di vincere e motivazione sono sempre al primo posto. «Ci sono team molto forti, come KTM e Aprilia che con Bezzecchi ha vinto a Buriram in esordio di stagione. Honda ha fatto un bel passo in avanti e Yamaha è un’incognita. Vedremo. Per me la cosa più importante è scendere in pista e dare il massimo, lavorando a pieno ritmo con la squadra», aggiunge. E sull’invasione dell’AI nel MotoGP risponde: «La tecnologia sta spingendo sempre di più e ci sta aiutando. Comunque non puoi lottare contro l’AI, cioè contro il futuro. L’ultima decisione è sempre una decisione umana. In Ducati la tecnologia non ci sovrasta, gli ingegneri chiedono sempre il nostro parere!».