Ghali, Rodari e la pace: la poesia che ha fermato l’Olimpiade per un minuto

Ghali, Rodari e la pace: la poesia che ha fermato l’Olimpiade per un minuto

di Paolo Briscese

Alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026, il rapper porta sul palco una poesia di Gianni Rodari contro la guerra. Un gesto semplice, simbolico e potentissimo, che trasforma lo spettacolo olimpico in un momento di coscienza collettiva

Nel cuore della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali Milano‑Cortina 2026, tra coreografie spettacolari e rituali istituzionali, è bastata una voce sola per cambiare il tono della serata. Quella di Ghali, fermo al centro dello stadio, vestito di bianco, senza musica né effetti speciali. Solo parole.

L’artista ha scelto di recitare Promemoria, una delle poesie più note di Gianni Rodari, traducendola e interpretandola in tre lingue – italiano, inglese e francese – davanti a un pubblico globale. Un testo nato nel secondo dopoguerra, pensato per i bambini ma capace di parlare agli adulti con disarmante chiarezza: «Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare né per terra: per esempio, la guerra».

Ghali recita una poesia di Gianni Rodari contro la guerra alle Olimpiadi

In un contesto come quello olimpico, dove lo sport è da sempre chiamato a rappresentare un ideale di tregua e dialogo tra i popoli, la scelta di Ghali ha assunto un valore che va oltre la performance artistica. È stata una presa di posizione netta, ma non urlata. Politica nel senso più alto del termine: affidata alla cultura, alla poesia, alla responsabilità del linguaggio.

La scena è stata costruita con precisione simbolica. Mentre la voce del rapper attraversava lo stadio, un gruppo di giovani ha dato forma a una colomba umana sul prato, richiamando l’idea della pace e la tradizione della tregua olimpica. Nessuna retorica, nessun riferimento diretto all’attualità geopolitica, ma un messaggio chiarissimo, proprio perché universale.

Nei giorni precedenti alla cerimonia, Ghali aveva lasciato intendere pubblicamente un certo disagio rispetto ai limiti imposti alla sua esibizione, in particolare sulla possibilità di esprimere pienamente la propria identità culturale e linguistica. Anche alla luce di queste tensioni, la scelta di Rodari appare ancora più significativa: un modo per aggirare ogni censura esplicita, affidando il messaggio a un testo inattaccabile, patrimonio condiviso della cultura italiana.

Ghali recita una poesia di Gianni Rodari contro la guerra alle Olimpiadi

In una cerimonia dominata dallo spettacolo e dalla celebrazione, il momento firmato Ghali ha rappresentato una frattura consapevole. Niente hit, niente show, solo una poesia che chiede di essere ascoltata. Ed è forse proprio questa sottrazione a renderla memorabile.

Per pochi minuti, l’Olimpiade ha smesso di essere solo una macchina perfetta di intrattenimento globale ed è tornata a essere ciò che, idealmente, dovrebbe sempre essere: uno spazio simbolico in cui ricordare che ci sono valori – come la pace- che non dovrebbero mai andare fuori programma.