Il Diavolo veste Prada 2: tutto quello che (già) sappiamo trailer incluso
Uscirà nel maggio 2026 il nuovo capitolo della saga fashion più tagliente del cinema. Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt tornano nei rispettivi ruoli, ma con nuove dinamiche
A quasi vent’anni dal primo Il diavolo veste Prada, la macchina da presa è tornata a girare. Ci sarà un sequel. Sceneggiatura confermata, cast stellare, riprese tra New York e l’Italia. Per mesi è stato solo un sussurro tra corridoi e redazioni: prima Puck, poi Deadline, infine Variety. Fino all’attesissima conferma di Disney e ai primi scatti rubati dal set. Adesso, finalmente, c’è anche un trailer. E una cosa è certa, sarà un ritorno con i tacchi affilati. Un aggiornamento feroce e (si spera) stilisticamente ineccepibile sul nuovo volto del potere, nella moda come nei media.

Il trailer ufficiale
Nel primo trailer ufficiale di Il diavolo veste Prada 2 le immagini mostrano il ritorno di Miranda Priestly, ancora alla guida della rivista Runway, in un contesto editoriale che appare profondamente aggiornato: open space più tecnologici, schermi digitali, riunioni strategiche e una redazione meno legata alla carta stampata rispetto al passato.
Nessuna sorpresa nel rivedere Andy Sachs, oggi visibilmente lontana dal ruolo di giovane assistente visto nel primo film. Il personaggio appare inserito in un contesto professionale autonomo, con un abbigliamento e un atteggiamento che riflettono una posizione di maggiore sicurezza e autorevolezza. I dialoghi sono ridotti al minimo e non chiariscono la natura del suo rapporto attuale con Runway, ma evidenziano un confronto diretto con Miranda. Ampio spazio viene dato a Emily Charlton, che il trailer presenta come una figura affermata all’interno dell’industria del lusso. Tra le altre presenze, il trailer mostra anche Nigel in alcune sequenze ambientate tra New York e l’Italia, confermando le indiscrezioni sulle location internazionali del film.
Sul fronte fashion/visivo: abiti sartoriali, palette cromatiche fredde, interni istituzionali e una New York rappresentata come centro decisionale più che come sfondo glamour. Non vengono rivelati snodi narrativi principali, ma il filmato chiarisce l’idea di base: il mondo della moda e dei media contemporanei, osservato attraverso personaggi già noti, inseriti però in un sistema profondamente cambiato rispetto a vent’anni fa.
Il diavolo veste Prada 2: trama, cast e uscita
Il rumore dei tacchi sul pavimento di vetro è lo stesso. Inconfondibile. Quel passo che ti gela il sangue: elegante, tagliente, assoluto. È Miranda Priestly. Ancora una volta. Ma questa volta, qualcosa è cambiato: non è più lei ad avere il coltello dalla parte del manico. Dietro la macchina da presa, torna anche il team originale: David Frankel alla regia e Aline Brosh McKenna alla sceneggiatura. Tradotto: lo stesso sguardo, ma in un’epoca completamente diversa.
Infatti il sequel, in uscita il 1° maggio 2026 (tempismo perfetto: pochi giorni prima del Met Gala), promette una nuova gerarchia. Miranda Priestly – interpretata ancora da una Meryl Streep che non ha mai smesso di farci tremare l’anima con uno sguardo assassino – è di nuovo al centro. Ma stavolta non detta legge. Il mondo della carta stampata è in crisi, l’editoria periodica barcolla, e per restare a galla Miranda deve fare ciò che non ha mai fatto: chiedere un favore. A chi? Alla sua ex assistente Emily Charlton (Emily Blunt), ora potente dirigente in un colosso del lusso (immaginate una fusione spirituale tra LVMH e il sarcasmo di Phoebe Philo). La posta in gioco? I fondi pubblicitari. Il tono? Sottile, vendicativo, incantevolmente velenoso. Le relazioni? Ribaltate.

Accanto a loro, torna anche Anne Hathaway nei panni di Andy Sachs; la ragazza che una volta fuggì da Runway con un trench addosso e una coscienza in via di formazione. Ancora pochi i dettagli sul suo ruolo, ma si vocifera che sarà la lente morale della storia, un personaggio più maturo e disilluso, forse incastrato tra due fuochi. E ovviamente Stanley Tucci, il mitico Nigel, armato di sarcasmo e giacche impeccabili.
Si aggiungono poi volti nuovi che promettono scintille: Kenneth Branagh sarà il marito di Miranda, mentre Lucy Liu, Simone Ashley, Pauline Chalamet, Justin Theroux, B.J. Novak e altri ancora andranno a riempire quell’universo editoriale che, anche oggi, sa come divorarti se sbagli l’orlo dei pantaloni. Assenze? Parecchie: Adrien Grenier (il famigerato Nate e i suoi toast al formaggio) non ci sarà. Nessun ritorno previsto nemmeno per Simon Baker. Ma forse il ritorno più atteso è proprio quello della moda. La leggendaria Patricia Field, costumista del primo film (nonché di Sex & The City), è nuovamente coinvolta. E questo ci fa ben sperare.
Cosa ci aspettiamo?
La trama, ancora avvolta da veli di cachemire narrativo come un’uscita di Céline degli anni d’oro, ruoterà attorno a un nuovo paradigma: Miranda Priestly, ormai al tramonto, costretta a fare i conti con un mondo che non comanda più. Emily ha il potere, Miranda ha bisogno. Le due si incrociano. Non è chiaro dove si collocherà Andy, ma la Hathaway ha lasciato intendere che potrebbe essere un punto d’osservazione dentro questo duello al femminile.
L’ispirazione rimane quella originaria: il libro di Lauren Weisberger, ex assistente di Anna Wintour, che ha raccontato il suo inferno trasformandolo in bestseller globale. Nonostante i sequel letterari esistano (Revenge Wears Prada, When Life Gives You Lululemons), il film sembra seguire una traiettoria narrativa indipendente, più fedele al cinema che alla carta.

E adesso?
Il sequel è in lavorazione. Le riprese sono iniziate. Il mondo guarda. Miranda è tornata. Ma stavolta, il diavolo potrebbe bussare e sentirsi dire “aspetti un attimo fuori”. Intanto, il potere si ridefinisce. Tra l’eco dei tacchi e la luce fredda dei neon d’ufficio, noi saremo lì. Con gli occhi aperti, la tazza di Starbucks in mano e la speranza di vedere, ancora una volta, quel cappotto volare sulla scrivania. E per ora, proprio come diceva Miranda: «È tutto».