Le mostre ‘Must to See’ del 2026: guida alle esposizioni da non perdere
Parigi, Firenze, Milano, Londra e Venezia: queste sono le città che ospitano delle mostre imprendibili. Grandi nomi e importanti temi animano il programma espositivo del 2026: da Tracy Emin a Mark Rothko, da Mona Hatoum a Marisa Merz, da Ibrahim Mahama a Luciano Fabro
Dal minimalismo di Mark Rothko a Parigi, alle installazioni di Mona Hatoum a Milano, ecco le mostre imperdibili del 2026 in Europa. Un viaggio tra arte contemporanea, grandi nomi e città iconiche da non perdere.
Mark Rothko a Firenze
Conosciuto per la sua pittura diafana e minimale, il pittore astratto statunitense Mark Rothko è il protagonista di una grande mostra ospitata a Firenze dal 14 marzo alle 27 luglio 2026. Presentata come una delle più importanti mostre mai dedicate in Italia all’importante pittore, il progetto espositivo parte dalle sale di Palazzo Strozzi, per proseguire in due luoghi simbolo del patrimonio rinascimentale fiorentino come il Museo di San Marco, in dialogo con gli affreschi di Beato Angelico, e il vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana progettato da Michelangelo. La mostra Rothko a Firenze presenta un’ampia selezione di opere dell’artista, dagli anni Trenta al 1970, tra cui numerosi dipinti di grande formato, molti dei quali mai esposti in Italia, con prestigiosi prestiti provenienti dalla famiglia dell’artista e da importanti collezioni private e musei internazionali.

© Digital Image, The Museum of Modern Art, New York/Scala, Florence © 1998 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko / Artists Rights Society (ARS), New York
La Tate Modern di Londra rende omaggio a Tracey Emin
“Step into the tender, confessional world of Tracey Emin” è il titolo della grande mostra che la Tate Modern dedica alla grande artista inglese Tracy Emin. La mostra, aperta dal 27 febbraio al 31 agosto, ripercorre 40 anni della pratica innovativa della Emin, presentando opere che hanno segnato la sua carriera, accanto a lavoro mai esposti prima. Attraverso pittura, video, neon, scrittura, scultura e installazione, Emin continua a sfidare e superare i confini, usando il corpo femminile come un potente strumento per esplorare passione, dolore e guarigione. Tra le artiste più importanti della sua generazione Emin è stata mira dell’attenzione pubblicazione negli anni ’90 con opere iconiche come My Bed, candidata al Turner Prize, che ha scatenato un acceso dibattito critico e pubblico, mettendo in discussione il concetto di arte. Il disprezzo di Emin per qualsiasi separazione tra personale e pubblico, insieme al suo impegno per un’autoespressione senza filtri, ha definito un momento storico nella cultura britannica e nella storia dell’arte mondiale. La mostra celebra il suo approccio crudo e intimo, mentre pone profondi interrogativi sull’amore, il trauma e l’autobiografia.

Mona Hatoum protagonista alla Fondazione Prada a Milano
La ricerca dell’artista Mona Hatoum, nata a Beirut nel 1952, ma londinese d’adozione, ha origini nelle avanguardie storiche, nei movimento del surrealismo e minimalismo. Le sue opere da sempre esplorano i conflitti e le contraddizioni dell’età contemporanea. La Fondazione Prada, nella sede in Largo Isarco a Milano, dal 29 gennaio al 9 novemebre, dedicata alla grande artista la mostra “Over, under, and in between”. Mettendosi in relaziona con gli spazi espositivi della Cisterna, Hatoum sviluppa un progetto in tre parti, ciascuna delle quali gravita attorno a temi carichi di significato che invitano a riflettere sull’instabilità dei nostri tempi e sulla precarietà dell’esistenza. Le tre installazioni esplorano tre elementi identitari del vocabolario artistico di Hatoum: la ragnatela, la mappa e la griglia. I tre lavori, indipendenti l’uno dall’altro, rappresentano i concetti di instabilità, pericolo e fragilità a diversi livelli di intensità e sensibilità, creando un dialogo con lo spazio e, in particolare, con l’esperienza fisica del visitatore.
Milano omaggia la Metafisica
Attraverso quattro diverse sedi espositive – Palazzo Reale, Museo del Novecento, Grande Brera-Palazzo Citterio e Gallerie d’Italia – Milano diventa ‘teatro’ di un progetto che mette in dialogo i maestri della Metafisica con gli epigoni internazionali e con gli allievi del XX e XXI secolo. Tra i programmi culturale dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026 – dal 28 gennaio al 21 giugno 2026 – Metafisica/Metafisiche mette a confronto le opere di maestri del gruppo storico, come Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Filippo de Pisis e Giorgio Morandi, con i lavori degli “eredi” del movimento, da René Magritte a Salvador Dalí. Tanti ed eterogenei gli artisti a confronto: da Mimmo Paladino a Giulio Paolini, da Jannis Kounellis a Francesco Vezzoli, da Aldo Rossi a Gio Ponti, da Paolo Portoghesi a Frank Gehry, da Mimmo Jodice a Gabriele Basilico, da Giorgio Armani a Fendi, ma anche Paolo Sorrentino, Tim Burton fino a David Bowie e a molti altri ancora. A Palazzo Reale nelle stesse settimane prenderanno inoltre il via diverse altre mostre di grande interesse, tra cui la retrospettiva sui Macchiaioli, l’installazione Le Alchimiste firmata da Anselm Kiefer, e l’attesa rassegna fotografica intitolata Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio.
Quattro grandi mostre alla Pinault Collection a Venezia
Dal 29 marzo 2026, Palazzo Grassi e Punta della Dogana ospita quattro mostre imperdibili. I grandi nomi che inaugurano la stagione espositiva della Pinault Collection a Venezia sono: Michael Armitage, Amar Kanwar, Lorna Simpson e Paulo Nazareth. L’artista keniota-britannico Michael Armitage (nato nel 1984, Kenya) presenta a Palazzo Grassi un nucleo di oltre centocinquanta opere tra lavori storici e nuove produzioni che rivelano il suo linguaggio pittorico, ricco e sensibile, e mettono in scena figure e composizioni complesse con una notevole intensità cromatica, unendo diversi canoni estetici. Punta della Dogana ospita la mostra personale di Lorna Simpson (nata nel 1960, Stati Uniti): un’ampia rassegna dedicata a oltre un decennio della sua pratica pittorica. La mostra a Venezia riunisce circa cinquanta opere provenienti da collezioni private, istituzioni internazionali e dallo studio dell’artista e opere inedite create specificatamente per la mostra veneziana. In contemporanea con le mostre di Armitage e Simpson, sempre negli spazi della Collezione a Venezia inaugurano anche le mostre di Amar Kanwar (nato nel 1964, India) e dell’artista brasiliano Paulo Nazareth.
Ibrahim Mahama alla Fondazione Cartier pour l’art contemporain a Parigi
La rivista ArtReview lo ha coronato mettendolo al primo posto della classifica Power 100 del 2025. La classifica annuale coinvolge le 100 persone che hanno plasmato il mondo dell’arte nell’ultimo anno. Al numero uno c’è l’artista ghanese Ibrahim Mahama, prima artista nativo del continente africano a occupare il primo posto. Nell’autunno del 2026, la Fondation Cartier pour l’art contemporain gli dedica la mostra The Harvest Season. L’artista Ghanese ha raggiunto la fama internazionale con le sue installazioni realizzate con materiali di scarto, archivi e frammenti recuperati di elementi industriali che utilizza per nuove creazioni. Per la Fondation Cartier, ha immaginato un’entità vivente che risuona con le dinamiche dei centri d’arte che ha fondato dal 2019 a Tamale, nel nord del Ghana. The Harvest Season evoca il lento e paziente ciclo della creazione: cucire idee, trasmettere conoscenze, raccogliere i frutti del lavoro collettivo.

Tempi lenti e connessioni profondi per la Biennale d’Arte 2026 a Venezia
Dal 9 maggio al 22 novembre, Venezia ospita la 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia – In Minor Keys di Koyo Kouoh – nelle sedi dei Giardini, all’Arsenale e in vari luoghi di Venezia. Il tema dell’edizione 2026 è ‘In Tonalità Minori’, scelto dalla curatrice Koyo Kouoh (scomparsa nel maggio 2025) e portato avanti dal suo team: un invito a esplorare la bellezza e la resilienza nascoste nelle “tonalità minori” della vita e dell’arte, concentrandosi sulla creazione di connessioni profonde e su una spiritualità del quotidiano, in un’esperienza sensoriale e riflessiva. In Minor Keys rappresenta fin dal principio un invito ad abitare un tempo più lento e sensibile, dove la percezione si affina, i gesti si fanno più consapevoli, e lo sguardo si apre alla possibilità di cogliere ciò che solitamente sfugge.

Quattro mostra per il 2026 al Pirelli HangarBicocca a Milano
Quattro progetti espositivi saranno ospitati al Pirelli HangarBicocca per tutto il 2026. Il programma parte con al giovane artista Benni Bosetto che trasforma lo Shed in uno spazio immersivo dedicato a casa, cura e ritualità. A Marzo, lo Spazio Navate ospita la retrospettiva di Rirkrit Tiravanija, uno degli artisti tra i più rappresentativi dell’“arte relazionale” in cui era fondamentale il ruolo del pubblico. Insieme a opere storiche, la mostra includerà installazioni concepite ispirandosi a edifici iconici di architetti come Rudolf Michael Schindler, Frederick Jacob Kiesler e Le Corbusier. A settembre, sempre nello Shed sarà il turno diAki Sasamoto. La mostra in Pirelli HangarBicocca è la prima rassegna dedicata al lavoro dell’artista in Europa e, attraverso opere che ripercorrono due decenni della sua ricerca artistica, il progetto approfondisce la nozione di “connessione” e la complessità delle relazioni. Il programma 2026 si chiude con la prima retrospettiva dedicata a Luciano Fabro in Italia dopo la sua scomparsa nel 2007. Esponente di spicco del movimento dell’Arte Povera e figura centrale dell’arte italiana nel dopoguerra, all’HangarBicocca è presentato con un focus: gli ‘habitat’.” La mostra presenta un’ampia selezione di sculture e installazioni e approfondisce la ricerca percettiva e spaziale avviata dall’artista negli anni Sessanta.
Metamorphoses al Rijksmuseum di Amsterdam
Passione e desiderio, lussuria e gelosia, astuzia e inganno: pochi testi classici hanno stimolato l’immaginazione degli artisti così profondamente come le Metamorfosi di Ovidio. Il Rijksmuseum di Amsterdam ospita dal 6 febbraio al 20 settembre 2026 Metamorphoses: una grande mostra che ripercorre, grazie ad 80 capolavori della storia dell’arte che attraversano diversi secoli. “Tutto cambia, ma nulla muore” è il messaggio che Ovidio trasmette nelle Metamorfosi, il suo poema narrativo in cui gli dei diventano animali, le ninfe si trasformano in alberi, gli umani si trasformano in pietra e le pietre diventano esseri umani. In mostra artisti come Tiziano, Correggio, Cellini, Caravaggio, Rubens, Rodin, Brancusi, Magritte e Bourgeois rivaleggiano con la potenza immaginativa e la visione artistica di uno dei più grandi poeti dell’antichità. Tra le opere figurano la Danae di Tiziano, Minerva e Aracne di Tintoretto, l’iconico Giove e Io di Correggio, così come il Narciso di Caravaggio. La mostra sarà presentata alla Galleria Borghese dal 22 giugno al 20 settembre 2026.
La danza delle ore di Marisa Merz a Torino
Tre importanti istituzioni rendono omaggio a Marisa Merz, in occasione del centenario dalla sua nascita. La mostra, concepita in tre atti, esplora la pratica artistica dell’unica protagonista femminile del movimento dell’Arte Povera. Mediante molteplici linguaggi espressivi da lei utilizzati – pittura, scultura, disegno, video e installazione – la mostra rivela, a tutto tondo, un ritratto corale e molteplice che rispecchi la profondità del suo contributo all’evoluzione dell’arte contemporanea. La mostra presso il Castello di Rivoli, parte dalla ricostruzione di “E il naufragar m’è dolce in questo mare”, importante progetto espositivo che l’artista tenne nel 1980 presso la galleria torinese Tucci Russo e che poi replicò in occasione della Biennale d’Arte di Venezia lo stesso anno. La mostra si completa grazie alla partecipazione di artisti contemporanei che si ispirano alla sua ricerca, tanto la restituirne l’importante ruolo di pioniera di molti linguaggi e investigazioni formali. Le altre istituzioni coinvolte sono la Fondazione Merz e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, entrambe a Torino. (Dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027)

Caldo orrido e luminosità: la mostra “Canicola” a Venezia
Caniculaè il terzo e ultimo capitolo della “Trilogia delle incertezze”, una serie di mostre concepite da Fondazione In Between Art Film e che hanno trasformato di volta in volta il Complesso dell’Ospedaletto a Venezia in una architettura cinematografica. Dopo Penumbra (2022) e Nebula (2024), ogni capitolo della trilogia è stato ispirato da un diverso fenomeno atmosferico, assunto come strumento per esplorare le condizioni della visione e le loro associazioni metaforiche con la condizione umana. Dal 6 maggio, in occasione della 61a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Canicula presenta per la prima volta otto nuove installazioni video site-specific commissionate a Lawrence Abu Hamdan, Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, Roman Khimei e Yarema Malashchuk e Janis Rafa, tra gli altri. “Canicula”, termine latino che significa “piccolo cane”, è oggi ampiamente utilizzato per indicare i giorni più caldi dell’estate, un periodo dell’anno che in diverse culture mediterranee antiche era associato sia a grande abbondanza sia a esiti catastrofici. La mostra Canicula si concentra sulla luminosità accecante e sul caldo torrido. Sono condizioni che, ancora una volta, ingannano i sensi e sollevano interrogativi sull’affidabilità della vista e sulle interpretazioni del reale che essa produce.












