Le 10 migliori band metal di tutti i tempi
Steve Harris degli Iron Maiden (Getty Images)

Le 10 migliori band metal di tutti i tempi

di Digital Team

Riff diabolici, assoli turbinosi, ritmi martellanti… Hanno acceso e provocato con concerti incendiari. Dagli Iron Maiden ai Black Sabbath, ecco i gruppi che torreggiano in distorsioni e toni cupi

A Natale di cinquant’anni fa, a Londra, su iniziativa del bassista Steve Harris, nasceva una delle band più dissacranti e iconiche della storia della musica, gli Iron Maiden. Chitarre che graffiano, un demone a mo’ di mascotte, il gruppo inglese ha fatto la storia dell’heavy metal.
Dal 1975 a oggi, in occasione di quest’anniversario, ripercorriamo le 10 migliori band metal di tutti i tempi. Ovviamente sì: nella top ten ci sono anche loro, gli Iron Maiden.

Black Sabbath   

Geezer Butler al basso, Tony Iommi alla chitarra, Bill Ward alla batteria dal sound infernale e Ozzy Osbourne, il principe delle tenebre, alla voce. Sono loro il quartetto originale dei Black Sabbath, i pionieri dell’heavy metal. Quando i quattro di Birmingham iniziarono nel 1968, con un blues rock schietto, trovarono presto la loro strada verso sonorità e testi più cupi e oscuri.

Sono stati loro a rievocare il “riff del diavolo”, il “tritono” che la Chiesa vietò ai cori medievali. Si tratta di un intervallo dissonante che genera un suono stridente e disturbante all’ascolto.

Da Black Sabbath (1970) a Sabotage (1975), i loro primi sei album sono le fondamenta della musica metal.
Tra le migliori band metal di tutti i tempi, i Black Sabbath torreggiano, iconici. Sono il faro (nero) di tutti quelli che sono venuti dopo.

Metallica

Teschi, croci e pugnali… Tra i colpi di batteria di Lars Ulrich a mo’ di mitraglia e i riff di chitarra aggressivi di James Hetfield, i Metallica sono la band metal che più di ogni altra ha trovato successo duraturo e universale, riconosciuto dalla critica e dal pubblico al di là delle nicchie.

Ben 100 milioni di dischi venduti, dieci Grammy Award vinti. Tanti gli album infuocati della band di Los Angeles. Quello che rimane indelebilmente nella storia della musica? Master of Puppets del 1986.

Il brano che dà il titolo al disco è aperto da un’intro di chitarra tetra, che aumenta man mano l’energia: una delle più riconoscibili dell’heavy metal. Contiene pezzi iconici del genere come Battery e Damage, Inc., di rabbia e agonia.
Il tour a supporto di Master of Puppets fu tragicamente memorabile: il bus del gruppo si ribaltò su un tratto di strada ghiacciata, in Svezia, e morì il bassista Cliff Burton, a soli 24 anni.

Judas Priest

Adrenalina pura uscita dalla nuova onda dell’heavy metal degli anni ’70. In borchie e pelle nera, dal sound distintivo, sono stati i Judas Priest a introdurre le due chitarre soliste, con coppie di assoli fiammanti.

Non a caso noti come gli Dei del metal, l’album della svolta commerciale è stato British Steel del 1980, una delle pietre miliari del genere.

A tutt’oggi la band di Birmingham continua a sfornare pezzi incisivi, anche se la formazione è cambiata più volte nei decenni. Tra gli ultimi successi Invincible Shield, album uscito appena un anno fa, che conserva ancora una violenza primordiale.

Iron Maiden

Vera e propria istituzione dell’heavy metal, gli Iron Maiden si sono presto accaparrati un posto speciale nella storia del genere con le loro esibizioni dal vivo feroci e scatenate. Eddie the Head, la morte, la mascotte del gruppo che ha fatto la sua prima apparizione sulla copertina del singolo Running Free del 1980, è diventata la loro audace e macabra dichiarazioni d’intenti.

Tra le migliori band metal di tutti i tempi, l’influenza degli Iron Maiden è stata gigantesca. Sono iconici i loro inni cavernosi e potenti, i ritmi martellanti e le danze occulte, la batteria in galoppo gotico, gli assoli strepitosi e il graffio della voce di Bruce Dickinson.

Album come The number of the Beast (1982) e Somewhere in time (1986) sono le basi dell’heavy metal. L’ultimo viaggio nel buio di Steve Harris & co. è del 2021, Senjutsu, diciassettesimo disco in studio. Ed è stata un’ennesima conferma.

Rammstein

Non solo States e UK. Anche la terra tedesca ha dati i natali a una delle migliori band heavy metal di sempre: i mitici Rammstein. Nella Germania dell’Est del 1994, dall’altra parte del muro, in seno alla Neue Deutsche Härte, si formò la band di provocazioni e fuoco.

I loro concerti? Incendiari. Nel vero senso della parola. Con il frontman Till Lindemann che armeggia abitualmente un lanciafiamme sul palco. La sua voce cupa e la rigidità magnetica della lingua teutonica fanno il resto, in sella a un sound spettralmente vibrante.

Da Du Hast a Sonne, da Ich Will a Deutschland, alcuni dei loro inni misteriosi e oscuri, tra temi come la morte, il desiderio, l’odio, il potere.

Motörhead

Purtroppo Lemmy Kilmister, il leader dei Motörhead, è morto nel 2015, ma la loro eredità è ancora forte e pulsante. Furia pura e adrenalina sono la miccia dei loro brani, che si muovono anarchici tra sesso, droga, guerra e rock.

Indimenticabili classici come Ace of spades, Hellraiser e Overkill, che la band londinese usava spesso per chiudere i concerti, come epilogo esplosivo. «Fa resuscitare i morti», disse del pezzo Lemmy. «È una canzone unica al mondo. Non me ne viene in mente nessun’altra che sia paragonabile. È una vera tempesta».

Nonostante il compianto frontaman fosse solito presentare i Motörhead come una band “rock n’ roll”, i loro riff veloci e i live fragorosi sono inquadrati come ispiratori principali dello speed metal.

Pantera

Leggendari e turbolenti, pionieri del sound groove-metal, negli anni ’90 i Pantera sono diventati uno dei gruppi heavy metal più popolari. Con i due fratelli texani, Dimebag Darrell alla chitarra e Vinnie Paul alla batteria, leader e fondatori, la voce potente di Phil Anselmo e le linee dibasso di Rex Brown.

La loro influenza è stata profonda e duratura, nonostante la travagliata storia della band. Nel 2003 lo scioglimento del gruppo. Nel 2004 l’omicidio di Dimebag Darrell, durante un concerto con una nuova formazione: fu ucciso a colpi di pistola da un fan salito sul palco.

Nonostante tutto, nonostante la morte di Vinnie Paul nel 2018, i Pantera esistono ancora. Nel 2023 Brown e Anselmo si sono riuniti, ingaggiando il chitarrista Zakk Wylde dei Black Label Society e il batterista Charlie Benante degli Anthrax per un tour tributo ai fratelli Abbot e all’eredità della band. E sono attesi in nuovi concerti, nel 2026, insieme ai Metallica.

Slayer

Con il loro thrash metal brutale e imperturbabile, gli Slayer hanno sempre fatto parlare di sé. Sono senza compromessi ed efferati. Con un’aquila romana come logo, dai testi frontali che parlano di violenza, morte, guerra e uccisioni, gli “strangolatori” losangelini sono stati accusati di satanismo e nazismo. Nel 1996 furono anche citati in giudizio con l’accusa di aver incitato a un omicidio, per essere poi assolti anni dopo.

Show no Mercy, il primo album in studio del 1983, è ancora oggi una valanga di energia perversa, tra urla e assoli di chitarra. Reign in blood, del 1986, è forse il disco più importante del metal estremo. Impossibile non citarli tra le band metal migliori di sempre.

È recente l’inattesa reunion, dopo lo stop del 2019. Nell’anno li abbiamo visti a supporto del concerto dei Black Sabbath. Per il 2026, chissà.

Tool

Alternativi ed esistenzialisti, i Tool sanno unire heavy metal e neoprogressive in una tensione continua alla sperimentazione. Formatisi nel 1990 anche loro a Los Angeles, come gli Slayer, si sono subito imposti grazie all’album d’esordio Undertow del 1993, dai toni nichilisti e malinconici. Furiosa e intensa la canzone che dà il nome all’album. Oscura e avvolgente Prison Sex, che ha riferimenti all’abuso di minori.

Vincitori di quattro Grammy Award, con i dischi Lateralus del 2001 e 10,000 days del 2006 i Tool hanno abbracciato il successo commerciale internazionale.

Sono caratteristici i loro concerti: la musica è in connubio con effetti visivi e video singolari, a volte disturbanti, che abbracciano altre arti. Un’immersione in un mondo alieno.

Megadeth

Anche loro made in Los Angeles, i Megadeth sono saliti alla ribalta negli anni ’80 come una delle “Big Four”, le principali band americane di thrash metal, insieme a Metallica, Slayer e Anthrax.

Iconico, nelle sue lunghe onde di capelli fulvi, Dave Mustaine ha tessuto così la sua vendetta per essere stato cacciato proprio dai Metallica. Ha fondato la sua nuova band dal sound inarrestabile, tuttora in attività in quattro decenni di furia, caos e gloria.

Voci aggressive, ritmi veloci, il gruppo è passato tra conflitti, dipendenze, scioglimenti e cambi di formazione. Inossidabile, unico membro fisso, Mustaine è tra i migliori chitarristi heavy metal della storia della musica.