Andrea Arru

Andrea Arru

A 18 anni ha quella forma vagamente austera di leggerezza di chi ha visto di cosa è fatta la responsabilità prima del tempo. E perciò riesce a prendere tutto sul serio. Tranne se stesso.

di Ester Viola

Ha esordito bambino in Principe libero, è diventato il volto giovane di Di4ri su Netflix e nel 2024 ha conquistato il box office con Il ragazzo dai pantaloni rosa, che gli è valso il Premio Kinéo Giovani Rivelazioni a Venezia. A 18 anni Andrea Arru ha già due o tre vite. Con l’alta moda e i set ha cominciato a 7 anni. A Roma ha cambiato cinque case in sei mesi.

«All’inizio è stato difficile», racconta ridendo. Il Giubileo non era il periodo migliore per trasferirsi», ride ancora. No, non lo era. Ma Andrea Arru non ha mai avuto molto tempo per la normalità: «I primi contributi allo Stato li ho versati a sei anni». L’inizio di tutto non è una storiella da prodigio precoce, è piuttosto un’infanzia accorciata.

Andrea Arru
Andrea Arru indossa cappotto e pantaloni Dior, tank top Prada, stivali Dsquared2.

Il primo set, Armani: qualcuno gli dà qualcosa da colorare mentre intorno si muove un mondo che ancora lui non sa nominare. Però gli piace. È felice soprattutto perché ha il permesso di non andare a scuola, perché si viaggia.

Poi arriva la recitazione, quasi per istinto: a 8 anni gli propongono una piccola parte, e al ritorno dice al padre: «Se deve essere qualcosa, voglio fare questo». Una decisione presa alla stessa età in cui gli altri scelgono i giocattoli, lui sceglie il cinema.

È sempre stato il primo a svegliarsi sul set. Non per ansia, per disciplina. Però non c’è traccia di compiacimento nel modo in cui lo racconta: la sua è una serietà limpida, anche adulta, diresti. Un senso di rispetto verso il mestiere. Ogni tanto bisogna ricordarsi che ha appena compiuto 18 anni. E che sì, gli è mancata una parte di leggerezza.

Andrea Arru
Camicia button-down e jeans spalmato 501 Original Levi’s Red Tab, cintura in pelle Levi’s, cravatta Lardini, cappello e stivali Dsquared2

È cresciuto in fretta, e l’ha fatto sotto gli occhi di chi guarda, e poi giudica, e alla fine decide se ci saranno gli applausi. Una cosa non la sa fare. «Ridere per finta. Non è per me. È difficile che io percepisca che la mia risata sia vera», dice.

Aggiunge di essere molto critico, «specialmente con il mio lavoro», e di avere bisogno della voce che smonta, non di quella che liscia. Ha riferimenti chiari come le idee: un tempo avrebbe detto DiCaprio, ora dice Brad Pitt, tra i modelli aspirazionali. La scelta finale però è Robin Williams, perché gli ricorda suo padre, «capace del lato tragicomico». E Tarantino, certo: il gusto per il personaggio che vive negli angoli strani, non nei buoni sentimenti.

Andrea Arru
Andrea Arru indossa giacca in denim ricamato Levi’s Blue Tab, camicia button- down e jeans spalmato 501 Original Levi’s Red Tab, cintura in pelle Levi’s, cravatta Lardini, stivali Dsquared2

I social li usa, anche troppo: «Ci lavoro, sì. Ma mi spaventa che di tutto quello che vedo non mi resti nulla. Se mi chiedi cosa ho visto oggi, non lo so dire». È un effetto collaterale della sua generazione, e lui lo osserva con una distanza affilata. Avrà capito prima del tempo che è assenza travestita da esperienza.

È un ragazzo di un’età indefinita, somiglia alle sue espressioni, quella forma vagamente austera di leggerezza che appartiene a chi ha visto di che materia è fatta la responsabilità prima del tempo. Quindi riesce a prendere tutto sul serio, tranne se stesso. Come quegli attori americani cui comincia già a somigliare.

In apertura Andrea Arru indossa Giacca, camicia e pantaloni Loro Piana. Photos by Giampaolo Sgura styling by Edoardo Caniglia. Hair: Kiril Vasilev @GreenApple using Davines Italia. Make up: Juri Schiavi @Blend Management. Fashion contributor: Valentina Volpe. Styling assistants: Emily Cervi, Jacopo Ungarelli. Production: Gigi Argentieri @K-448.