Damson Idris

Damson Idris

A 34 anni, l’attore londinese ha costruito la sua carriera accettando poche offerte, ma tutte giuste. Non ultime, quelle della moda con la quale ha creato un rapporto (da subito) speciale

Damson Idris
di Mathias Rosenzweig

Damson Idris ha fatto della “selettività” la cifra della sua carriera. Dopo il ruolo rivelazione di Franklin Saint in Snowfall, l’attore londinese ha resistito alla logica dell’esposizione continua, preferendo progetti, collaborazioni e apparizioni ponderate, piuttosto che l’onnipresenza. Questa attitudine lo ha reso una presenza interessante anche nel mondo della moda, dov’è ormai un habitué del front row alle sfilate di Milano e Parigi e si distingue puntualmente sui red carpet. Non da ultimo, si è assicurato il ruolo di ambassador di Prada (sì, gli sta addosso benissimo). Il suo prossimo personaggio? Miles Davis nell’atteso Miles & Juliette, in pre-produzione al momento di questa intervista.

Damson Idris
Giacca, camicia e pantaloni Prada

Damson Idris, sta lanciando un brand di gioielli in un mondo in cui tutti hanno idee, ma pochi le concretizzano. Come si passa dal concept alla realtà, soprattutto con una vita già così piena come la sua?

Guardandomi mi sono reso conto di quanto tempo passo a sostenere altri brand. Oggi tanti artisti possono riconoscersi in questo: prendi un aereo, vai agli eventi, fai foto, campagne… ma in realtà non possiedi nulla di ciò che promuovi. Quando ho iniziato come attore, ho capito che la “proprietà” era una direzione verso cui volevo muovermi. Mi ha ispirato vedere come le persone con cui collaboravo gestivano le loro aziende e la posizione che avevano sul mercato. Quindi, quando è arrivato il momento di Didris, è stata una decisione spontanea.

Lavorando con brand come Cartier, Bulgari, Chopard ho imparato come prendono le decisioni, chi scelgono come testimonial e come riescono a radicarsi nella cultura. All’inizio avevo pensato di entrare nel mondo del rum – perché amiamo il rum e le spiagge – ma ho capito che volevo qualcosa di più legato alle mie origini. Tutto è cominciato da mia madre. Era ossessionata dal lusso. In Nigeria comprava e vendeva oro, lo portava in Europa, lo vendeva e con i ricavi sosteneva la famiglia. Il suo sogno si è infranto quando è arrivata in Europa come madre single. È qui che ho capito: volevo renderle omaggio.

Damson Idris
Maglia, camicia e borsa Prada

Cosa l’ha sorpresa di più quando è entrato per la prima volta nel mondo della moda?

È buffissimo. La prima volta in cui ho capito cos’era la moda – e che mondo fosse – è stato con Il diavolo veste Prada. Ho pensato: “Oddio, è pazzesco”. Guardavi un gruppo di persone che sì, magari hanno una percezione distorta della realtà, però sono appassionatissime di ciò che fanno, e nel creare pezzi iconici. La moda, per tutti noi, è fatta di una quantità incredibile di dettagli, e si vede che la amano davvero. Ricordo la prima sfilata cui ho assistito: era a Milano ed ero in ritardo. I posti erano già tutti occupati, quindi ho dovuto restare in piedi. Non mi rendevo conto che fosse un problema: non ero mai stato a una sfilata prima. Intorno, però, era il panico.

Immagino che attorno a lei fosse il caos.

Il mio team stava perdendo la testa, perché io ero lì come attore, come ospite d’onore o qualcosa del genere. Ma ero così inesperto, così “nuovo” che non mi importava nulla! Non sapevo neppure che fosse sbagliato non sedersi. Ero rapito da tutto quello che avevo intorno. È stato lì che ho pensato: “Questa è un’industria in cui voglio lavorare”.

Damson Idris
Giacca, camicia, dolcevita, pantaloni, calze e mocassini Prada

Ha rifiutato moltissime offerte nella sua carriera di attore. Recitare le fa ancora paura?

Oh sì. È incredibile, ma prima di ogni ruolo – grande o piccolo che sia – per qualche motivo penso di non esserne capace. Che avrebbero dovuto darlo a qualcun altro. Tipo: “Io sono la persona peggiore per questo”. È uno dei motivi per cui non faccio tanti film. Ho rifiutato tantissimi ruoli. È folle. Ci sono attori che hanno costruito una carriera sui personaggi che ho rifiutato io. A un certo punto mi sono chiesto: “Allora, perché lo faccio?”.

So che voglio farlo per sempre. So che è un’industria senza età. Ma non sono ossessionato dai soldi, né dalla fama o dai trofei; soprattutto non vedo nessuno come un concorrente. Perché recito? Per entrare in connessione con certi mondi. Non succede sempre, ma quando accade do il massimo. Recito da un po’, ma non ho fatto tantissime cose. Tuttavia, è stato molto impattante sulla cultura e i giovani, perché do davvero tutto. Ed è impossibile dare tutto a tutto. Ti consumi.

Com’è, per lei, un vero giorno di riposo?

Wow! Per quanto sembri banale, chiamo ogni membro della mia famiglia e faccio FaceTime con loro il più a lungo possibile. Perché non li vedo mai. E credo che molte delle cose che sto facendo ultimamente siano proprio per rendere omaggio a mia madre. Penso: “Farò quel film per bambini così i miei nipoti lo guarderanno”; oppure: “A mio fratello questa cosa piacerebbe molto”. È il mio modo di compensare il fatto che non ho davvero modo di passare molto tempo con loro. Quindi, con la mia arte e le mie iniziative, in modo un po’ patetico cerco di attirare la loro attenzione. E poi, oltre a ciò, guardo il lavoro dei miei colleghi: mi ispira sempre, soprattutto quelli che stanno facendo questo “viaggio” con me.

In apertura Damson Idris indossa dolcevita Prada. Grooming: Liz Taw @The Wall Group. Set designer: Sati Leonne @Bryant Artists. Production: Rachael Evans. Casting: Calvin Wilson @Establishment NYC. Styling assistant: Liana Sipos. Tailor: Veridiana Teng. Location: M-Studio.