Blanco

Blanco

Dopo aver bruciato tutte le tappe in due anni, ha saputo quando fermarsi per rimettere ordine tra la voce e le attese. Ora è tornato, ma alle sue condizioni

di Ester Viola

Negli ultimi anni il nome di Blanco è diventato una specie di misura del tempo: la velocità del successo come lo conosciamo adesso e la necessità – a un certo punto – di fermarsi. Riccardo Fabbriconi, 22 anni, ha bruciato tappe che alla maggior parte degli artisti richiedono un decennio: singoli esplosi dal nulla, un album d’esordio portato in cima alle classifiche, un Sanremo vinto a 18 anni, gli stadi riempiti quando ancora lui stesso stava cercando di capire cosa volesse dire essere Blanco.

Tutto in 24 mesi: certe volte sei così sotto le stelle giuste che il mondo mette il fast-forward apposta per te. C’è stato un momento in cui Blanco sembrava essere diventato un’assenza. Un artista che si era estraniato dal rumore, proprio lui che quel rumore lo aveva generato senza volerlo, in una miscela di istinto e vulnerabilità che aveva fatto esplodere tutto: le classifiche, le attese, le visualizzazioni e un immaginario.

Blanco
Polo, maglia e pantaloni Ferragamo, stivali Prada

Ma il rumore – dice lui – non è sempre movimento. Spesso è solo rumore. E Blanco, che movimento lo è sempre stato, ha deciso di non diventare il modellino che avevano scelto praticamente tutti, il suo posto imposto l’ha lasciato. Non permettere che il pubblico ti trasformi in un mito riproducibile all’infinito: ci ha messo pochi mesi a capire quello che agli artisti serve quasi una vita per metabolizzare. In quel vuoto – che vuoto non era per niente – ha ricominciato a scrivere. Per altri, per sé, per rimettere ordine tra la voce e le attese.

Quando è uscita Piangere a 90, una ballad asciutta e precisissima, è come se avesse portato l’inventario della sua esistenza: le vette toccate a un’età in cui si fa ancora fatica a distinguere il coraggio dal caso, la frattura improvvisa, l’indignazione nazionale per un vaso di fiori calciato sul palco più giudicato d’Italia. “Sono stanco, son Riccardo, son di fretta”: il verso funziona come una dichiarazione d’identità. Fine del frame che lo ha definito per mesi, esecuzione perfetta, Riccardo.

Da quel confine ha scelto di fermarsi, di scansare il fosso della sovraesposizione che oggi sembra un requisito strutturale del mestiere. «Non credo che la sovraesposizione abbia senso», riflette. «Quel dare-dare-dare rende identici. Ti toglie la magia».

Blanco
Maglia e pantaloni Brioni, stivali vintage

Lasciar stare l’obbligo della performance costante, quel che c’era da capire non solo lo ha capito, ma lo ha già fatto diventare il nuovo metodo. Gli chiedo cosa è cambiato, chi era e chi – se c’è un modo di dirlo, di saperlo – è adesso. O almeno come si sente. «Quello di prima aveva senso di rivincita, voleva a tutti i costi dire “io esisto”. Ora è più: so che esisto, e voglio essere la versione migliore di me. Devo studiare. Capire. Non standardizzarmi».

Si è iscritto a Scienze Umane, dopo aver lasciato la scuola all’epoca del primo contratto discografico. «Ho capito che è fondamentale crescere, arricchirsi. Non tutto gira intorno a questa roba. Invece no. Devi perdere il centro e poi ritrovarlo».

La riflessione più acuta, quella che mi ha fatto pensare che ha almeno 20 anni in più di quelli che dimostra, arriva da un luogo imprevisto: una lezione di latino. Blanco la racconta quasi ridendo, ma dentro c’è tutto il suo metodo di interpretazione del tempo. «Parlavo con il professore del fatto che la lingua italiana cambia. Una volta la regola era italiano a tutti i costi, ora l’inglese si infila ovunque. Più avanti andremo, più finiremo per assomigliare a un modello unico. Le cose più piccole moriranno».

Blanco
Pantaloni Dior, cintura Dsquared2, stivali Louis Vuitton

Poi aggiunge: «È la stessa cosa nella musica. I Beatles saranno il latino: l’inizio, la base, la struttura di tutto». È una visione che colloca la musica in un orizzonte lungo e non frenetico. E che spiega la difficoltà, oggi, di riconoscere ciò che resterà. «È difficile distinguere i diamanti dai pezzi di vetro. Esce così tanta roba che forse potrei dirtelo tra dieci anni. È più difficile affezionarsi a quello che è attuale».

Blanco non lo dice apertamente, ma è evidente che non vuole essere parte dell’effimero. Vorrebbe la durata, la dimensione ampia. Le sue ispirazioni sorprendono: Freddie Mercury, Einstein, Totti. «Come li metto insieme, vai a capire », ride. Il suo ideale di canzone perfetta, invece, è chiarissimo: Love of My Life.

Gli chiedo se gli piacerebbe intestarsela: «È troppo. Tornando indietro però avrei lavorato per lui. Qualsiasi cosa». Una confessione che rivela un’idea precisa del mestiere: la canzone come oggetto da costruire, da meritare.

Blanco
Cappotto Givenchy, boxer vintage, calze Gallo, stivali vintage

Quando parla della sua musica è talmente poco compiaciuto. La sua preferita «deve ancora uscire», perché è quella che lo ha toccato di più. Eppure riconosce con lucidità il destino inatteso di certi brani: Finché non mi seppelliscono, scritto da adolescente per un amore da ragazzi, diventato coro da stadio, adottato dai tifosi della Roma. «Non ci avrei mai scommesso», dice. È uno dei pochi momenti in cui sembra davvero stupito dal proprio percorso.

Alla domanda su come abbia capito che ce l’avrebbe fatta, non racconta un episodio di successo, ma una disciplina. «Due anni a scrivere ogni giorno. Ero sicuro di dovercela fare. Avevo troppa fame, ma senza egoismo. È quella sensazione: la devo fare, quindi la faccio». È un’intuizione di volontà più che di talento. E Piangere a 90 segna l’inizio della nuova fase, una dichiarazione calma, precisa: sono ancora qui, ma alle mie condizioni. Sembrerebbe poco, nell’era della visibilità compulsiva. È moltissimo, invece.

Dopo il successo di Piangere a 90 e Maledetta rabbia, Blanco si prepara a tornare con nuova musica entro fine gennaio: tasselli di un album attesissimo in arrivo nel 2026. In primavera debutterà il primo tour nei palazzetti, un viaggio da Nord a Sud che toccherà Jesolo, Firenze, Padova, Torino, Roma, Bari, Eboli, Napoli, Bologna, Milano e Pesaro.

Nella foto d’apertura Blanco indossa pantaloni Dior, cintura Dsquared2. Photos by Giampaolo Sgura styling by Edoardo Caniglia, Tiny Idols. Grooming: Ezio Diaferia @Julian Watson. Fashion contributor: Valentina Volpe. Styling assistant: Jacopo Ungarelli. Production: Gigi Argentieri @K-448.