ITS Contest 2026: i nuovi designer che cambieranno la moda
Da Trieste emerge una nuova generazione globale del fashion design: 10 talenti, tra sostenibilità, identità e sperimentazione, già pronti a riscrivere le regole del sistema moda
Trieste torna al centro della moda globale con ITS Contest 2026, uno dei pochi osservatori capaci di intercettare il talento prima che diventi sistema. I dieci designer selezionati – tra i 22 e i 33 anni, provenienti da contesti culturali diversi – non rappresentano solo una nuova generazione, ma un cambio di paradigma: meno prodotto, più visione, identità e responsabilità.
Selezionati da una giuria internazionale, i vincitori incarnano una nuova idea di fashion design, in cui il progetto diventa uno strumento per leggere il presente. Non è un semplice concorso, ma una piattaforma che costruisce percorsi: l’ITS Excellence Award 10×10×10 include 10.000 euro, una residenza creativa e l’esposizione per dieci mesi nella mostra Rise and Shine all’interno di ITS Arcademy, il primo museo di moda contemporanea in Italia.

Chi sono i vincitori di ITS Contest 2026
La lista dei vincitori è una mappa geografica e culturale precisa: Francia, Cina, Regno Unito, Belgio, Stati Uniti. Nomi ancora lontani dal mainstream, ma già dentro le dinamiche che contano. Darius Betschart, Steven Chevallier, Yi Ding, Jamie O’Grady, William Palmer, Stan Peeters, Chloë Reners, Tidjane Tall, Anna Maria Vescovi, Wenji Wu. Non è solo diversity. È una pluralità di approcci progettuali: dalla ricerca materica radicale alle nuove forme di menswear gentile, fino alla sneaker come oggetto modulare e sostenibile.

Il nome da tenere d’occhio: Chloë Reners
Tra tutti, è Chloë Reners a ricevere la menzione speciale della giuria. Il motivo è chiaro: una visione solida, consapevole e già pronta per dialogare con il sistema. La sua forza non è solo estetica, ma politica. Porta una prospettiva femminile in un’industria ancora dominata da logiche maschili, combinando rigore progettuale e chiarezza narrativa

Moda come linguaggio sociale: il caso Steven Chevallier
Se c’è un progetto che sintetizza lo spirito contemporaneo è OUT RAGE di Steven Chevallier. Un lavoro che attraversa attivismo, estetica queer e ricerca visiva. Stampe a contrasto, silhouette unisex e accessori decisi diventano strumenti per raccontare tensioni sociali e identità fluide. Non è styling, è presa di posizione. Non a caso, è lui a vincere il premio legato a Ray-Ban, brand che più di altri lavora sul concetto di individualità culturale.

Sostenibilità reale, non dichiarata
La parola sostenibilità qui non è un claim. È struttura progettuale. Jamie O’Grady, premiato anche da Fondazione Ferragamo e WRÅD, lavora sulla modularità delle sneaker, mettendo in discussione un sistema che produce miliardi di paia ogni anno. Wenji Wu, premiata da Camera Nazionale della Moda Italiana, costruisce invece una tensione visiva tra protezione e vulnerabilità, unendo artigianato e responsabilità. Due approcci diversi, stesso punto: la moda non può più essere solo estetico
Dove la moda prende forma: tra progetto e immaginario
Le collezioni trovano una prima forma pubblica nella mostra Rise and Shine, dove i lavori dei designer restano in esposizione per mesi, entrando in dialogo diretto con il pubblico e con l’industria

Accanto, Exposure, curata da Tom Eerebout, sposta il discorso sul piano dell’immaginario: attraverso figure come Lady Gaga, Harry Styles e Beyoncé, la moda viene letta come costruzione dell’identità e dispositivo culturale.
È qui che il progetto ITS si chiarisce davvero: non solo individuare nuovi designer, ma costruire il contesto in cui il loro lavoro può essere visto, interpretato e, soprattutto, trasformato in linguaggio.