Sanremo 2026, i look della seconda serata: Lauro illumina, il resto è noia
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Sanremo 2026, i look della seconda serata: Lauro illumina, il resto è noia

di Tiziana Molinu

Tra mise ripetitive, tentativi di originalità che non decollano e un total black che mette sonno, nella seconda serata del Festival c’è solo un nome che merita di essere ricordato: Achille Lauro. Ecco come è andata per tutti gli altri

Il Festival di Sanremo entra nel vivo, ma sul fronte moda qualcuno ha premuto pausa. Dopo l’esordio timido della prima sera, speravamo in una scossa. Invece, nella seconda puntata, il tono stilistico è rimasto basso, quasi soporifero. Tanti look che non si ricordano, tanta uniformità che mette sonno. L’unico barlume, e lo diciamo senza sorpresa, è stato Achille Lauro. In qualità di co-conduttore, si è preso la scena e non l’ha più lasciata. Per il resto, abbiamo assistito a un Festival che vive di musica e sopravvive di moda. Un Festival che è tornato a essere tradizionale, in tutto e per tutto. E allora andiamo a vedere chi, tra conferme e delusioni, è riuscito a tenerci svegli.

Achille Lauro in Dolce & Gabbana

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Ieri sera Achille Lauro non era in gara, era di casa. Co-conduttore della seconda serata, si è preso il palco con la naturalezza di chi l’Ariston lo ha abitato in tutte le salse: trapper, punk, opera d’arte, e ora presentatore. E in questa nuova veste ha fatto centro. Look total white firmato Dolce&Gabbana, completo candido con giacca monopetto, pantaloni over e camicia impreziosita da un nastro di raso sul petto. A completare: un collier Damiani di diamanti, rubini e perle, roba da Mille e una notte. Ogni volta ci chiediamo come faccia a sembrare etereo e maledetto allo stesso momento. Il segreto lo sa solo lui.

Fulminacci in Ami Paris

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Lo avevamo lasciato ieri in grigio, un po’ spento, con quella faccia da bravo ragazzo che non sapeva bene cosa ci facesse lì. E invece ieri sera Fulminacci ci ha preso per il colletto della camicia (rosa cipria, per la precisione) e ci ha fatto ricredere. Look sempre Ami Paris, ma questa volta con una personalità che urla “sono cresciuto ma non troppo”. Giacca in lana verde, camicia oversize rosa cipria, pantaloni ampi grigi e cravatta in seta color cammello. Un incrocio perfetto tra il professore universitario un po’ distratto e il ragazzo che hai voglia di abbracciare. È adorabile, sempre un po’ goffo, un po’ fuori posto, ma con quell’aplomb di altri tempi che solo i veri signori (o quelli che non si prendono troppo sul serio) possono permettersi.

Chiello

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Durante la prima serata eravamo partiti benissimo. Quella poetica malinconica, il total black Emporio Armani, gli stivali con il tacco da fare invidia. Ieri sera, invece, un piccolo passo indietro. La pelle è stata la protagonista di questo outfit di stampo punk, quel punk anni 2000 che i Millennials conoscono bene e che è il pane quotidiano di Chiello. Pantaloni slim in pelle, giubotto con pelliccia, stivaletti a punta col tacco (almeno quello è rimasto). Unica nota di colore, piuttosto spenta, una camicia bordeaux a righe bianche che provava a dare un po’ di vita al tutto.

Dargen D’Amico in Mordecai

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Dargen D’Amico ieri sera si è presentato con una coperta addosso. Letteralmente. Ma non una coperta qualsiasi: una cappa patchwork realizzata con tessuti d’archivio di Mordecai. Sotto, un pantalone ampio che si ispira alle coperte indiane del Kashmir, un gilet imbottito rosso e camicia in seta double con gemelli ricamati. Oh, e gli occhiali da sole. Ovviamente. La stylist Rebecca Baglini aveva parlato di un progetto legato all’intelligenza artificiale e a temi sociali. Noi abbiamo visto un uomo che sembrava uscito da un bazar di Marrakech dopo una notte di bagordi. E allora ridiamo, scherziamo, lo prendiamo in giro con affetto. Ma alla fine, Dargen, ti dobbiamo solo ringraziare. In un Festival di total black e pochi rischi, tu sei l’unico che ci fa ancora guardare il palco chiedendoci “ma cosa ha addosso?”. E questa, amico mio, è una missione.

Fedez in Jil Sander

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Indovinate un po’? Ancora total black per Fedez. Che nella seconda serata ha deciso di “osare” (virgolette d’obbligo) co una giacca monopetto di pelle firmata Jil Sander. Il problema è che non gli cade proprio bene addosso. Nella parte superiore c’è qualcosa di poco armonico nel fit, come se la giacca fosse stata disegnata per un altro corpo e lui l’avesse indossata lo stesso, tanto per fare. Per il resto, il solito copione: nero, nero e ancora nero. La strategia del profilo basso prosegue imperterrita, e in classifica intanto loro sono primi. Il look è Jil Sander, pulito, essenziale, per quanto “boring” non ha niente che non vada. È solo che, a questo punto, un po’ di fantasia non guasterebbe. Ma evidentemente la missione è un’altra.

Tommaso Paradiso in Emporio Armani

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A quanto pare, Tommaso Paradiso non riesce proprio a lasciare a casa la maglia della salute. Ma a parte gli scherzi, ieri sera il cantante de “I romantici” si è presentato in un total black che ci è piaciuto decisamente di più rispetto al look della prima serata. Sempre Emporio Armani, sempre quella morbidezza che lo fa sembrare uno qualunque. Abbiamo visto un Tommaso più a fuoco, più dentro al personaggio, meno spaesato. Tra l’altro, ieri sera è finito anche nella top 5 della classifica provvisoria, al secondo posto per la precisione. Chissà che il total black non porti bene. La mano continuava ad essere fasciata (colpa di un giocattolo di sua figlia, ha spiegato), ma almeno questa volta il guanto con Luffy di One Piece era più integrato nel look. Rimandato. Con affetto.

LDA & AKA7EVEN in Pence1979

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Ci erano piaciuti durante la prima serata, e oggi confermiamo quel sentiment. LDA e AKA7EVEN sono due che a Sanremo ci stanno proprio bene, e non solo per la musica. Per la seconda serata, ancora custom made Pence1979 con la supervisione di Ylenia Puglia, e ancora una volta il risultato è azzeccato. LDA ha sfoggiato un cappotto unisex doppiopetto in pelle, oversize, con quella spalla ampia e abbottonatura bassa che gli dà un’aria da giovane promettente. Sotto, pantalone worker in pelle dal taglio relaxed e camicia in viscosa marrone. AKA7EVEN gli ha risposto con un bomber dal collo in maglia, tasche applicate in pelle, canotta in viscosa marrone e lo stesso pantalone worker. Due modi diversi di interpretare lo stesso mood: giovani, svegli, curati senza sembrare statuesche. Troppo carini, e lo diciamo senza imbarazzo.

J-Ax

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Forse, con J-Ax avevamo cantato vittoria troppo presto. Il look della prima sera ci aveva conquistato, quello sceriffo cattivo da saloon ci era piaciuto. Ieri sera, invece, dobbiamo quasi rimangiarci la parola. Sempre nero, sempre lui, ma questa volta spezzato da ricami bianchi fin troppo grandi, quasi fastidiosi, che appesantivano tutto. Il personaggio era sempre quello: il cattivo del film western. Ma molto meno credibile. Il brano è “Italia starter pack“, un pezzo con forti influenze country e lui ha scelto un look che richiama l’iconografia di Johnny Cash, il leggendario “man in black”. Quindi l’idea c’era. La resa, un po’ meno. Forse era meglio la prima sera. O forse, semplicemente, i cattivi funzionano meglio la prima volta che li incontri. Alla seconda, un po’ stancano.

Ermal Meta in Trussardi

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Anche per la seconda serata Ermal Meta sceglie Trussardi. Un total look custom con denim floccato, camicia e cappotto in lana chevron dal collo in nappa. Che dire, sicuramente meglio della prima sera, più coeso, più interessante. E poi, diciamocelo, è sempre bello vedere sul palco qualcosa che non sia l’ennesimo doppiopetto da cerimonia. L’insieme, anche se a fatica, questa volta regge. E poi il vero pezzo forte, quello, resta sempre il messaggio (ieri sulla manica). Il resto è solo contorno.

Enrico Nigiotti

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Non possiamo mica dire che è vestito male. Perché non lo è. Il problema è che è talmente uguale alla sera precedente che verrebbe quasi voglia di controllare se Sanremo è un loop temporale. Se non fosse per la giacca (leggera variazione sul tema), giureremmo che abbia ritirato fuori lo stesso outfit della prima sera e via, si è presentato così. Quel casual elegante che non fa male a nessuno ma neanche emoziona. La verità è che Nigiotti ha scelto la linea della coerenza. Che è una parola bellissima, ma a Sanremo rischi di confonderti con la tappezzeria.