Sanremo 2026: commentiamo tutti i look della prima serata
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Sanremo 2026: commentiamo tutti i look della prima serata

di Tiziana Molinu

Ieri sera si è alzato il sipario sul Festival della Canzone Italiana. Sul palco dell’Ariston, insieme alla musica, anche la moda. Vediamo dunque insieme i meglio (e i peggio) vestiti di questa prima serata

La settimana di Sanremo è ufficialmente iniziata. Performance da brividi, musica, un po’ di buono e sano intrattenimento e, soprattutto, moda. Perché sì, al Festival si vota la canzone, ma si giudica (anche) l’abito. Possiamo parlare di una prima serata all’insegna della sobrietà. Abbiamo visto tanti total black, qualche guizzo retrò, nessuno scivolone clamoroso Ma anche, bisogna dirlo, nessuno che abbia fatto veramente brillare gli occhi. In linea di massima, i look ci sono, la personalità un po’ meno. Ma qualcuno, per fortuna, riesce ancora a farci sognare (o almeno a farci sorridere). Dai rapper in doppiopetto ai poeti in parquet, passando per dandy e principi shakespeariani, guardiamo e commentiamo insieme i look maschili della prima serata del Festival di Sanremo 2026.

Sayf in GCDS

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Buona la prima per Sayf. Il rapper italo-tunisino ha portato sul palco dell’Ariston un look ben studiato che portava la firma di Giuliano Calza con GCDS. In gara con il brano “Tu mi piaci tanto“, l’artista ha sfoggiato un completo doppio petto gessato, un modello dallo spirito morbido ma non per questo privo di struttura. Un chiaro rimando ai codici sartoriali retrò (forse anche un po’ gangster), filtrati però attraverso una lente contemporanea. Approvato, ma ci aspettiamo di più dalle prossime serate.

Chiello in Emporio Armani

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(Photo by Daniele Venturelli/Getty Images)

Chiello ce l’aspettavamo esattamente così. In total black, con un look dall’eleganza poetica e, soprattutto malinconica. A vestirlo è stato Emporio Armani: giacca nera damascata, impreziosita da bottoni dorati che scintillavano come luci nella notte sotto i riflettori dell’Ariston e pantaloni dal taglio slim (che potevano stare bene solamente a lui). Una nota di merito speciale va agli stivali in pelle nera dalla punta affilata, con un tacco così audace da fare invidia a qualsiasi look femminile visto sul palco. Con i capelli sapientemente spettinati e quell’aria da poeta maledetto, Chiello ha firmato una delle presenze più coerenti e magnetiche della prima serata. Del resto, con una scritta “Melancholy” tatuata sul collo, come poteva essere da meno?

Michele Bravi in Antonio Marras

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(Photo by Daniele Venturelli/Getty Images)

Michele Bravi ha vinto una delle scommesse più difficili di ogni Sanremo: essere elegantissimo senza annoiarci. Sul palco, dove ha cantato “Prima o poi“, ha sfoggiato un completo Antonio Marras (styling curato Susanna Ausoni) che sembrava uscito da un armadio del 1940 ma con lo sguardo al 2025. Giacca e pantalone in lana check finestrato fondo nero, con quella trama a quadretti che ballava sotto le luci dell’Ariston. Sotto, una camicia in moiré rigato fondo bianco: una sfida tra righe e quadri che solo un vero dandy poteva vincere. Silhouette morbida, vita alta, portamento da divo di altri tempi. Insomma, bravo.

Luchè in Louis Vuitton

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(Photo by Daniele Venturelli/Getty Images)

Lo aspettavamo al varco, e non ha deluso. Luchè ha indossato una creazione firmata Louis Vuitton e disegnata da Pharrell Williams, che di strada e alta moda ne capisce qualcosa. Felpa in velluto, camicia e cravatta Regimental: il rapper napoletano ha portato l’attitudine street sul palco dell’Ariston senza rinunciare alla couture. Lo stylist Michele Potenza ha detto: “Con Luchè abbiamo alzato il volume su un’estetica audace, dove il look diventa parte integrante del racconto” . Detto, fatto. E noi è piaciuto .

Fulminacci in Ami Paris

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(Photo by Daniele Venturelli/Getty Images)

Lo avevamo lasciato che voleva tornare a Sanremo “vestito elegante”. Parola mantenuta. Fulminacci sul palco con “Stupida sfortuna” ha indossato un completo doppiopetto Ami Paris in lana grigia e dei bei pantaloni ampi. Il problema è stato forse il colore. Quel grigio total look, sofisticato sulla carta, sul nostro Filippo faceva l’effetto di una nuvola in una giornata già uggiosa. Ci ha fatto tenerezza vederlo lì, così elegante e serio. Il completo non aveva una piega, ma forse non aveva nemmeno un’anima. Lo promuoviamo lo stesso, per incoraggiamento: la prossima volta, Fulminacci, un po’ di colore. Anche perché con quella faccia e quel pezzo, puoi permettertelo.

Dargen D’amico in Mordecai

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(Photo by Daniele Venturelli/Getty Images)

Se c’è uno che a Sanremo che, in un modo o nell’altro, ci intrattiene sempre, quello è Dargen. Fedele ai suoi immancabili occhiali da sole (che ormai sono più famosi di lui), lo abbiamo visto in un completo firmato Mordecai che nessuno aveva chiesto ma che tutti, alla fine, aspettavamo. Un completo doppiopetto kimono che riproduceva fedelmente il parquet di un qualsiasi loft milanese. Tavole di legno, venature, quel non so che di Ikea ma versione couture. Ecco, Dargen è stato esattamente questo: un barlume di carattere in una prima serata stilisticamente un po’ sonnecchiosa. La capacità di prendersi poco sul serio, mescolata a quell’estro che solo lui ha. Molti critici di moda non l’hanno apprezzato. Ma a noi sta bene così.

Leo Gassmann in Dsquared2

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Ieri sera Leo Gassmann in Dsquared2 aveva qualcosa di elisabettiano. Non è chiaro se fosse uno smoking, un due pezzi o un costume per il Globe Theatre, ma l’effetto era quello: un artista dell’epoca shakespeariana finito per sbaglio all’Ariston. La camicia con quello scollo profondo? Azzeccatissima. Poi però lo sguardo cadeva giù. E lì, qualcosa si inceppava. Le proporzioni della parte inferiore non quadravano: forse la silhouette dei pantaloni, forse la lunghezza sbagliata, fatto sta che l’armonia si perdeva per strada. Un piccolo giallo sartoriale che speriamo venga risolto nelle prossime puntate. Per ora, promosso con riserva: l’attitudine c’è, il resto si aggiusterà. O forse no, e ce lo terremo così, imperfetto e un po’ misterioso. Come piace a noi.

Tredici Pietro

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Poteva presentarsi in tuta, con la felpa e l’attitudine rap che conosciamo. Invece no. Tredici Pietro, in gara a Sanremo 2026 con “Uomo che cade” ha tirato fuori il completo buono: doppiopetto sartoriale, camicia bianca, cravatta nera. Elegantissimo, impeccabile, quasi noioso. Sembrava uscito da un matrimonio in cui non conosceva nessuno. Forse troppo rigore, questo il problema. Capiamo il voler farsi prendere sul serio dal pubblico generalista, capiamo la voglia di distinguersi dai soliti look da trapper. Ma un po’ di colore, una cravatta diversa, un dettaglio che gridasse “sono giovane e ho 28 anni” non avrebbe guastato. Il look era troppo perfetto per essere sincero.

Fedez e Marco Masini

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Profilo basso per Fedez in Jil Sander e Marco Masini. Il duo aveva un obiettivo chiaro: far parlare la canzone, non i vestiti. Missione compiuta Nessun eccesso, nessun colpo di scena sartoriale, solo loro due e il brano. E la strategia del profilo basso sembra aver funzionato alla grande, visto che si sono piazzati quinti nella classifica provvisoria. I look, in generale, senza infamia e senza lode. Ma quando arrivi in top 5, forse è proprio quello il punto.

J-ax

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(Photo by Daniele Venturelli/Getty Images)

J-Ax ha portato il Far West all’Ariston e, a dirla tutta, anche con nostra sorpresa, ci sta. Cappello da cowboy, bastone, cravattino texano e quell’aria da sceriffo cattivo pronto a mettere in subbuglio il saloon. La stylist Ylenia Puglia ha dato qui il meglio di sé. Sembra scappato da un film western, versione Jesse James con la passione per l’alta moda. Questo look, che è persino ricoperto di paillettes, funziona su di lui, punto. I giornali lo hanno massacrato al Quirinale , ma sul palco dell’Ariston, dove canta “Italia Starter Pack“, questa messinscena ci piace. Tanto.

Tommaso Paradiso in Emporio Armani

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Tommaso Paradiso, al suo debutto da solista al Festival di Sanremo, ci ha fatto sbadigliare. Stilisticamente parlando almeno. Ha sfoggiato un completo firmato Emporio Armani che aveva una missione precisa: farlo sentire a casa. Missione riuscita, forse troppo oseremo dire. Giacca crema, pantaloni neri sformati, e sotto una maglietta della salute bianca. Peccato che il risultato finale fosse più da archivista comunale che da cantante in gara al Festival. Quel mix tra nonnino hipster e impiegato modello ci ha strappato uno sbadiglio. La coerenza è una virtù, ma a volte anche un limite.

LDA e AKA 7EVEN in Pence1979

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I due “ex amici” (di Maria de Filippi si intende), ora in gara insieme con “Poesie clandestine“, hanno azzeccato la prima. Merito di Ylenia Puglia (la stylist di J-Ax, e qui si vede la mano) e del brand Pence1979, che per loro ha cucito due custom made su misura. Niente eccessi, niente wow, ma due look adatti alla loro età e al palco. LDA ha scelto un giubbino in pelle con taschino applicato, pantaloni sartoriali in rasatello di cotone e camicia bianca. AKA7EVEN, più urban, ha optato per giubbino oversize, canotta in viscosa e pantaloni baggy con tasche applicate sul retro. Ci sono piaciuti, due modi diversi di essere giovani all’Ariston senza cadere nel trapperismo di maniera. Promossi.

Samurai Jay in Dickson Lim

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Ci ha provato. E va dato atto a Samurai Jay di averci almeno provato. Si è presentato su palco con un doppiopetto un po’ più particolare della media, un modello a più reverse firmato Dickson Lim, brand malesiano abbastanza di nicchia. La verità è però che non ci ha convinto. L’abito in sé non aveva niente che non andasse: taglio moderno, dettagli studiati, quel tentativo di essere elegante senza essere noioso. Il problema è che su di lui sembrava messo lì per forza, come se qualcuno gli avesse detto “devi osare” e lui abbia obbedito senza troppo entusiasmo. Il risultato è stato un po’ forzato, un vestito che indossa lui ma che non lo veste. E no, le treccine non c’entrano. Ci ha provato, semplicemente, e non ci è riuscito.

Enrico Nigiotti

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Che noia. E ci spiace dirlo, perché Nigiotti è uno di quelli che la musica la sa fare davvero. Il suo outfit era un deserto di stile anche se vestito Barena Venezia, brand che sa regalare personalità anche a un muro. Ieri sera, invece, sembrava vestito da un algoritmo che aveva letto “casual elegante” sul dizionario e aveva preso tutto alla lettera. Nessuna forma, nessun carattere, nessun tipo di comunicazione. Un completo che non diceva niente,. Ecco, forse l’unico messaggio che passava era: “Sono qui per cantare, il resto non conta”. E ci sta. Ma se sei a Sanremo, il resto conta eccome. Parliamo di moda, sia chiaro. Perché la musica, quella, è tutta un’altra storia.

Ermal Meta in Trussardi

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Non vogliamo essere cattivi, davvero. Quindi diciamo che apprezziamo questo tentativo di personalità da parte di Ermal Meta vestito Trussardi. Spolverino in raso di seta stretch, pantaloni in pelle suede con trattamento vintage e, ciliegina, stivaletti in denim floccato color lava. Roba che nemmeno un vulcano in eruzione. Ci piace? Non particolarmente. Però almeno abbiamo visto qualcosa di originale, in una prima serata che di originalità ne ha sparsa col contagocce. Sul colletto della camicia, cucito a mano, un dettaglio che c’è davvero piaciuto perà: c’era scritto “Amal”, il nome di una bambina palestinese, un messaggio che chi sa cogliere coglierà. Il look forse non convince fino in fondo, ma il gesto sì. E a volte, è più importante.

Tiziano Ferro in Etro

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(Photo by Daniele Venturelli/Getty Images)

Tiziano Ferro non è in gara, quindi nessun giudizio. Né sulla musica, né tantomeno sulla moda. Però un occhio ce lo buttiamo lo stesso, tanto per. Il super ospite della prima serata si è presentato con uno smoking custom ETRO che sembrava uscito da un party esclusivo tra Milano e il Medio Oriente. Giacca in lana ricamata all over con jais e perline nei toni del nero e canna di fucile. Sì, avete letto bene: canna di fucile. Un colore che non sapevamo esistesse e che ora vogliamo usare in ogni conversazione. Brillante, ricercato, con quel luccichio che sotto i riflettori dell’Ariston deve aver fatto impazzire i teledipendenti.

Carlo Conti in Stefano Ricci

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(Photo by Daniele Venturelli/Getty Images)

Chiudiamo con il padrone di casa. Carlo Conti, direttore artistico e conduttore per il secondo anno consecutivo, si affida a Stefano Ricci. Per la prima serata ha sfoggiato uno smoking doppiopetto blu notte con revers in raso, classico, rassicurante, perfettamente in linea con la sua idea di festival . “È un grande onore indossare abiti realizzati su misura per me da Stefano Ricci”, ha detto. E noi gli crediamo. Nessuna sorpresa, nessun colpo di scena. Ma del resto, a Sanremo il padrone di casa non deve stupire, deve accogliere. E con quell’abbronzatura da manuale e il sorriso da cerimoniere, Conti ha fatto il suo dovere.