Gold experience: artisti e l’oro!
Anish Kapoor, Gold Mirror, 2007 - Courtesy Anish Kapoor

Gold experience: artisti e l’oro!

di Elena Bordignon

L’oro come bene rifugio e ‘porto sicuro’ per gli investimenti, nelle mani degli artisti diventa materia nobilitante, ma anche metallo carico di valori simbolici e allusivi. 

5.000 dollari all’oncia! La tendenza all’acquisto di oro ha raggiunto livelli storici tra il 2025 e l’inizio del 2026. L’oro, da sempre considerato un bene rifugio, ha superato record storici. Porto sicuro (o safe asset in inglese) l’oro è diventato un investimento finanziario considerato stabile e decisamente a basso rischio. Turbolenze di mercato, inflazioni o crisi mondiali, non sembrano farlo vacillare, mantenendo il suo potere d’acquisto quando le valute fluttuano. E che succede se si attua l’addizione arte + oro? Se investire in oro come bene rifugio sembra un ottimo investimento per la protezione del proprio capitale, investire in arte – soprattutto contemporanea – per diversificare il proprio capitale non è altrettanto ‘sicuro’. Il valore dell’arte dipende da molti fattori, da trend mutevoli e spesso aleatori, ma nulla toglie che acquistare un’opera d’arte sia un rischio che valga la pena di correre, soprattutto se l’opera in questione porta la firma di famosissimi artisti quotati e conosciuti. 

Il fascino dell’oro ha ammaliato gli artisti per secoli. Volendo rivisitare epoche passate, possiamo tirare un filo rosso che va dagli artisti classici come Giotto e Fra Angelico, maestri del fondo oro per creare alterità sacra e divina, per giungere ai grandi artisti dell’‘800 come Gustav Klimt, artista per eccellenza del periodo d’oro, che ha reso il metallo protagonista assoluto delle sue opere, per arrivare ad artisti contemporanei come Anish Kapoor, Damien Hirst, Yayoi Kusama e Anselm Kiefer, che hanno utilizzato il prezioso metallo nelle loro sculture e installazioni. Colato, massiccio o in foglia per rivestire le superfici, il nobile metallo è protagonista assoluto in molte opere. Senza contare i tanti artisti come Lucio Fontana, Salvador Dalì e Pablo Picasso che si sono dedicati alla realizzazione di originali gioielli concependo l’oro come una vera e propria scultura da indossare. 

Anche nel movimento dell’Arte Povera, artisti come Marisa Merz, Giuseppe Penone e Jannis Kounellis lo hanno impiegato in chiave concettuale. Così come potremmo citare la fascinazione per l’oro da parte del grande artista Yves Klein, che lo ha impiegato sia come materiale artistico fisico (foglia d’oro, pigmento) sia come concetto filosofico per rappresentare l’immaterialità, il divino e l’assoluto. Memorabile è l’ “operazione artistica” Zone di Sensibilità Pittorica Immateriale. Tra il 1959 e il 1962, Klein ‘vendeva’ spazi vuoti (zone di sensibilità) in cambio di foglie d’oro puro. Questo atto simbolico rappresentava la cessione del valore materiale in cambio del valore artistico immateriale. Parte dell’oro ricevuto veniva poi gettata nella Senna.

Per giungere alla stretta contemporaneità, tra gli artisti che più hanno utilizzato l’oro citiamo Damien Hirst che lo ha impiegato in diverse opere tra cui la famosa scultura The Gold Calf – un vitello tassidermizzato, con corna e zoccoli d’oro massiccio, conservato in una teca di formaldeide e sormontato da un disco solare dorato – o in altre opere come I Love You – Gold Leaf, Turquoise, Oriental Gold ed Eternal Memento (Clear & Gold) entrambe delle sculture ricoperte di foglia d’oro o Treasures from the Wreck of the Unbelievable: progetto espositivo a Venezia dove l’artista ha presentato una serie di “tesori” sommersi, molti dei quali ricoperti d’oro o in versioni dorate. 

Un’altra opera molto conosciuta è Siren del 2008, realizzata da Marc Quinn. L’artista inglese ha realizzato una scultura di 18 carati con l’effige di Kate Moss, immortalata in un’improbabile contorsione yoga: l’opera è stata battuta dalla casa d’asta Sotheby’s per 900.000 dollari. Una cifra che non regge al confronto di un’altra opera famosissima, quella di Maurizio Cattelan: un water funzionante realizzato in oro 18 carati, dal peso di circa 101-103 kg. Satira sulla ricchezza e il consumismo, esposta al Guggenheim e rubata nel 2019, un esemplare dell’opera è stato venduto nel 2025 per 12 milioni di dollari. 

Tra ironia e provocazione citiamo anche l’artista svizzera Sylvie Fleury. L’artista utilizza spesso il colore e il materiale oro per ironizzare sul lusso, il consumismo e il feticismo degli oggetti, soprattutto legati al mondo della moda e della cultura popolare. Opere significative includono Shopping Art (2017), ampie borse in bronzo rivestite di foglie di palladio, e gli ‘appendini’ placcati d’oro della serie Double Positive.
Tra gli artisti italiani che attualmente utilizzano nelle loro ricerche artistiche l’oro sono da citare Gian Maria Tosatti, Francesco Vezzoli, Giovanni Kronenberg e Andrea Francolino. Artisti che con diverse sensibilità, utilizzano il prezioso metallo per nobilitare e dare intensità a sculture, disegni e, come nel caso di Vezzoli, citiamo le ‘lacrime dorate’: lacrime ricamate su ritratti di dive e icone come Sofia Loren o Audrey Hepburn, utilizzando del filo d’oro, trasformando il dolore privato in un’icona pubblica.