Perché oggi le foto di Martin Parr fanno più paura che sorridere
A Parigi, al Jeu de Paume, la retrospettiva Global Warning ripercorre oltre cinquant’anni di immagini e dimostra perché lo sguardo di Parr oggi non fa più sorridere soltanto, ma inquieta
Dal 30 gennaio al 24 maggio 2026, il Jeu de Paume ospita Global Warning, una delle retrospettive più ambiziose dedicate a Martin Parr: circa 180 opere in cui lo sguardo satirico del fotografo britannico si confronta con i paradossi, le derive e le contraddizioni della nostra epoca.
Per anni Martin Parr è stato liquidato come il fotografo dell’ironia facile. Colori saturi, spiagge affollate, turisti grotteschi. Oggi rivedere quelle immagini nel pieno del disordine globale, produce un effetto diverso: decisamente meno divertente. Questa mostra parte da qui: dal caos del nostro presente per rimettere a fuoco un’opera che, col senno di poi, appare come una cronaca lucida e tutt’altro che leggera del mondo occidentale.
In circa 180 immagini, realizzate nell’arco di oltre cinquant’anni – dagli esordi in bianco e nero fino alle serie più recenti – l’esposizione evita la classica retrospettiva cronologica e preferisce un montaggio tematico, articolato in cinque sezioni. Ne emerge un racconto compatto, quasi cinematografico, che attraversa ossessioni e ricorrenze senza mai trasformarsi in un discorso teorico. Parr non costruisce tesi: osserva, registra, accumula.
Il tempo libero è uno dei primi territori messi sotto la lente. Le spiagge, i luoghi di vacanza, i paesaggi colonizzati dal turismo di massa raccontano come il piacere contemporaneo sia spesso inseparabile dallo spreco. Nelle sue immagini il relax convive con l’accumulo, il divertimento con la saturazione visiva, il naturale con l’artificiale. È una geografia dell’eccesso in cui il desiderio di evasione lascia segni permanenti sull’ambiente.
Il consumo diventa poi il vero protagonista. Supermercati, centri commerciali, fiere e saloni si trasformano in scenari quasi rituali, dove l’atto dell’acquisto assume una dimensione simbolica. Parr osserva carrelli stracolmi, oggetti-feticcio, corpi compressi nello spazio commerciale con uno sguardo insieme divertito e chirurgico. Non c’è accusa frontale, né moralismo: il messaggio emerge da solo, immagine dopo immagine.
Parr non fa attivismo, e non gli interessa farlo. «Creo un intrattenimento che contiene un messaggio serio, se si vuole leggerlo, ma non cerco di convincere nessuno», ha spiegato più volte, chiarendo come il suo lavoro non nasca per persuadere, ma per mostrare ciò che spesso fingiamo di non vedere. È proprio questa sospensione del giudizio a rendere le sue fotografie più incisive oggi, in un’epoca saturata di discorsi e prese di posizione.
Il turismo, tema centrale della sua carriera, ritorna in Petite Planète. Parr segue il turista globale nei luoghi più iconici del viaggio contemporaneo, restituendone posture, automatismi, piccoli rituali collettivi. In filigrana, le immagini raccontano anche gli squilibri tra Nord e Sud del mondo, mostrando come l’esperienza del viaggio sia spesso standardizzata, consumata più che vissuta.

Con Il regno animale lo sguardo si sposta sul rapporto, sempre più ambiguo, tra esseri umani e animali. Tra affetto e sfruttamento, iper-protezione e indifferenza, Parr costruisce un racconto che parla di dominio e contraddizioni. Immagini quotidiane, proprio per questo capaci di mettere a disagio.
L’ultima sezione, dedicata alle dipendenze tecnologiche, è forse la più attuale. Automobili, telefoni, videogiochi, slot machine, fino agli smartphone che scandiscono le nostre giornate, compongono un atlante visivo dell’uomo contemporaneo e delle sue estensioni meccaniche. Qui Parr mostra come la tecnologia non sia solo uno strumento, ma una struttura invisibile che ridefinisce quotidianamente il nostro rapporto con il tempo, lo spazio e il reale.

Consapevole delle proprie contraddizioni e dell’impatto ambientale del suo stile di vita, Parr ha sempre rifiutato una posizione di superiorità morale. «Stiamo andando verso la catastrofe, ma ci stiamo andando tutti insieme. Nessuno oserà vietare l’auto o i viaggi in aereo», ha dichiarato, riconoscendo apertamente l’ambiguità di una crisi che riguarda tutti, senza eccezioni. Non è Parr ad aver cambiato registro. È il mondo che, nel frattempo, ha finito per assomigliargli.





