La vita “segreta” dei designer: hobby e passioni dei big della moda
Da Dries Van Noten e il giardinaggio a Rick Owens e l’allenamento quotidiano. Ecco cosa fanno i grandi stilisti quando spengono le luci delle passerelle: hobby, passioni private e ossessioni personali che raccontano il lato più intimo del fashion system.
Tra una fashion week e l’altra, ti sei mai chiesto cosa fanno davvero i designer più celebri quando smettono di disegnare? Lontano da passerelle e conferenze stampa, esiste una zona franca in cui tornano persone: collezionisti, lettori compulsivi, fotografi, sportivi metodici, maniaci del dettaglio. E spesso è lì, tra quei passatempo e hobby privati, che si legge meglio un’estetica: la stessa ossessione per le proporzioni, la stessa disciplina, lo stesso bisogno di controllo (o di perderlo). In questo viaggio fuori dalle sfilate abbiamo scelto alcuni nomi emblematici: perché, a volte, per capire uno stilista, basta guardare cosa fa quando non sta pensando ai vestiti.
Ralph Lauren – Auto d’epoca

Da anni Ralph Lauren coltiva una delle collezioni di auto d’epoca più importanti al mondo. «Arte in movimento», le ha definite più volte, mettendo sullo stesso piano una Bugatti Type 57SC Atlantic del 1938 e un abito tagliato alla perfezione. Nel suo garage–museo convivono miti assoluti dell’ingegneria e del design del Novecento: Ferrari 250 GTO, Mercedes-Benz 300 SL Gullwing, Bentley Blower, Alfa Romeo 8C. Modelli che hanno fatto la storia per prestazioni e bellezza. Alcune di queste vetture hanno vinto persino il “Best of Show” al Pebble Beach Concours d’Elegance, premio mondiale dell’eleganza automobilistica. Un’ulteriore conferma che lo sguardo del designer funziona anche fuori dalla moda.
Heidi Slimane – Fotografia

Da oltre vent’anni, con la disciplina di un monaco e l’occhio di un antropologo, Hedi Slimane fotografa e scandaglia le sottoculture giovanili e le scene musicali rock e post-rock, consegnandole alla storia in un bianco e nero. La sua passione ha trovato la sua consacrazione istituzionale nel 2014 con la mostra Sonic alla Fondation Pierre Bergé – Yves Saint Laurent di Parigi. Quel progetto, sintesi di quindici anni di lavoro ha emancipato Slimane dall’etichetta di “fotografo di moda” e lo ha certificato come autore a pieno titolo nella fotografia contemporanea. Parallelamente, i suoi libri fotografici hanno assunto lo statuto di veri e propri documenti per decifrare l’immaginario visivo della musica dagli anni Duemila in poi.
Dries Van Noten – Giardinaggio

Il giardinaggio non è una scoperta tardiva, ma una passione di lunga data per Dries Van Noten. Lo stilista belga ha parlato più volte del giardino della sua casa ad Anversa come di uno spazio centrale nella sua vita quotidiana: un luogo reale, coltivato personalmente, che nel tempo è diventato anche una fonte concreta di ispirazione cromatica e sensoriale. Fiori, pattern vegetali e palette naturali ricorrono infatti da anni nelle sue collezioni, spesso messi in relazione (in interviste e reportage) con il tempo trascorso a osservare piante e stagioni. Nel 2024, annunciando il passo indietro dal ruolo di direttore creativo, Van Noten ha dichiarato di voler dedicare più tempo alla sfera privata, includendo esplicitamente la casa e il giardino.
Jonathan Anderson – Collezionista di ceramiche

L’interesse di Jonathan Anderson per l’arte, e in particolare per la ceramica, è ben noto. Il direttore creativo dell’uomo di Dior colleziona ceramiche da anni, con un’attenzione specifica per il British studio pottery del Novecento, e ha citato più volte figure come Lucie Rie e Hans Coper come riferimenti chiave del suo immaginario. In interviste e conversazioni pubbliche ha ricondotto questa passione anche a una matrice familiare: il nonno collezionava English delftware, un primo contatto che ha contribuito a formare il suo rapporto con l’oggetto artigianale e con il valore del tempo e della materia. Quest interesse non resta privato. Dal 2016 abbiamo visto Anderson alla guida della LOEWE Foundation Craft Prize, iniziativa che ha riportato discipline come la ceramica al centro del dibattito culturale internazionale.
Giorgio Armani – Yachting

Giorgio Armani ha tradotto la sua passione per il mare in una relazione con il mondo dello yachting. Per anni lo stilista è stato armatore di superyacht progettati secondo il suo gusto personale, a partire da Mariù fino a Maìn, 65 metri costruiti da Codecasa. Armani ne ha seguito direttamente estetica e interni, applicando al design navale la stessa idea di eleganza sobria, funzionale e priva di ostentazione che caratterizza il suo lavoro nella moda e nell’arredo. Lontano dall’immaginario mondano della nautica di lusso, Armani ha più volte raccontato di preferire la navigazione come spazio di isolamento e rigenerazione, soprattutto nel Mediterraneo, tra la Francia del Sud e Pantelleria.
Tom Ford – Cinema

Nel caso di Tom Ford, il cinema ha superato la definizione di hobby diventando una seconda carriera. Dopo aver lasciato Gucci e Yves Saint Laurent, Ford ha esordito come regista con A Single Man (2009), adattamento del romanzo di Christopher Isherwood: un debutto accolto dalla critica e culminato nella candidatura all’Oscar di Colin Firth come miglior attore protagonista. Sette anni dopo è tornato dietro la macchina da presa con Nocturnal Animals (2016), thriller psicologico tratto da Tony and Susan, che gli è valso nomination ai Golden Globe per regia e sceneggiatura. Ford ha sempre dichiarato di vedere il cinema come un’estensione naturale del suo linguaggio creativo. E dopo anni di silenzio, il suo ritorno alla regia è stato confermato: Ford sta lavorando all’adattamento cinematografico di Cry to Heaven di Anne Rice, con riprese annunciate tra Europa e Regno Unito.
Nigo – Collezionismo di giocattoli

Fin dagli anni Ottanta, lo stilista giapponese raccoglie giocattoli e memorabilia legati alla cultura pop, con un’attenzione particolare alle action figure vintage, in primis Star Wars. La sua collezione è cresciuta per decenni ed è stata riconosciuta come una delle più rilevanti nel suo genere. La solidità di questa passione è attestata anche dal mercato. Nel 2019 e nel 2023 Sotheby’s ha organizzato aste interamente dedicate ai suoi pezzi (NIGO® Only Lives Twice, Return of the NIGO), portando in catalogo figure rare, oggetti da collezione e memorabilia storica. Un passaggio che ha ufficializzato il valore culturale, oltre che economico, della sua raccolta. Una passione che ha influenzato direttamente il suo lavoro nella moda, dove citazione, nostalgia e cultura visiva sono da sempre elementi strutturali.
Rick Owens – Workout

Rick Owens si allena con regolarità e disciplina da anni, e questo si riflette nel suo fisico asciutto e definito tanto quanto nel taglio rigoroso delle sue creazioni. In varie interviste ha parlato apertamente della sua routine di allenamento: va in palestra quasi tutti i giorni, dedicandosi principalmente a esercizi di forza e a movimenti a corpo libero piuttosto che al cardio, e segue programmi ripetuti con costanza. Per lui l’allenamento è una disciplina quotidiana che combina rigore fisico, meditazione mentale e piacere sensoriale.
Yohji Yamamoto – Poesia e scrittura

La scrittura accompagna Yohji Yamamoto da anni come pratica privata e riflessiva. Non poesia in senso editoriale, ma testi, appunti, libri autobiografici in cui lo stilista mette ordine nei pensieri, nel lavoro e nel tempo. Volumi come My Dear Bomb raccolgono riflessioni su moda, vita, fallimento e disciplina, con un linguaggio diretto, spesso intimo. Scrivere, per Yamamoto, è un modo per rallentare e chiarire: una continuazione silenziosa del suo lavoro, fatta di parole invece che di tessuti.
Virgil Abloh – DJing

Prima di diventare una figura chiave della moda contemporanea, Virgil Abloh aveva già un’identità pubblica legata alla musica: faceva il DJ da giovane e ha continuato a farlo per anni in parallelo al lavoro tra Off-White e Louis Vuitton. Per lui era quasi un bisogno pratico: in un’intervista ha detto che il DJing era il suo unico vero momento di pace, un tempo in cui spegnere tutto e non “gestire” nulla. Abloh ha poi suonato in giro per il mondo e nel 2018 ha portato questa dimensione in un progetto editoriale vero e proprio con Televised Radio, un suo show su Apple Music che lui stesso definiva un “audio moodboard” tra musica, cultura e conversazione.
Paul Smith – Ciclismo

Il ciclismo è una linea biografica netta nella vita di Paul Smith. Da ragazzo correva seriamente, con ambizioni agonistiche, finché un grave incidente in bicicletta a 17 anni non ha interrotto quella traiettoria e aperto, indirettamente, la strada alla moda. La passione però non si è mai spenta: Smith continua a parlare di ciclismo come di una disciplina formativa, fatta di resistenza, metodo e piacere. Un interesse vissuto prima come sport, poi come cultura, e infine come parte integrante del suo immaginario personale.
Karl Lagerfeld – Libri

Per Karl Lagerfeld i libri non erano un passatempo, ma un sistema di vita. Collezionista ossessivo e lettore vorace, aveva costruito nel tempo una biblioteca privata stimata tra i 200.000 e i 300.000 volumi, distribuiti in più case. Leggeva continuamente, comprava senza sosta, archiviava con rigore. Per nutrire il suo sguardo avido di conoscenza. Lagerfeld ha sempre detto che leggere era la sua vera forma di libertà: un esercizio quotidiano di curiosità, più necessario di qualsiasi altra distrazione.