Maschile Plurale. In conversazione con Raffaello Napoleone

Maschile Plurale. In conversazione con Raffaello Napoleone

di Gianluca Cantaro

Cosa resta dell’eleganza maschile? Raffaello Napoleone, ad di Pitti Immagine e grande osservatore dell’estetica maschile racconta ad Icon i cambiamenti in atto

Mai come prima d’ora moda ed eleganza maschile hanno avuto una commistione così forte. Un tempo, viaggiavano su binari paralleli sia per estetiche sia per mondi di riferimento; oggi l’evoluzione sociale, culturale e tecnologica ha mescolato le carte riscrivendo codici e regole che hanno anche dato vita a un imbroglio ancora ben lontano dall’essere dipanato. I brand, anche se potenti, ormai non possono più fare a meno di veicolare i prodotti senza la celeb di turno. Sicuramente ne guadagna la visibilità, ma ne perde la coerenza. Quindi, cosa resta dell’eleganza maschile fatta di educazione visiva e background culturale? Ne abbiamo parlato con Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, mecca della moda maschile, nonché uomo dall’eleganza innata, sofisticata e decontratta. «A Pitti non chiamano più l’abbigliamento formale “il classico” come abbiamo sempre fatto. È cambiato tutto, perciò anche le realtà più tradizionali hanno evoluto la loro visione», spiega. «Per esempio, per la prima volta mi sono fatto fare due completi su misura, uno blu e uno marrone, in felpa di cotone: versatile, si stende in maniera tridimensionale e resta comunque molto elegante, anche se performante. La porto molto volentieri e soprattutto riassume il nuovo modo di vedere l’abito oggi».

Uno scatto della nuova campagna pubblicitaria che porta la firma del duo Narènte

Ha osservato l’evoluzione dell’estetica maschile per decenni e per questo oggi governa il cambiamento in atto con dimestichezza. C’è un’evoluzione innegabile, ma restano sacche di tradizione importanti che permetteranno alla giacca e alla cravatta di non sparire. Un tempo erano la norma, adesso saranno la nicchia, ma non finiranno per essere materia di studio sui libri di storia del costume? «Esiste una generazione di ragazzi di 20 anni che, pur vivendo il quotidiano con le T shirt, le polo, jeans e le sneakers più cool, non vogliono che nel loro guardaroba manchi un buon vestito, una giacca, una cravatta “formale”, ma riletti con look più attuale. È la prova che il fascino resta immortale. Le possibilità di combinazioni sono cresciute, com’è mutata l’organizzazione delle nostre vite. Così ci sono più occasioni e sono necessarie mise differenti», analizza Napoleone. «Ci troviamo di fronte a molte più opzioni che vengono offerte al consumatore rispetto al passato.  Tutto aumenta se si pensa anche all’offerta digitale: spesso si dice che l’e-commerce sta fiaccando la distribuzione fisica. I dati dicono che si sta arrivando al 30-35% del mercato online. L’Italia, prima dello smart working, era al 7-8% di transazioni e-commerce. Ma rimane comunque, anche nelle prospettive più generose, un 60-70% di vendita fisica. Perché faccio questo rapporto? Perché, allo stesso modo, i pesi fra tradizione e trend si sono spostati creando più opzioni e quindi le possibilità di combinazione, senza cancellare nulla». In questo modo anche l’estetica si evolve.

Spesso ci si fa prendere dalla nostalgia osservando l’iconografia della prima metà dello scorso secolo dove tutto sembrava più sofisticato. Semplicemente non esistevano alternative. Nel tempo, la moda ha moltiplicato e inventato nuovi capi, adeguandoli sempre più alle crescenti esigenze personali. Oggi sono già infinite, ma continueremo a vederne di nuove. «Sono aumentate le opzioni di scelta e di conseguenza sono cambiati i costumi. Se fino a qualche tempo fa ci si presentava in una situazione di lavoro o formale con una T shirt sotto un abito non si era visti di buon occhio, ora è diverso. Io sono uno che usa molto la cravatta, trovo sia uno dei pochi vezzi rimasti per il guardaroba maschile. Mi piace, la metto molto volentieri e non la trovo una costrizione. Però, a parte il gusto personale, è oggettivo che il suo uso e il suo status sia diminuito per certe funzioni, responsabilità e ruoli, ma per altri momenti rimane ancora un elemento determinante. È fuori discussione che nelle giovani generazioni resta un feticcio e rappresenta uno dei simboli dell’eleganza, ma allo stesso tempo la moda ha la capacità di adattarsi ai tempi nel breve arco di settimane e mesi seguendo il gusto della gente, diversamente dalle altre industrie».

Rendering di un allestimento della nuova edizione di Pitti Immagine

Gli adattamenti spesso sono spiazzanti e quando accadono possono sembrare sbagliati, distruttivi e addirittura rozzi. Si pensi alla nuova estetica maschile che non ha più modelli di riferimento come poteva essere in passato. La comunicazione era minore e tali erano le possibilità di conoscere gli altri. Oggi ci si mostra in ogni secondo della nostra vita, quindi è tutto labile. «Per attirare l’attenzione c’è bisogno di grandi influencer, che sono la nuova versione della musa. Ma, a mio avviso, dato che difficilmente essi si legano a un solo brand, questo tipo di esposizione non fa bene ai marchi, perché così il messaggio perde di coerenza (e di forza, nda)», osserva Napoleone. «Una cosa era Inès de la Fressange, personaggio di ispirazione di una certa griffe, come altre donne e altri uomini che hanno rappresentato in maniera straordinaria uno stile e l’hanno seguito con coerenza e passione. Oggi, invece, un vip ha differenti look nella stessa giornata, perché sono legati al numero di contratti stipulati. Lo trovo spiazzante». Così l’odierno modello d’ispirazione è diventato la vetrina vivente di uno shopping mall ideale, anziché il talento del sapersi vestire.