John Galliano: perché il suo stile ha cambiato la moda
John Galliano non sbarca più Met con una mostra in suo onore. Ma va ricordato il suo stile senza eguali. Ancora oggi copiato, da molti
John Galliano è stato un genio. Prima con il suo marchio omonimo, poi alla direzione creativa di Givenchy (seppur per poco) e a quella di Dior, per arrivare in fine da Maison Margiela. Quarant’anni nella moda gli sono bastati per creare mondi e personaggi impossibili. Creativi, a tratti magici, sicuramente affascinanti. E, nel mentre, nessuno ha avuto uno stile personale come Galliano.
Lo stile di John Galliano
Il suo, è uno di quei rari casi in cui le creazioni viste in passerella si riflettono nei look sfoggiati. Era sua usanza, al termine di ogni sfilata per Dior, salutare il pubblico ed estasiarlo con una mise sempre diversa. Soprattutto, sempre coerente con quanto visto durante lo show, a conferma che tutto ciò che faceva aveva un significato e una ratio. Chi, ormai, sa più creare immaginari totalizzanti al punto da farsi inglobare in essi. Chi, ormai, è il perfetto rappresentante della propria idea di moda.
Spazio, allora, a Napoleon Jacket, stivali alti, indumenti metallizzati, inseriti preziosi, layering a più non posso. Tutti elementi di uno stile decisamente sfaccettato e per nulla scontato. Diretta conseguenza di una creatività fuori dal comune, che ha saputo affascinare generazioni di amanti della moda. Basti pensare alla lunga chioma di capelli di John Galliano, ogni volta acconciata in modo differenza. Oppure, ai baffi a corredo della sua immagina diventata cifra stilistica indimenticabile.
La moda di John Galliano
Discorso a parte è il suo approccio alla moda. È proprio per questo, quindi per il suo lavoro di stilista, che il Met di New York gli avrebbe voluto dedicare una grande mostra, che era attesa dal 9 maggio 2027 al 9 gennaio 2028. Subito dopo il Met Gala, organizzato da Anna Wintour a sfondo benefico, per raccogliere i fondi per il Costume Institute (sempre di proprietà del Metropolitan Museum of Art) e celebrare un genio a volte incompreso. Ma non sarà per il momento, visto che il 31 agosto 2026 John Galliano ha ufficialmente rinunciato alla retrospettiva, per via delle polemiche nate su Internet, e non solo, in relazione alle sue frati antisemite e razziste che lo portarono, nel 2011, a essere licenziato da Dior e allontanato temporaneamente dalla moda.
Fatto sta che per raccontare Galliano basterebbe ripercorrere alcune delle collezioni che hanno cambiato il modo di intendere la moda. Da quella primavera-estate 1984, Les Incroyables, con cui si diplomò alla Central Saint Martins, fino alla celebre Fallen Angels del 1986, il designer ha costruito una grammatica visiva fatta di riferimenti storici, teatralità e contaminazioni. E poi il periodo Dior, dove la sua capacità di trasformare la storia in spettacolo raggiunge una delle sue massime espressioni. La primavera-estate 1997, ispirata a Mata Hari, la haute couture autunno-inverno 1998-1999 con il suo immaginario da Belle Époque e, soprattutto, la primavera-estate 2000, con la celebre collezione ispirata agli homeless di Parigi: momenti diversi, ma accomunati dalla stessa volontà di trasformare l'abito in personaggio.
È però con Maison Margiela che il suo linguaggio sembra trovare una nuova forma. Arrivato alla guida creativa nel 2014, Galliano non prova semplicemente a replicare ciò che aveva fatto in passato. Al contrario, entra nell'universo di Margiela attraverso decostruzione, anonimato e trasformazione, fino alla collezione Artisanal primavera-estate 2024, diventata una delle più celebrate della sua carriera recente. Una sfilata capace di riportare in passerella quella stessa tensione narrativa degli esordi, ma con una sensibilità completamente diversa.