Sanremo 2026, serata cover: i look che ci hanno più colpito
Una serata che ha regalato più emozioni che look memorabili. Ma in mezzo al caos, qualche vestito è riuscito a farsi notare
La quarta serata, quella delle cover, è il jolly del Festival di Sanremo. La più attesa, la più chiacchierata, la più memata. Quella dove succede potenzialmente di tutto. Ieri sera il palco dell’Ariston era un via vai di voci, fiori e abbracci. E la moda? La moda, diciamocelo, ha fatto un passo indietro. Pochi i look memorabili, tanti quelli funzionali, qualcuno francamente incomprensibile. In mezzo al frullatore di emozioni e note, abbiamo cercato di tenere gli occhi aperti sugli armadi. E abbiamo selezionato quelli che, per un motivo o per l’altro, meritano di essere raccontati: dai maglioni da nonno incompresi ai ritorni alla coerenza, passando per chi la formula l’ha trovata e non la molla.
Chiello in Giuseppe Morabito

Ieri sera Chiello si è preso la scena con un look custom Giuseppe di Morabito che sembra uscito da un sogno settecentesco. Blazer doppiopetto in jacquard di seta gessato, tagliato a fazzoletto per spezzare quella rigidità da corte francese che altrimenti sarebbe stata troppo. La chicca? La manica attraversata da inserti in pizzo Chiantilly, roba che se lo vedi per strada pensi sia scappato da un film sui Maria Antonietta in versione punk. Sotto, pantalone skinny in nappa di agnello che gli abbraccia la gamba con precisione quasi ossessiva. Un look dragile e potente. Promosso con lode e con un inchino.
Dargen D’Amico in Mordecai

Un Dargen stranamente sobrio in questa terza serata. E già questa è una notizia. Dopo le cappe marocchine e il parquet milanese della seconda, ieri sera è sceso in versione minimal, ma con una mano meccanica. Perché se sei Dargen, anche quando decidi di abbassare i toni, devi ricordare a tutti chi sei. Con lui non capiamo mai bene che succede, ma va bene così. È il prezzo dell’intrattenimento. E al FantaSanremo non a caso è secondo con 260 punti. Qualcosa vorrà pur dire.
Fulminacci in Ami Paris

Tripletta in Ami Paris per Fulminacci. Giacca doppiopetto e pantaloni ampi in lana, punto. Sembra uscito da una réclame di caramelle al latte, con quell’aria da bravo ragazzo che non ti aspetteresti mai su un palco così importante. Uno dei nostri preferiti di questo festival.
Fedez

Quarta serata, Fedez prova a osare. Non con il colore, ovviamente, quello sarebbe troppo. Ma con le trasparenze. Pelle e tatuaggi in bella vista, una maglia che lascia intravedere, un gioco di sguardi e skin che sulla carta doveva funzionare. Peccato che il look, ancora una volta, non ci smuova nulla. Perché mostrare la pelle non basta a rendere interessante un outfit.
Sayf

Con Mario Biondi e Alex Britti sul palco ha fatto ballare tutti. E infatti lo vediamo secondo nella classifica della serata cover, dietro solo a Ditonellapiaga. Il look ci è piaciuto senza entusiasmarci troppo, solida sufficienza, niente di memorabile. Ma a rubare la scena sono i capelli, è inutile che ci giriamo intorno. Quella chioma è ormai un personaggio autonomo, una presenza scenica che veste più di qualsiasi giacca.
Tredici Pietro in Vespa

Un’esibizione padre-figlio memorabile, tanto che per una volta il look (un custom Vespa) è passato quasi in sordina. Giacca in pelle marrone vissuta, pantaloni con disegno verticale irregolare e una semplice t-shirt bianca che affiora. Lo styling è sempre di Gaia Bonfiglio, che lo segue dall’inizio.
Luché in Louis Vuitton

Ancora Louis Vuitton per Luchè. Quello della serata delle cover è il look che ci ha meno convinto in assoluto, e lo ammettiamo senza problemi. Il problema è tutto lì, davanti agli occhi: un maglione old money, con quella trama a intrecci che sembra uscita da un catalogo di club per signori inglesi. E poi sotto, quel pantalone. Che non è quiet luxury, non è street, non è niente. È solo un capo messo lì perché dovevano esserci due pezzi. Non c’è continuità, non c’è dialogo, non c’è una ragione per cui quelle due cose stiano insieme sullo stesso palco.
Leo Gassman in L.B.M. 1911

Leo Gassmann ha indossato un completo L.B.M.1911 della capsule Blackout: giacca over doppiopetto in lana vergine non trattata nera, rever a punta lancia, chiusura tono su tono. Elegantissimo, per adesso non sta sbagliando un colpo. I rever a lancia sono lì a ricordarci che è cresciuto, che il ragazzino delle Nuove Proposte è diventato un uomo.
Michele Bravi in Antonio Marras

Michele Bravi sceglie Antonio Marras anche per la serata delle cover. Ancora lui, perfetto, come le altre sere. Lo styling è di Susanna Ausoni, che ormai lo veste con la sicurezza di chi ha trovato la chiave giusta e non la cambia. Stesso registro, stesse silhouette, quella eleganza poetica che ormai è il suo marchio di fabbrica. Ma d’altronde, se una cosa funziona, perché cambiarla?