Case da sogno (onirico). 10 abitazioni che assottigliano il confine tra realtà e fantasia
Dalle bolle futuriste della Costa Azzurra alle case-astronave degli anni Sessanta, passando per architetture organiche che imitano la natura: dieci abitazioni che spingono l’architettura nel territorio dell’immaginazione
Di solito, il problema con i sogni è che finiscono. Ma, a dire il vero, ci sono architetti che hanno ben pensato di trasporre quel mondo onirico qui nella nostra realtà. Case a forma di conchiglia, di fungo, di astronave. Case che ruotano seguendo il sole, che crescono dalla terra come organismi viventi, che sembrano atterrate da un altro pianeta. Non sono scenografie teatrali né parchi a tema: sono residenze private dove persone vere dormono, mangiano, vivono. Ogni giorno dentro un sogno.
Abbiamo girato il mondo per trovare alcune delle abitazioni più straordinarie mai costruite. Dieci modi di abitare che sfidano la gravità, la geometria euclidea e il nostro stesso concetto di “casa”. Dieci prove che l’architettura, quando smette di fare solo l’utile e comincia a inseguire l’impossibile, può regalarci luoghi che non si dimenticano. Benvenuti nell’architettura che ha detto no alla normalità.
Palais Bulles – Théoule-sur-Mer, Francia

Sulla Costa Azzurra, sospeso sopra il Mediterraneo tra Cannes e Monaco, un ammasso di sfere color terracotta sembra scivolare verso il mare. Antti Lovag, architetto ungherese, odiava la linea retta: “È contro la nostra natura e la nostra felicità”, diceva. Sosteneva che gli esseri umani non sono fatti per vivere in spazi angolari. Così negli anni ’70 costruì questo villaggio di bolle, un progetto fatto di stanze completamente circolari e interconnesse, dove ogni ambiente è un grembo curvilineo e ogni finestra un occhio spalancato sul Mediterraneo. Nota ai più perché Pierre Cardin ne fece la sua residenza estiva, trasformandola in palcoscenico di sfilate ed eventi culturali.
Casa Nautilus – Naucalpan, Messico

Se una conchiglia potesse diventare una casa, probabilmente assomiglierebbe a Casa Nautilus, progettata dall’architetto messicano Javier Senosiain. La sua casa riproduce la spirale matematica del guscio di un nautilus dando vita a un’architettura fluida e completamente priva di angoli retti. Camminare all’interno significa essere inghiottiti da un organismo vivente. Pareti curve che scorrono senza interruzioni, spazi che si avvolgono su se stessi; giardini interni e vetri colorati. È l’esperienza più vicina all’essere dentro una conchiglia. O, perché no, dentro un sogno.
Futuro House – Finlandia

È il 1968, l’uomo sta per mettere piede sulla Luna, e Matti Suuronen progetta una casa-astronave. La Futuro House è un UFO in fibra di vetro, con scaletta retrattile e finestre circolari. Doveva essere un rifugio sciistico trasportabile, leggero e nomade. È diventata il simbolo di un’utopia, quella dell’abitare come astronauti, in gusci di plastica atterrati nei boschi o sulle montagne. Oggi ne restano pochi esemplari, disseminati come meteoriti. Ognuno racconta la storia di un futuro che non è mai arrivato del tutto.
Crazy House – Dalat, Vietnam

Ufficialmente si chiama Hang Nga Guesthouse, ma tutti la conoscono come Crazy House. E non fatichiamo a capire il perché. In questo edificio l’architetta Dang Viet Nga ha dato forma fisica e tangibile ai suoi sogni d’infanzia. Una casa che imita la forma di un gigantesco albero, con scale tortuose, tunnel e stanze che sembrano grotte naturali. Non mancano intrichi di radici giganti, tronchi cavi, ragnatele di cemento e animali fantastici. Si dorme in caverne, si cammina su ponti sospesi e si entra dalle fauci spalancate di creature di pietra. È il surrealismo puro applicato all’abitare, un labirinto dove la realtà perde definitivamente le sue coordinate. Un incrocio tra Gaudí e una fiaba insomma.
Sculptured House – Colorado, USA

Arroccata sulle Rocky Mountains, sembra un enorme occhio socchiuso o un disco volante posato dolcemente sul fianco della montagna. Charles Deaton la progettò nel 1963 cercando forme che dialogassero con il paesaggio, ma il risultato è straniante, alieno. La sua comparsa nel nel film di fantascienza Sleeper di Woody Allen, l’ha consacrata come simbolo di un’architettura retro-futurista. Da lassù, osserva il mondo con la distanza sospesa di chi fluttua, anche se i suoi piedi sono ben piantati nella roccia.
Cube Houses – Rotterdam, Paesi Bassi

Tra le architetture più riconoscibili (e fotografate) d’Europa ci sono le Cube Houses, progettate negli anni Settanta dall’architetto olandese Piet Blom. I cubi gialli inclinati a 45 gradi poggiano su pilastri esagonali e rappresentano simbolicamente una foresta urbana. All’interno vivere significa abitare in stanze inclinate e prospettive insolite, dove ogni elemento dell’arredo deve adattarsi alla geometria della struttura. Effetti collaterali: viverci potrebbe causare un po’ di confusione iniziale visto che l’orizzonte è sempre inclinato e lo spazio si frammenta in prospettive impossibili. Però è un’esperienza che vale la pena.
Onion House – Hawaii, USA

Kendrick Bangs Kellogg, allievo di Frank Lloyd Wright, ha creato alle Hawaii una delle architetture organiche più poetiche del Novecento. I pannelli arcuati del tetto ricordano la buccia di una cipolla sovrapposta. Realizzata in lava solidificata e cemento, la casa sembra emergere dalla terra come una formazione geologica. Di notte, però, si trasforma… le superfici traslucide si accendono dall’interno, e la casa diventa una lanterna tropicale, un faro di luce soffusa che brilla nel buio della foresta.
Villa Girasole – Verona, Italia

Siamo negli anni ’30, e l’ingegnere Angelo Invernizzi realizza una delle architetture domestiche più straordinarie di tutti i tempi. Villa Girasole è una casa che ruota. Letteralmente. L’intera struttura poggia su una piattaforma circolare e compie una lenta rotazione completa nell’arco della giornata, seguendo il sole come un fiore. Vivere qui significa abitare il tempo, rincorrere la luce, fare del movimento la propria dimora. Un sogno di ingegneria che anticipa di decenni il concetto di architettura cinetica.
Habitat 67 – Montréal, Canada

Moshe Safdie aveva circa 23 anni quando immaginò per l’Expo di Montréal una nuova forma di vita urbana. Parliamo di un edificio composto da 354 moduli prefabbricati in cemento impilati come cubi di un gioco da giganti, con giardini pensili e passerelle sospese. Camminare tra i suoi volumi dà la sensazione di essere in una città tridimensionale, un sogno (dall’aspetto un po’ distopico) di cemento che anticipa di decenni il dibattito sulla densità abitativa. L’obiettivo di Safdie era infatti combinare la densità urbana con la qualità della vita delle case suburbane, offrendo a ogni appartamento una terrazza privata.
Mushroom House – Cincinnati, USA

Infine c’è la Mushroom House, progettata dall’architetto Terry Brown. Il soprannome deriva dalle forme arrotondate e organiche che ricordano grandi funghi che spuntano dal terreno. Tra superfici scolpite, vetrate colorate e volumi sinuosi, la casa sembra uscita direttamente da un racconto fantastico. È l’immaginario di un racconto fantastico dei fratelli Grimm che si trasforma in materia abitabile.