Easy Rider, il mito della motocicletta


Un’indagine tra arte e meccanica in mostra alla Venaria di Torino

di Micol De Pas

L'immaginario della motocicletta. O forse sarebbe più corretto usare la parola al plurare, perché di molti mondi e di molti modi di intendere la moto parla l'esposizione dal titolo Easy Rider. Il mito della motocicletta come arte, allestita alla Venaria di Torino. Che declina quel concetto di libertà, così ben raccontato nel film di Dennis Hopper, attraverso opere d'arte, fotografia e cinema in un dialogo serrato con circa 50 modelli di moto che hanno fatto della metafora del viaggio il sogno di molte geerazioni.

Tra i circa 50 modelli esposti, ci sono la Triumph Bonneville che Steve McQueen guidava ne La Grande Fuga;  i bolidi da gran premio, la MV Agusta di Giacomo Agostini, la Yamaha di Valentino Rossi e la Ducati
di Casey Stoner;  la mitica Vespa di Bettinelli che ha percorso 24.000 km da Roma a Saigon, le special che hanno attraversato il deserto di sabbia della Parigi-Dakar, e ancora enduro, trial, nastri d’asfalto e, naturalmente, il mitico chopper di Easy Rider. Moto ad alto impatto evocativo, che si confrontano con opere di artisti come Antonio Ligabue (Autoritratto con moto del 1953), Mario Merz con Accelerazione = sogno, Pino Pascali con 9 mq di pozzanghere realizzati nel 1967, un anno prima della morte. E ancora: Alighiero Boetti, con le sue geniali Rosso Guzzi e Rosso Gilera (1971); la grande scultura Vejo di Giuliano Vangi (2010), le fotografie inedite di Gianni Piacentino High Speed Memories (1971-1976) che testimoniano la sua attività nelle corse in sidecar e i dipinti di Paul Simonon, ex bassista dei Clash, appassionato collezionista di moto. Il tutto lungo nove sezioni tematiche: Stile, forma e design italiano; Il Giappone e la tecnologia; Mal d’Africa; La velocità; Sì, viaggiare; London Calling; Il Mito americano; Terra, Fango e Libertà; La moto e il cinema.

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Easy Rider. Il mito della  motocicletta come arte

a cura di Luca Beatrice, Arnaldo Colasanti e Stefano
Fassone

Torino, Reggia di Venaria, fino al 24 febbraio 2019