Cult

Casa Iolas: a Milano, lo sguardo di Francesco Vezzoli sul mondo di Alexander Iolas

di Marta Galli - 30 Settembre 2020

Ex ballerino, gallerista e collezionista eccentrico. Il suo patrimonio artistico dilapidato e disperso dopo la morte, la casa abbandonata oggi in rovina. Una mostra a Milano curata da Francesco Vezzoli rievoca il milieu di Alexander Iolas.

Che bella sorpresa trovare a Milano una mostra dedicata ad Alexander Iolas, istrionico personaggio del mondo dell’arte che per molti anni in città, nella centralissima via Manzoni, ebbe una galleria, di cui sono in pochi però, oggi, a ricordarsi. Ecco allora che l’artista Francesco Vezzoli e il gallerista Tommaso Calabro, con Casa Iolas: Citofonare Vezzoli, hanno voluto rendergli omaggio (la mostra prosegue fino al 16 gennaio 2021).

Questa storia, in cui si scovano personaggi famosi à gogo, come Andy Warhol o Truman Capote, ma anche i Rockefeller o Karl Lagerfeld, comincia dalle origini di Iolas: quanto mai esotiche. Nato Costantino Koutsoudis ad Alessandria d’Egitto, da una famiglia greca di commercianti di cotone che lo voleva al seguito, decise presto di darsi alla danza e traslocare a Parigi dove, tra le due guerre, conobbe i Surrealisti e i più grandi artisti che ne animavano la scena, come de Chirico, maturando in seguito la decisione di aprire una galleria. A quel punto si trovava già a New York, città in cui era approdato per ballare alla Metropolitan Opera. In meno di un ventennio, al culmine dell’attività, di gallerie ne avrebbe avute ben sei – a Parigi, Ginevra, Milano, Madrid, Roma e Atene –, con notevole anticipo su un trend oggi diffuso nel mercato dell’arte. D’altra parte Iolas era apolide e insieme eccentrico, flamboyant, scomodo.

Alexander Iolas alla Jackson Gallery di New York, 1983

La romanzesca vicenda personale e la personalità sopra le righe del gallerista greco hanno affascinato tanto Vezzoli, nei panni di curatore della mostra, quanto Calabro che l’ha fortemente voluta nel suo spazio di Piazza San Sepolcro, dove l’allestimento rievoca l’ultima casa in cui visse, ad Atene, circondato dalla sua collezione di artisti europei e americani. Villa Iolas era una residenza sfarzosa di 700 mq nel quartiere popolare di Agia Paraskevi, completamente foderata di marmo bianco e arredata con mobili del Settecento, icone bizantine e antichità.

Villa Iolas

Dopo la sua morte, nel 1987, venne contesa tra eredi e governo greco, per finire in stato di abbandono: vandalizzata e saccheggiata. Per questo oggi le finestre della galleria sono sprangate, a rievocare quel momento sospeso nel tempo che ne ha preceduto la rovina. Le stanze semibuie e appositamente allestite (l’allestimento è di Filippo Bisagni) con poltrone Luigi XV, specchi antichi e tavolini con piani in scagliola per suggerire l’atmosfera perduta, raccolgono opere di Vezzoli e quelle degli artisti vicini a Iolas. È un eclettico blend di Arte Povera, (c’è ad esempio Eliseo Mattiacci), avanguardia americana (Ed Ruscha), pittori francesi (Martial Raysse) e Surrealisti, naturalmente – un dipinto di Max Ernst del 1928 in mostra è un’opera di valore museale. Alla morte dell’artista, nel 1976, Iolas aveva chiuso tutte le sue gallerie mantenendo una promessa fatta all’amico. Con il suo occhio e la sua verve era divenuto l’indispensabile consulente di grandi collezionisti come i de Menil o Yves Saint Laurent: aspirava d’altronde ad avere una clientela aristocratica e preferiva schivare chi era semplicemente pieno di soldi, ma privo di gusto.

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