Grandi mostre da visitare a luglio in Europa
Roma, Parigi, Londra e Madrid: sono queste le capitali europee che ospitano prestigiose mostre di alcuni tra i più importanti nomi che costellano il sistema dell’arte contemporanea.
Arthur Jafa e Richard Prince, Ana Mendieta, Pierre Huyghe, Felix González-Torres e Miriam Cahn sono i protagonisti di imperdibili mostre ospitate nei musei di tutta Europa. Abbiamo selezionato le esposizioni da vedere in questo rovente luglio 2026, prima di levare gli ormeggi e cercare un ombrellone in riva al mare.
Le diverse visioni del mito americano alla Fondazione Prada a Venezia
Diversi ma speculari, Arthur Jafa e Richard Prince incrociano le loro ricerche artistiche per esplorare il lato oscuro della cultura e del mito americano. La mostra, in corso fino al 23 novembre nella sede della Fondazione Prada a Venezia, in Ca’ Corner della Regina, ha per titolo Helter Skelter (letteralmente caos e disordine), ed è mutuata dall’omonima canzone dei Beatles. Entrambi gli artisti condividono un approccio radicale basato sul riciclo e sulla manipolazione di immagini estrapolate dalla cultura e dall’immaginario collettivo. Le loro fonti sono film, video di YouTube, narrativa pulp, copertine di dischi e social media, usati per sradicare i meccanismi della comunicazione di massa. Attraverso oltre 50 opere, l'esposizione mette in dialogo l'identità afroamericana di Jafa con la decostruzione della mascolinità bianca operata da Prince.
Ana Mendieta protagonista di una grande mostra alla Tate Modern di Londra
Dal 15 luglio 2026 al 17 gennaio 2027, Ana Mendieta è protagonista di una grande mostra ospitata alla Tate Modern di Londra. L'attesissima retrospettiva esplora temi legati a identità, migrazione e natura attraverso film rimasterizzati, sculture e una selezione delle sue opere più conosciute. Il percorso espositivo mette in risalto le tematiche centrali della Mendieta, artista prematuramente scomparsa nel 1985. In mostra la sua celebre Silueta Series, in cui la sagoma del corpo umano si fonde con elementi naturali come fuoco, acqua, terra e fiori, documentata attraverso fotografie d’epoca. Altri temi sviscerati dall’artista sono quelli dell’esilio cubano, della perdita delle proprie radici e della metamorfosi. Oltre alle sue opere più conosciute, sono esposti diversi filmati d'archivio e performance video recentemente rimasterizzati per mostrare l'artista in azione nel paesaggio e approfondire il suo approccio pionieristico alla videoarte.
Una mostra di “opere viventi” di Pierre Huyghe alla Fondation Beyeler di Basilea
Trasforma gli spazi e ci immerge in un ambiente dove finzione e realtà si fondono attraverso l’interazione tra elementi biologici, tecnologici e umani. La mostra immersiva di Pierre Huyghe alla Fondation Beyeler di Basilea (fino al 13 settembre) è una vera e propria prova di forza immaginativa. L'esposizione adotta una prospettiva che supera l’esperienza puramente umana, invitandoci a immergerci in una dimensione parallela e in continua mutazione. Tra le opere più significative, Apnea (2026), installata al centro del percorso espositivo, consiste in una sorta di organo artificiale raccolto sott’acqua che respira seguendo un preciso ritmo umano. Aria, suono e vibrazioni impercettibili circolano attraverso le pareti, fino a desincronizzarsi o interrompersi, formando uno spazio di respirazione condiviso che permea l’intera esposizione. La mostra alla Fondation Beyeler ci invita a immergerci in un “soulscape” – un paesaggio dell’anima: un mondo interiore composto da molteplici temporalità, voci e stati. Una polifonia che si apre a momenti di contraddizione e spaesamento.
La “dolce vendetta” di Felix González-Torres al Reina Sofía di Madrid
Fino al 12 ottobre il Museo Reina Sofía ospita la prima grande mostra a Madrid dedicata all'opera dell'artista statunitense di origini cubane Felix González-Torres. L’artista visse per un breve periodo a Madrid nel 1971, nell’ambito di un programma volto a trasferire bambini cubani fuori dal loro Paese. Questa esperienza di vita influenzò le sue prime opere e l’intera sua breve carriera (l’artista è morto nel 1996 di AIDS). Nel 1991 tornò nella capitale spagnola in occasione di una mostra collettiva, in cui presentò per la prima volta “Untitled” (Revenge), una scultura di caramelle blu cristalline. Ricordando quel primo ritorno, scrisse: «Sono tornato a Madrid dopo quasi vent’anni: dolce vendetta». Ed è proprio da questa “dolce vendetta” che si sviluppa la mostra al Reina Sofía. Il nucleo centrale di Dulce venganza consiste nel mostrare come l’opera di González-Torres sostenga simultaneamente molteplici condizioni, spesso apparentemente opposte. In qualità di artista queer che ha lavorato durante gli anni più critici della crisi dell’AIDS, e in un contesto politico statunitense dominato dalla destra conservatrice, González-Torres ha sviluppato un linguaggio visivo deliberatamente instabile, partecipativo e profondamente personale.
La fragilità e la violenza di Miriam Cahn al MACRO di Roma
Ha per titolo Ciò che mi guarda la mostra che il MACRO dedica all’artista svizzera Miriam Cahn, una delle voci più radicali e originali dell’arte contemporanea. Il percorso si snoda attraverso oltre cento opere, tra pittura, disegno, pastello e fotografia, produzione di una carriera di più di cinquant’anni. Viscerali e feroci, le visioni pittoriche della Cahn si concentrano su nodi etici e politici profondi. L’artista esprime una feroce denuncia dei conflitti geopolitici intesi come massima espressione di oppressione, soprusi e dinamiche di potere. Tanta parte del suo immaginario ruota attorno a corpi vulnerabili, fragili, deformati o sublimati, sui quali si manifestano le violenze del mondo. Le sue figure raccontano temi importanti quali il femminismo e l'identità, ma anche il desiderio e la dimensione erotica, esplorata non come tabù, ma come esplicito atto di resistenza quotidiana e vitale.
Quando la fragilità diventa forza. Palais de Tokyo a Parigi
Vulnerabilità, fragilità e disabilità sono i temi chiave del progetto culturale in corso al Palais de Tokyo fino al 13 settembre. L’iniziativa, dal titolo Normes Corps, analizza criticamente il concetto di ‘abilismo’: lo stigma e la discriminazione nei confronti delle persone disabili e, più in generale, il presupporre che tutte le persone abbiano un corpo e una mente abile. L'iniziativa non comprende una singola mostra, ma una vera e propria stagione che raggruppa otto progetti interconnessi. Sono stati coinvolti una lunga serie di artisti internazionali che sfidano i confini dell'abilismo e ridefiniscono la vulnerabilità del corpo. Questa rassegna multidisciplinare sovverte l'estetica tradizionale per onorare le prospettive minoritarie attraverso una potente fusione di arte astratta e militante. Normes Corps rappresenta una profonda svolta curatoriale verso il riconoscimento radicale della vulnerabilità, della fragilità e della disabilità come elementi centrali dell'esperienza umana.