Robert Mapplethorpe arriva a Roma: oltre 200 opere all’Ara Pacis
Dal 29 maggio al 4 ottobre 2026 il Museo dell’Ara Pacis ospita la più ampia retrospettiva romana dedicata a Robert Mapplethorpe. In mostra fotografie iconiche, ritratti celebri, immagini inedite realizzate in Italia
Per anni Robert Mapplethorpe è stato raccontato come il fotografo della provocazione. Eppure basta osservare una delle sue immagini più celebri per capire che il vero centro della sua ricerca non è mai stato lo scandalo, ma la forma. I corpi, i fiori, i volti e perfino gli oggetti vengono trattati con la stessa disciplina compositiva con cui uno scultore lavora il marmo. È da questa rilettura che prende forma Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza, la mostra che dal 29 maggio al 4 ottobre 2026 arriva al Museo dell’Ara Pacis di Roma.
Curata da Denis Curti e realizzata in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York, la mostra riunisce oltre 200 fotografie e conclude il percorso espositivo già presentato a Venezia e Milano. A Roma, però, il progetto si arricchisce di contenuti inediti che permettono di leggere sotto una nuova luce il lavoro del fotografo americano.

Gli inediti italiani tra Napoli e Capri
La vera sorpresa della tappa romana è una selezione di fotografie realizzate durante i soggiorni italiani di Mapplethorpe negli anni Ottanta. Immagini poco conosciute che raccontano il rapporto dell’artista con Napoli, Capri e con il patrimonio culturale italiano.
Sono immagini raramente esposte che raccontano un Mapplethorpe lontano dallo studio e più vicino alla dimensione del viaggio.
Gli scatti nascono quando il gallerista Lucio Amelio invita il fotografo a partecipare a Terrae Motus, il celebre progetto artistico nato dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980. Da quel viaggio emerge uno sguardo affascinato da un Paese in cui la presenza dell’arte sembra estendersi ben oltre i musei, affiorando nelle strade, nelle piazze e nella vita quotidiana.
Le immagini che hanno costruito il mito di Mapplethorpe
Accanto agli inediti trovano spazio alcune delle fotografie che hanno reso celebre il suo lavoro. In mostra compaiono i ritratti di Yoko Ono, Richard Gere, Donald Sutherland, David Byrne e Robert Rauschenberg, insieme agli autoritratti e agli scatti dedicati a Patti Smith e a Lisa Lyon, figure fondamentali nella sua vicenda artistica e personale.
Ci sono poi i celebri studi sul corpo umano, maschile e femminile, immagini che ancora oggi conservano una sorprendente forza visiva. Più che fotografie erotiche, appaiono come esercizi di equilibrio e proporzione, dove la pelle assume la consistenza del marmo e la luce diventa uno strumento di modellazione.

Fiori, geometrie e perfezione
Una parte importante della mostra è dedicata alle nature morte e ai fiori, soggetti che Mapplethorpe affronta con la stessa attenzione riservata ai corpi. Orchidee, calle e tulipani vengono isolati dal contesto e trasformati in composizioni essenziali, costruite attraverso linee, volumi e contrasti luminosi. Osservandole oggi, si comprende quanto la ricerca dell’artista fosse guidata da un’idea quasi ossessiva di armonia visiva, indipendentemente dal soggetto fotografato.

Il dialogo con l’antichità
La sede scelta per la mostra non è casuale. All’interno del percorso emerge infatti il dialogo costante tra la fotografia di Mapplethorpe e la tradizione classica. Per sottolineare questo legame, alcune opere vengono messe in relazione con due sculture conservate presso i Musei Capitolini: una Statua di Afrodite e una Statua di atleta di età romana derivata da un originale greco.
È qui che cade definitivamente il luogo comune che per anni ha accompagnato il fotografo americano. Dietro la provocazione, dietro l’estetica della New York degli anni Settanta e Ottanta, emerge infatti un autore profondamente legato ai principi del classicismo. Un artista che ha cercato la perfezione della forma con la stessa intensità con cui i maestri del passato scolpivano il marmo.