Michael, il film: la luce di Michael Jackson in un’agiografia perfetta
Biopic attesissimo, inquadra il Re del Pop nella sua sensibilità non comune e nell’incredibile ascesa artistica. Senza ombre. Tanta la dedizione (perfetto Jaafar), ma il suo carisma misterioso è ineffabile
Jaafar Jackson, in mocassini e calzini bianchi, si lancia nel moonwalk, con fluidità felina che sfida la gravità, ed è come essere dentro un concerto di Michael Jackson. Michael, film attesissimo sul Re del Pop dal 22 aprile al cinema con Universal Pictures, è probabilmente quanto di più simile a quello che i fan di MJ avrebbero voluto vedere: una celebrazione dell’artista e della sua sensibilità fuori dal comune.
«Jaafar non ha interpretato Michael, lo è diventato», è la benedizione di suo zio Marlon Jackson, fratello maggiore della superstar morta nel 2009, dal palco della premiere mondiale di Berlino.
Biopic dall’impianto convenzionale, interrompe la sua narrazione nel 1988, prima che le accuse di molestie su minori travolgessero MJ. In 2 ore 7 minuti di durata, Michael si staglia come un film luminoso e controverso, come il suo misterioso e dirompente protagonista.

Michael, un biopic che sa di agiografia
Sulle tracce di Bohemian Rhapsody, biopic del 2018 su Freddie Mercury campione di incassi, il produttore Graham King decide di tratteggiare un’altra icona della musica. O meglio, l’icona delle icone, l’artista che ha rivoluzionato musica, danza, moda e videoclip, abbattendo le barriere razziali.
Ingaggia Antoine Fuqua, regista afroamericano che in Michael Jackson ha avuto una fonte di ispirazione per la sua carriera. «Per me osservare ciò che Michael era riuscito a realizzare significava che non esistevano limiti».
Quando Michael inizia, l’apertura dei titoli di testa è ad alto tasso di adrenalina. Al mitico «Auh!», risponde in un tripudio estasiato da brividi il pubblico della Uber Eats Music Hall di Berlino, che ha visto l’anteprima mondiale e il via alla Global Fan Celebration. Noi di Icon eravamo presenti. Universal Pictures ha orchestrato un esordio alla grande, come si riserva ai più roboanti divi.

Dalla nascita dei Jackson 5 a Gary, in Indiana, fino al concerto da solista allo stadio di Wembley nel 1988, il film racconta Michael Jackson nella sua evoluzione artistica e nel suo processo di affrancamento dal dispotismo paterno. Sceglie di inquadrare MJ sotto due uniche luci, la sua creatività senza pari e la sensibilità rara che, in una solitudine dolente, lo portò ad avere tra i migliori amici lama, giraffe e scimmie, come pure a riempire di regali e visite i bambini in ospedale.
Ne esce un ritratto splendente, con un solo “cattivo”, papà Joseph “Joe” Jackson, interpretato da Colman Domingo in un’abile trasformazione fisica e vocale. Nessuna ombra su MJ. L’agiografia è servita?

Da ABC al concerto di Wembley tra Jafar e Juliano
Sulle ali di hit incendiarie, da ABC a Billie Jean fino a Thriller, le oltre 2 ore di Michael volano! Jaafar Jackson, 29 anni, figlio dell’altro fratello maggiore di MJ Jermaine Jackson, è superlativo. Riesce a restituire un’energia speciale e a far dimenticare, in alcuni momenti, che il Re del Pop non è più tra noi. Anche nella voce, delicata e diafana, rievoca lo zio.
Ma a stupire ancor di più è Juliano Valdi, ragazzino classe 2014 strepitoso come Michael bimbetto. Ha un ascendente esaltante mentre canta brani come ABC, I want you back e I’ll be there. E quando trascina il piede per terra, esibendosi, nei prodromi di quello che sarà il moonwalk, sono brividi a pelle. «Hai una luce speciale», gli dice sua madre Katherine Jackson, interpretata da Nia Long.
«Il mio successo più grande è stato imparare la spaccata alla James Brown», ha detto entusiasta Juliano. «È stato davvero speciale impararla e mi ha riempito d’orgoglio».

La trama di Michael si concentra sull’ascesa del cantante dal guanto bianco, dagli anni del contratto dei Jackson 5 con la Motown fino al dirompente successo di Off the wall all’inizio della sua carriera da solista, passando attraverso l’incidente in cui i capelli presero fuoco, durante le riprese di uno spot della Pepsi, per chiudersi con il concerto di Londra del 1988.
Ci sono momenti in cui si ha davvero la sensazione di essere in un concerto di Michael Jackson, con Jaafar che sul palco si destreggia con maestria in quel mix esplosivo di jazz, funk, tip tap, danza africana e street dance. Eppure, soprattutto nella parte finale, emerge inesorabile la sensazione tipica di ogni biopic (con rare eccezioni a parte, tipo Better man): è tutto replicato o interpretato con dedizione ma Jaafar, pur se inattaccabile, ovviamente non è Michael Jackson. Dov’è quel carisma impenetrabile?

2 anni di preparazione per Jaafar Jackson
Già cantante e ballerino, a Jaafar ci sono voluti due anni di preparazione per interpretare suo zio. Ha ballato ogni singolo giorno fino a non sentire più i piedi, fermandosi solo per immergersi a capofitto negli scritti privati di Michael e in ore interminabili di filmati.
«Da bambino, ero ossessionato da lui», ha ammesso. «Mi sedevo davanti alla tv nello stesso salotto dove un tempo si sedeva lui, guardando i suoi tour e i suoi video, studiandolo a fondo. Allora non riuscivo a capire bene di cosa si trattasse, ma sapevo di essere attratto da quell’energia straordinaria».
Jaafar ha seguito rigorosi corsi di danza con l’innovativo duo di coreografi Rich + Tone Talauega. Anche loro presenti alla premiere di Berlino, sono stati scoperti originariamente proprio da uno dei coreografi di Michael, con cui hanno poi ballato nelle tournée a partire dall’HIStory Tour del 1996.
Oltre ad aver lavorato con un acting coach, Jaafar Jackson ha persino iniziato a dormire e a provare nella vecchia camera da letto di Michael, nella casa di Hayvenhurst Avenue a Encino.
«Essendo cresciuto circondato da quella musica fin dai miei primi ricordi, ho avuto l’istinto di non imitarla o cercare di replicare, ma di sentirla dentro di me», ha spiegato Jaafar nel panel berlinese con stampa e fan. «È come se provenisse dal mio nucleo, dalla mia anima, non come se stessi cercando di copiarlo».

Le performance di Michael Jackson che rivivono nel film
Bohemian Rhapsody chiudeva con l’esaltante performance dei Queen al Live Aid. Similmente, Michael finisce con l’esibizione di Bad davanti a 72.000 fan adoranti (tra cui la principessa Diana e l’allora principe Carlo) allo stadio di Wembley di Londra nel 1988. È proprio da quella scena che sono partite le riprese di Michael.
«Il primo giorno ero così emozionato! E non vedevo l’ora di liberare tutta quell’energia accumulata negli anni di preparazione», ha raccontato Jaafar. «Penso che iniziare con Bad sia stato il modo migliore: ha rotto il ghiaccio. Mi hanno buttato nella parte più profonda dell’oceano».
Michael è ampiamente ballato e cantato. A 10 anni ecco il piccolo MJ sensazionale in ABC, con i Jackson 5 e il loro inconfondibile sound “bubblegum soul”, già sotto contratto della Motown. Lo vediamo poi nel 1980 ancora insieme ai fratelli nel Jackson Triumph Tour.

Una delle esibizioni più memorabili ricreate è quella che ha cambiato per sempre la street dance: lo speciale per l’anniversario della Motown intitolato “Motown 25: Yesterday, Today, Forever”, trasmesso dalla NBC nel 1983. Michael Jackson si esibì con la sua nuova hit Billie Jean, l’unico brano non targato Motown eseguito quella sera e, ironicamente, il momento più famoso dello show. A metà canzone, lasciò senza fiato con il moonwalk, passo di danza fluido, potente e spregiudicato, capace di farlo muovere all’indietro pur rimanendo rivolto in avanti.
Nel film vediamo anche l’incontro di Michael con le gang Crips e Bloods, che poi parteciparono al videoclip di Beat It. Fino a Thriller, il primo e unico videoclip musicale inserito nel National Film Registry della Library of Congress. Trent’anni dopo, la produzione di Michael è tornata a Union Pacific Avenue, nella zona industriale di East Los Angeles, dove si svolsero le riprese originali.
C’è spazio anche per il Victory Tour dei Jackson del 1984, il loro “tour d’addio” come gruppo, che Michael annunciò l’ultima sera di sei concerti soldout al Dodger Stadium di Los Angeles.

In attesa del sequel
Della folta famiglia Jackson, tra i personaggi del film manca la sorella Janet Jackson, che sembra non aver gradito il biopic. Michael ha invece avuto il supporto dei fratelli Jermaine e Marlon, come pure l’approvazione della matriarca Katherine e dei due figli di MJ, Prince, il maggiore, che è anche produttore esecutivo, e Bigi, il più piccolo. Tra i produttori c’è anche John Branca, nel film interpretato da Miles Teller. Avvocato dell’industria dell’intrattenimento, è anche esecutore testamentario del patrimonio di Michael Jackson.
Se ne è totalmente chiamata fuori la figlia Paris, che aveva definito la versione della sceneggiatura letta «edulcorata» e «piena di inesattezze», precisando: «Una parte consistente del film strizza l’occhio a un segmento preciso dei fan di mio padre, quelli che vivono ancora nella fantasia. E loro saranno contenti così».
“His story continues”, è la frase che chiude Michael. Jaafar l’ha confermato: Michael Jackson non può essere contenuto in un solo film. È agli inizi lo sviluppo di un sequel.