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L’arte (rivelatrice) di ordinare la biblioteca di casa

di Francesco Rigatelli - 9 Giugno 2020

Roberto Calasso, scrittore ed editore di Adelphi, ha pubblicato una raccolta di saggi e articoli su come tenere in ordine la biblioteca. Non un deposito, ma un sistema di pensiero. Che di noi rivela tutto.

Sarà perché nei giorni dell’epidemia ci siamo rifugiati tra i libri, talvolta cercando di sistemarli, sarà perché sono comparsi più del solito alle spalle degli intervistati in tv, sarà perché da che mondo è mondo gli scaffali pieni di parole ci affascinano, ma Come ordinare una biblioteca di Roberto Calasso esce proprio al momento giusto.

Sembra uno di quei libricini che si trovano all’improvviso tra gli altri, come fossero sempre stati lì ad aspettarti. Una raccolta di saggi e di articoli che gira attorno al rapporto tra ordine librario e mentale, perché teorizza l’autore, che di libri si intende scegliendo quali pubblicare per la sua casa editrice Adelphi, dalla libreria si può capire molto del padrone di casa.

«Ricopro i libri col pergamino per nasconderli a me stesso e ai visitatori, ma anch’io guardo i libri degli altri - ha confessato Calasso alla radio -. Una volta Scholem da Canetti con aria da ispettore disse: come mai così pochi libri ebraici? E il secondo: perché ci sono nato dentro, io cerco fuori».

Ora il voyeurismo è diventato televisivo: «Gli sfondi delle videodirette rivelano che tutti amano farsi riprendere con dei libri dietro, ma è ovvio che non li leggono. E c’è un criterio infallibile per riconoscere il non lettore: non li tiene a filo con lo scaffale, ma li spinge al muro per fare spazio ad altri oggetti».

Qui c’è l’idea dei libri non da arredamento, ma da consultare continuamente in un dialogo ininterrotto con l’autore e in un gioco di rimandi infinito, forse la differenza tra la libreria, che è un deposito, e la biblioteca, che è un sistema di pensiero. «Non necessariamente leggo fino in fondo, ma magari elaboro in me stesso passando da un libro a un altro vicino - spiega ancora Calasso -. Quasi un’attività continua senza interruzioni e cesure, una sovrapposizione, che è diverso da decidere di leggere dall’inizio alla fine».

Borges immaginava il paradiso come una biblioteca piena di libri e molto spesso, succede anche in quelle pubbliche, basta stare in mezzo ai volumi per venirne ispirati. «Molti non vengono letti subito, ma acquistati per la copertina, per il titolo, per l’autore, perché si sente che ci possano riguardare. E magari tornano importanti anni dopo». Così anche noi diventiamo parte del tutto, tra libri che lasciamo, da cui forse torneremo, e altri che ci aspettano, spesso invano. «L’ordine della biblioteca è autodistruttivo, necessariamente non funzionerà, peró è esattamente ció in mezzo a cui viviamo, ed è l’unico modo di procedere perché se non rendiamo giustizia agli esseri che portiamo in noi, e ai periodi che attraversano, tradiamo noi stessi».

A questo punto è chiaro che non c’è un unico ordine e che «quello alfabetico non è tutto. C’è per esempio un criterio estetico: ci sono libri che rifiutano di avere dei vicini, perché li trovano brutti. Una biblioteca si basa sul rifiuto». Già, ma come disfarsi dei libri in eccesso, di quelli regalati, delle delusioni, dei doppioni? Sempre Borges faceva finta di dimenticarli in una libreria per liberarsene. Magari complice il libraio, là dove resiste ancora quella figura capace, secondo Calasso, di «riconoscere il libro brutto che si vende, ma di tenere in mente che la maggior parte dei libri brutti non si vende. Questo è il segreto di una buona libreria, come la Central di Barcellona, dove si entra cercando un titolo e si esce con un altro».

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