A Ravenna apre la prima galleria permanente dedicata a Paolo Roversi
Dal 21 maggio 2026 il MAR inaugura un nuovo spazio immersivo dedicato al maestro della fotografia di moda italiana, tra ritratti iconici, luce, memoria e immagini che hanno cambiato l’estetica contemporanea
C’è una città che Paolo Roversi non ha mai davvero smesso di abitare. È Ravenna, con la sua luce lattiginosa, i mosaici bizantini, la nebbia sospesa e quell’atmosfera silenziosa che da decenni attraversa le sue fotografie. Dal 21 maggio 2026 quel legame diventa finalmente permanente: il MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna inaugura la prima galleria permanente dedicata al fotografo ravennate, considerato uno degli autori più influenti della fotografia contemporanea e della fotografia di moda internazionale.
Curata da Chiara Bardelli Nonino, la nuova Galleria Paolo Roversi entra stabilmente nelle collezioni del museo e nasce dal percorso avviato con la mostra Paolo Roversi – Studio Luce, ospitata dal MAR tra il 2020 e il 2021. Oggi quello stesso immaginario diventa uno spazio permanente pensato per accogliere appassionati di fotografia, studiosi e visitatori provenienti da tutto il mondo.
Entrare nella Galleria Paolo Roversi significa attraversare un luogo dove la fotografia smette di essere immagine e diventa atmosfera. In un momento in cui la fotografia contemporanea corre verso iperproduzione, velocità e artificio digitale, il lavoro di Roversi continua invece a vivere di ombre, silenzi e imperfezioni. È anche per questo che il suo sguardo continua a sembrare così attuale.

Come sarà la nuova Galleria Paolo Roversi al MAR di Ravenna
Più che una semplice mostra, la Galleria Paolo Roversi è stata concepita come un percorso immersivo dentro l’universo visivo del fotografo. L’allestimento, firmato dalla scenografa Ania Martchenko con la progettazione illuminotecnica di Silvestrin & Associati, accompagna il visitatore attraverso ambienti sospesi tra memoria, teatro e immaginazione.
Si attraversa un corridoio dove compaiono alcuni dei volti più iconici fotografati da Roversi, da Kate Moss a Stella Tennant fino a Natalia Vodianova, prima di arrivare allo “Studio”, cuore simbolico della galleria: uno spazio essenziale in cui la luce sembra diventare materia.
Le sale alternano ombra e luminosità, tessuti, superfici materiche e dettagli che evocano l’estetica costruita da Roversi nel suo atelier parigino di Rue Paul Fort, dove il fotografo vive e lavora dagli anni Settanta. Vecchi drappi, sgabelli recuperati, pareti di cartone e una luce quasi nordica ricreano quell’universo sospeso che da sempre definisce il suo linguaggio visivo.

Le fotografie iconiche esposte nella galleria
All’interno della nuova galleria trovano spazio alcune delle immagini più rappresentative della carriera di Paolo Roversi. Ritratti di moda, nature morte, doppie esposizioni e figure immerse nel buio restituiscono tutta la dimensione quasi spirituale del suo lavoro.
Tra le muse che appaiono nel percorso espositivo ci sono Naomi Campbell, Rihanna, Golshifteh Farahani e Stella Roversi. Volti che nel tempo sono diventati parte integrante della poetica del fotografo, capace di trasformare la moda in qualcosa di fragile, sospeso e profondamente umano.
Nella stanza dedicata allo Studio, il MAR raccoglie invece le fondamenta dell’immaginario di Roversi: ombre profonde, dettagli illuminati dalla torcia, immagini quasi fantasmatiche e quella sfumatura visiva che da sempre distingue il suo lavoro da qualsiasi altra fotografia di moda contemporanea.

Il legame tra Paolo Roversi e Ravenna
Nato a Ravenna nel 1947 e trasferitosi a Parigi nel 1973, Paolo Roversi ha spesso raccontato quanto la sua città natale abbia influenzato la sua estetica. I mosaici di Sant’Apollinare, San Vitale e Galla Placidia, insieme alla luce rarefatta della nebbia romagnola, sono diventati elementi centrali della sua ricerca fotografica.
In un settore veloce e mutevole come la moda, Roversi è riuscito a rimanere fedele a un linguaggio personale e immediatamente riconoscibile, costruendo un immaginario che continua ancora oggi a influenzare editoria, fashion photography e cultura visiva internazionale. Le sue immagini hanno ridefinito il modo di raccontare il volto femminile, la luce e persino il concetto stesso di ritratto nella moda contemporanea.
A chiudere simbolicamente il percorso della galleria è Casa Mia di Giuseppe Ungaretti, poesia amata dal fotografo e scelta come chiave emotiva del progetto. Versi che sembrano raccontare perfettamente il ritorno di Paolo Roversi nella città da cui tutto è iniziato.