Forest City: la città fantasma da 100 miliardi di dollari
In Malesia c’è una ghost town nata per essere la metropoli del futuro per 700mila abitanti. Oggi è quasi vuota: il simbolo del fallimento urbano diventato set virale nell’era dei content creator
Avrebbe dovuto essere la città del futuro. Verde, intelligente, iper-connessa. Un nuovo modello urbano affacciato sullo Stretto di Johor, a pochi chilometri da Singapore, pensato per accogliere centinaia di migliaia di residenti internazionali, investitori, expat e nomadi del capitale globale. Invece oggi Forest City è soprattutto un’immagine: meno di 10 mila residenti, milioni di visualizzazioni online, grattacieli lucidi ma semivuoti, boulevard silenziosi, piscine inutilizzate, vetrine senza vita. Una città da 100 miliardi di dollari diventata, nel giro di pochi anni, il simbolo globale di come non si costruisce una città. E un attrazione turistica per content creator a caccia di nuove storie.
Forest City nasce ufficialmente nel 2016 nello stato malese di Johor, come joint venture guidata dal colosso immobiliare cinese Country Garden, uno dei developer più potenti (e poi più fragili) della Cina contemporanea. Il masterplan è monumentale: quattro isole artificiali sottratte al mare, una superficie pari a migliaia di campi da calcio, torri residenziali, parchi verticali, scuole internazionali, ospedali, uffici, porti turistici. La promessa è quella di una smart city sostenibile, pensata per oltre 700.000 abitanti entro il 2035. Il costo stimato del progetto: circa 100 miliardi di dollari. Un numero che, col senno di poi, racconta più l’ambizione che la realtà.

Una città pensata per chi non c’era
Fin dall’inizio, Forest City viene concepita come un prodotto immobiliare globale più che come un ecosistema urbano locale. Gli appartamenti (venduti soprattutto in Cina) sono destinati a investitori stranieri, pensionati benestanti, acquirenti attratti dall’idea di vivere “a un passo da Singapore” ma a costi inferiori. Il problema è che la città non viene progettata per i malesi, né economicamente né culturalmente. Prezzi, servizi, linguaggio, marketing: tutto parla a un pubblico esterno. Quando quel pubblico smette di arrivare, Forest City si svuota prima ancora di riempirsi.
Il destino del progetto è indissolubilmente legato a tre fattori che nulla hanno a che fare con l’architettura. Il primo è la stretta sui capitali imposta da Pechino alla fine degli anni 2010: trasferire denaro all’estero diventa più difficile, comprare immobili fuori dalla Cina smette di essere una strategia semplice e incoraggiata.

Il secondo è la crisi sistemica del real estate cinese. Country Garden – sviluppatore di Forest City – entra in una profonda crisi di liquidità, diventando uno dei simboli del collasso del modello immobiliare cinese basato su debito e vendite anticipate. Il terzo è il Covid. Forest City è una città pensata per la mobilità internazionale, ma la pandemia blocca confini, viaggi, investimenti. Il risultato è devastante: grattacieli completati, ma senza residenti. Secondo stime riportate da Reuters nel 2023, meno di 10.000 persone vivono stabilmente a Forest City: circa l’1% di quanto previsto.
Urbanistica senza vita e architettura senza cittadini
Forest City diventa così una ghost city, ma non nel senso folkloristico del termine. Non è abbandonata, è sospesa. Pulita, manutenuta, illuminata. Ma priva di densità sociale. Mancano scuole funzionanti, uffici popolati, economie quotidiane. È una città costruita al contrario: prima il cemento poi, forse, la comunità. Un errore che urbanisti e architetti conoscono bene: le città non si “installano”, crescono. E quando vengono pensate come asset finanziari prima che come luoghi, rischiano di restare scatole vuote.
Dal punto di vista architettonico, Forest City è un progetto profondamente contemporaneo. Non tanto per le soluzioni costruttive (spesso standardizzate) quanto per il modo in cui l’architettura è stata pensata come immagine prima che come spazio vissuto. Il masterplan, firmato da studi internazionali con una forte impronta asiatica, si basa su un’estetica che mescola utopia eco-tech, vertical living e retorica della smart city cinese di metà anni 2010: torri residenziali ad alta densità, facciate vetrate, balconi continui, integrazione di verde verticale, grandi assi pedonali e boulevard pensati più per il rendering che per il traffico reale.

Le quattro isole artificiali dovevano ospitare quartieri tematici, parchi, scuole internazionali e zone commerciali. Ma il risultato finale è una ripetizione quasi seriale di torri residenziali, con una forte omogeneità formale. Un’architettura che comunica potenza e ordine, ma che soffre di una mancanza strutturale di scala umana. Molti osservatori hanno notato come Forest City incarni una forma di “architettura finanziaria”: edifici pensati per essere acquistati, non abitati; progettati per rassicurare l’investitore più che per accogliere una comunità. Non a caso, gran parte degli appartamenti è completamente arredata, pronta all’uso, ma raramente personalizzata.
Da città fantasma a set per i social
Dal 2023, il governo malese prova a riscrivere il destino di Forest City. Non più città residenziale, ma Special Financial Zone: una zona economica speciale con forti incentivi fiscali, pensata per attrarre family office, fintech, logistica avanzata e capitali internazionali. Nel 2024 vengono annunciati tax break aggressivi; nel 2025 arrivano le linee guida ufficiali e le prime approvazioni. È un cambio di narrazione radicale: Forest City non come luogo dove vivere, ma come piattaforma dove allocare capitale. Un hub fiscale più che urbano. Un compromesso pragmatico che prova a salvare un progetto troppo grande per fallire del tutto.

Parallelamente negli ultimi anni, Forest City ha trovato una seconda vita inattesa: non come città abitata, ma come scenario narrativo. È diventata una meta sempre più frequente per YouTuber, TikToker e content creator specializzati in esplorazioni urbane, geopolitica pop, “città fantasma” e fallimenti del capitalismo contemporaneo. Video con titoli come “Inside Asia’s $100 Billion Ghost City”, “The City No One Lives In” o “China’s Failed Mega City” accumulano milioni di visualizzazioni, trasformando Forest City in un oggetto mediatico globale.
Il fatto che oggi Forest City viva soprattutto attraverso video, reel e thumbnail è forse la sua evoluzione più coerente. Nata come città-render, è diventata città-contenuto. Un monumento involontario all’era in cui abbiamo costruito troppo, troppo in fretta, e soprattutto per qualcuno e un futuro che non è mai arrivato. E forse, proprio per questo, una delle immagini più oneste del nostro presente.
