Aubrey Joseph: «Imparo qualcosa di nuovo ogni singolo giorno»
Attore, cantante, produttore. Il bimbo prodigio di Broadway è diventato grande, e non ha perso la voglia di buttarsi in tutto ora che lo ha portato a recitare con Spike Lee
Non è ancora un volto conosciutissimo, ma è solo questione di tempo. Il faccino da adolescente non deve ingannare: Aubrey Joseph non è esattamente un novellino nel mondo della recitazione. Originario di Brooklyn, affila armi e voce nelle recite della parrocchia, per poi trovarsi a Broadway, all’età di 6 anni, a interpretare Simba ne Il Re Leone, prima di trasferirsi a Los Angeles per frequentare l’università cercando di farsi strada a Hollywood.
Nel corso della carriera si è guadagnato il titolo di artista poliedrico e versatile, ottenendo ruoli nell’Universo Marvel (Cloak & Dagger), registrando un paio di album, apparendo in The Night Of - Cos’è successo quella notte?, producendo un film (Bosco), e per ultimo, ciliegina sulla torta, ad aver recitato nell’ultimo film di Spike Lee.
«Sono stato cresciuto da una madre single, entrambi siamo stati abbracciati dalla chiesa, dai canti e dagli spettacoli teatrali che mettevamo in scena per la comunità religiosa. Fin da piccolo ero appassionato di sport e musica, ma crescendo la voglia di diventare attore ha vinto sulle altre passioni. Non avevo paura di nulla, il palcoscenico mi ha sempre elettrizzato».
Uno dei suoi ultimi ruoli è in Highest 2 Lowest, di Spike Lee, al fianco di Denzel Washington, entrambi importanti figure di riferimento per il 28enne Aubrey. «Spike è una leggenda, senza dubbio uno dei più grandi di sempre, con Fa’ la cosa giusta (1989) ha mostrato qualcosa che non avevamo mai visto al cinema, e non credo che potrà mai essere replicato. Il suo modo di raccontare la vita quotidiana, l’isolamento socio-economico della comunità afroamericana emarginata, i colori, le riprese con il dolly, la rabbia, l’orgoglio e i conflitti, tutto avvolto in questo caldo che vivi e senti addosso anche in una sala con il condizionatore a palla, tutto questo è solo un esempio del suo modo di farti provare qualcosa, di fartelo entrare nella pelle, in modo così autoriale, tipico di Spike».
E Denzel? «Il numero uno in assoluto», non esita Aubrey Joseph. «Se oggi sono un attore è anche grazie a lui, che è sempre stato la mia più grande fonte di ispirazione. La cosa più bella è stata poter lavorare a stretto contatto con loro, lasciarmi guidare dall’ esempio e osservare all’opera due artisti che rispetto anche come uomini. Essere considerato alla pari è stata un’esperienza fantastica che non dimenticherò mai. Mi ha dato tantissimo, soprattutto saggezza, che porterò sempre con me».
L’amore per la recitazione ha spinto Aubrey a intraprendere anche la strada di produttore, passo fondamentale per capire meglio il suo futuro come attore. «Ho prodotto Bosco, il mio primo film nel 2024. È tratto da una storia vera ed è stato il mio primo ruolo da protagonista in un film. Interpreto il primo uomo di colore a evadere da un carcere di massima sicurezza. Come produttore, vuoi realizzare film in cui riesci a riconoscerti, ma vuoi anche creare opere che resistano alla prova del tempo, e che possano avere un impatto sulle nuove generazioni».
Perché farlo? «Non certo per fama e/o per soldi, anche se questo è un mestiere dove si guadagna bene. Credo che ciò che rende tutto questo davvero degno di essere fatto sia il momento in cui qualcuno ti dice che hai influenzato la sua vita, che quando ti ha visto sullo schermo ha visto sé stesso. Sono un artigiano, prendo molto sul serio la strada che ho intrapreso, ma sono anche uno studente, ho sempre voglia di imparare e sono disposto a farlo. Imparo qualcosa di nuovo ogni singolo giorno, se Dio vuole, da chiunque possa insegnarmi: questo per me è il vero senso della vita. È un privilegio far parte di tutte le cose meravigliose che il mondo offre, amare qualcuno ed essere amati, prendersi cura degli altri, essere in comunione con gli altri».
Ascoltandolo mentre parliamo del photoshoot, è chiaro che la moda è un altro elemento chiave del talento poliedrico di Aubrey Joseph. «I am a New Yorker, ovvio che la moda faccia parte della mia quotidianità. Ho un bel rapporto creativo con il mio stilista, LC: insieme ci lasciamo guidare dall’atmosfera dell’evento cui partecipo, a volte pensiamo un look più studiato; altre, invece, più informale, casual. La cosa fondamentale per entrambi è distinguerci, senza mai forzare a tutti i costi, ma indossando ciò che più si adatta ai nostri gusti, sempre particolari e fuori dagli schemi».
Per il futuro Aubrey non nasconde, anzi, la speranza di poter lavorare con un altro dei suoi mostri sacri, Eddie Murphy. «Lo adoro, per me è sul Mount Rushmore degli attori che ammiro di più, insieme a Sydney Poitier, Denzel e Will Smith. Eddie è nato come comico, la sua ascesa non è stata facile, soprattutto perché i comici non sono apprezzati come attori drammatici, mentre lui ha rivoluzionato il concetto di cosa significa essere una star del cinema, una star del cinema di colore, diventando una vera rock star».