Perché Jacob Elordi è diventato l’attore più richiesto di Hollywood
Anche Ridley Scott l’ha voluto per il suo sci-fi alla fine del mondo. «Buca lo schermo». Con i suoi personaggi oscuri, l’australiano sta conquistando gli studios. È arrivata la definitiva consacrazione?
E pensare che agli esordi da attore gli avevano detto che non avrebbe mai lavorato. Per quella statura imponente da cestista più che da divo di Hollywood, che rendeva difficile trovargli partner a misura di telecamera. E invece Jacob Elordi ha smentito ogni scettico. Da Sofia Coppola a Paul Schrader a Guillermo del Toro, il cinema oggi lo cerca come ambrosia. Ridley Scott l’ultimo a volerlo come protagonista del suo mondo post-apocalittico, per l’atteso The Dog Stars - Le stelle dopo la fine, dal 26 agosto nelle sale. 29 anni e uno sguardo timido, a volte quasi smarrito, cos’ha Jacob Elordi per essere tra i più desiderati dagli studios?
La benedizione di Ridley Scott: «Buca lo schermo»
In un mondo in cui la sopravvivenza è un istinto, ma l’umanità è una scelta, Jacob Elordi è il fulcro di The Dog Stars - Le stelle dopo la fine, thriller sci-fi tratto dall’omonimo libro di Peter Heller. Interpreta Hig, un pilota che vive in un hangar abbandonato insieme al suo cane e a un marine, incarnato da Josh Brolin. In verità lo svettante australiano (1 metro e 96 di altezza) non era la prima scelta di Ridley Scott, che voleva proseguire la collaborazione con Paul Mescal dopo Il Gladiatore 2. L’irlandese però ha abbandonato il progetto per la chiamata di Sam Mendes, unendosi al suo film sui Beatles.
Il vecchio e burbero Scott, che vive di settima arte e sigari cubani, ha presto individuato in Jacob il sostituto ideale. «Jake è fantastico e interessante, l’ho notato per la prima volta in Saltburn», ha detto l’autore di cult come Alien, Blade runner e Thelma e Louise. «Bucava lo schermo».
Dal canto suo Elordi è rimasto strabiliato dall’esperienza con l’inesauribile ottantottenne. «Ridley è incredibile perché gira tipo con 11 telecamere contemporaneamente. Quindi una scena di nove pagine richiede solo 45 minuti», ha detto. «Quando arriva sul set la mattina, l'energia che porta con sé si protrae per tutta la durata delle riprese. Vive di cinema».
Il gesto di approvazione che Elordi ha ricevuto sul set, come benedizione del veterano di biblica schiettezza? «Sono uscito dal suo camper e lui mi ha fatto il dito medio dicendo: "F*ck, amico, sei bravo"»: il racconto divertito di Jacob.
La prova (persa) di Cime tempestose
Alla scorsa Mostra del cinema di Venezia, abbiamo incontrato Jacob Elordi e ci ha colpito per quegli occhi schivi, che forse ancora non si sono abituati al successo. Il tono di voce basso, quasi titubante, e un certo imbarazzo, come chi fatica ad avere ogni attenzione addosso. Era al Lido per Frankenstein, la rilettura della mostruosità secondo Guillermo del Toro. Nei panni della Creatura sensibile e infelice, è uno dei pilastri del film.
«La Creatura è più me di quanto io sia la Creatura», ci ha rivelato, come in una confessione. «In lei c’è tutto me stesso: il rapporto con mio padre, i ruoli che non ho ottenuto a Hollywood, quelli che non sono riusciti. Mi riconosco più in lei che in me stesso».
A inizio 2026 ha sostenuto una delle prove attoriali finora più sfidanti: mica facile riprodurre il fascino enigmatico e feroce di Heathcliff, iconico personaggio di Cime tempestose. E infatti… ha fallito. Non è bastata la voce cavernosa, né il suo curvarsi su Margot Robbie, a mo’ di riparo o di grotta scura e pericolosa… All’esame di sensualità è stato decisamente rimandato.
«Spero che questo film riaccenda la passione nelle persone e ci ricordi quanto ci manchi l'amore, quanto ne abbiamo bisogno, quanto lo desideriamo... Che ci aiuti a sognare amori futuri e a ricordare quelli passati o non corrisposti», aveva detto Elordi prima dell’uscita del film. «Spero che sblocchi quella parte che è dentro ognuno di noi». Provaci ancora Jake.
Jacob Elordi e l’effetto Euphoria
Ci sono serie tv che entrano nelle vene e modificano l’immaginario, generando mitologia. È il caso di Euphoria, che ha trasformato Zendaya in un faro della Gen Z. Anche Jacob Elordi gode dell’effetto della serie HBO fenomeno culturale, che l’ha assoldato quando era un ragazzino e lo ha accompagnando all’età adulta, lastricando intanto la sua strada di opportunità.
Il ruolo di Nate Jacobs, il belloccio del liceo che nasconde rabbia repressa e mascolinità tossica, ha mostrato le sue potenzialità, ancora grezze. Con quel fascino oscuro, da perfetto villain, ha riempito le reti di fan.
L’ambiguità perniciosa e ammaliante l’ha rispolverata proprio per Saltburn (2023), film ambizioso tutt’altro che riuscito in cui però lui riflette un’aura aristocratica perversa e attraente. Poco prima, in Priscilla di Sofia Coppola, aveva dimostrato di saper maneggiare una figura iconica e ingombrante come Elvis Presley, catturando i suoi lati più malinconici e nocivi.
Oggi che Hollywood l’ha scelto e lo rincorre, chi è davvero Jacob Elordi? È l’inadeguato Heathcliff di Cime tempestose o l’intensa Creatura di Frankenstein, che trasforma il suo fisico da colosso in una prigione di dolore, con tanto di prima candidatura all’Oscar?
Di fronte presto ci sarà un’altra sfida a indirizzare la sua via: accanto a Lily-Rose Depp, farà parte di Outer Dark, la trasposizione cinematografica del cupo romanzo gotico di Cormac McCarthy per opera dell’ungherese premio Oscar László Nemes. Sarà una storia di peccato e punizione, in una sorta di incubo filosofico. Per Jacob un altro viaggio nell’oscurità. Sarà la definitiva consacrazione o un altro passo di luci e ombre?