Eva Herzigova

Eva Herzigova

Insieme alla sua famiglia, la top model posa davanti all’obiettivo del celebre fotografo americano Bruce Weber, che immortala le emozioni più vere

di Gianluca Cantaro

«Cosa intendi con “scolpita”», mi chiede seccamente. Con la sua voce squillante Eva Herzigova ribatte decisa quando le chiedo cosa riconosca di veramente suo nell’immagine pubblica di donna statuaria che l’ha consacrata prima supermodel, fin dal suo debutto negli anni 90, e ora icona.

«È il mio modo di lavorare, o meglio, il mio ruolo. Esteticamente sono così, ma in un certo senso non sono io. Non è solo il fisico, sono scolpiti l’atteggiamento, l’attitudine e quel certo modo di essere determinata, quasi di potere».

Occhi di ghiaccio, figlia della Boemia mitteleuropea, quella parte ruvida del nostro continente, culla della cultura e del lavoro, storicamente combattuta tra opposizione e distinzione. Lei viene da qui, precisamente Litvinov, cittadina ceca al confine nord occidentale con la Germania, terra di combustibili fossili, di natura fiera, rigogliosa e sincera. Un po’ come lei.

Eva Herzigova con la famiglia
Camicia, T-shirts e jeans Roy Roger’s

«Sono cresciuta imparando i valori sani della mia famiglia che hanno costituito la base solida della mia personalità», racconta Eva Herzigova. «Poi, con il tempo, ho sviluppato tutte le sfaccettature del carattere che mi hanno reso adattabile a ogni situazione; che mi permettesse di interpretare i ruoli più giusti sia sui set sia in pubblico.

Vivo la professione come un role game, perché non sono a mio agio quando mostro la vera me stessa. Però ciò mi ha permesso di evitare situazioni di disagio e di sviluppare una specie di sesto senso per non trovarmici; la chiamo empatia: mi basta un’occhiata per intuire se un individuo o un contesto siano adatti oppure no». L’hanno definita camaleontica fermandosi alla superficie, ma sotto c’è tutt’altro.

Parlando si svela a poco a poco, così le chiedo che cosa voglia dire oggi essere femminile, termine in veloce evoluzione e ridefinizione, che sta scrollandosi di dosso molti cliché, spesso eredità di una visione maschile unidirezionale. «Mi verrebbe da dire avere un’attitudine fuck off. Ma, non fraintendermi, non per mandare tutti a quel paese», esclama ridendo.

Eva Herzigova
Da sinistra, giacca Saint Laurent by Anthony Vaccarello; cappotto Loro Piana; cappotto Dsquared2

«Sono convinta che gentilezza, rispetto ed educazione abbiano la precedenza su tutto. Intendo la volontà di non doversi piegare all’altrui volere o dover accettare compromessi che non ci convengano. Poi c’è la trasparenza, una sorta di nudità che ci permette di essere ciò che vogliamo senza indossare maschere».

Il lavoro la porta a recitare delle parti per un gioco che l’ha resa una delle donne più influenti del sistema e questa consapevolezza non la rende vittima della cosiddetta fomo (fear of missing out, la paura di perdere qualcosa), afflizione dei tempi moderni fatta di vite filtrate dai social media che mettono in scena realtà costruite ad hoc, non sempre autentiche.

«Ricordo una festa dopo gli Oscar a Los Angeles dove ero a tavola con un gran numero di star. Potrebbe sembrare il posto dove dover essere a tutti i costi, ma a un certo punto ho avuto la sensazione che tutti fossero lì soltanto per presenziare. L’illusione di appartenere a un ambiente solo per il fatto di esserci e poterlo esibire», riflette.

Eva Herzigova con la famiglia
Da sinistra, camicia vintage; dolcevita, pantaloni e collana Louis Vuitton

«Ma io volevo semplicemente divertirmi, non mi interessava essere legittimata solo perché ero in quel posto. Credo molto in me stessa e in quello che ho conquistato e posso confessare che non ho mai avuto un modello al quale voler somigliare; ho contato solo sulle mie qualità. La definisco autenticità, che un po’ manca nelle nuove generazioni. Purtroppo la tecnologia fa credere che basti svendersi per raggiungere velocemente ciò che altri hanno costruito in 30 anni, ma non è così. Il valore dei traguardi conseguiti nel tempo è incomparabile in termini di gratificazione ed esperienza».

Ma quindi, le chiedo, qual è la vera Eva, la supermodel o la donna riservata? «Solo chi mi conosce a fondo sa chi sono. Posso anche dire che non l’ho mai mostrato appieno in pubblico e non so se lo farò mai, perché sono abbastanza timida. Però ti rivelo una cosa: sicuramente sono imprevedibile ed è un aspetto che mi diverte molto», conclude. Lasciando la domanda in sospeso.

I figli di Eva Herzigova
T-shirts e jeans Roy Roger’s, tank top e cappello vintage.

Il racconto di Bruce Weber

La prima volta che ho lavorato con Eva Herzigova è stata per Vogue, nel 1995. Le diedi appuntamento al Wet’n’Wild, un parco acquatico di Orlando. Mi portai dietro un gruppetto di skater e surfisti, tra cui Kelly Slater, che già allora era campione del mondo. Una cosa che ho sempre notato frequentando i surfisti è che parlano delle loro madri in continuazione, e lo fanno con autentica ammirazione.

Così mi venne un’idea: sarebbe stato divertente calare Eva nei panni della premurosa “mammina” del gruppo di surfisti, nonostante provenisse dalla Repubblica Ceca. Al Wet’n’Wild c’erano attrazioni di ogni tipo, anche le più improbabili, e così Eva finse di essere una mamma iperprotettiva, che aveva costantemente i nervi a fior di pelle, terrorizzata all’idea che i ragazzi facessero qualcosa di troppo spericolato.

Il marito di Eva Herzigova
Maglia Brunello Cucinelli, jeans Levi’s, cintura vintage

Ci divertimmo un mondo, e con Eva realizzammo degli scatti pieni di energia. Dopo quell’esperienza, tornammo a lavorare insieme per il Calendario Pirelli, nel quale – tra le altre cose – cucinò spaghetti nuda nella cucina di un cottage. Il Wet’n’Wild ha poi chiuso i battenti, e sarebbero passati molti anni prima che io ed Eva ci incontrassimo di nuovo.

Di recente, ho avuto il privilegio di fotografare Eva – dopo 30 anni! – questa volta insieme alla sua vera famiglia. In un certo senso, mi è sembrato di tornare ai vecchi tempi. Suo marito Gregorio, uomo di grande fascino, nutre una straordinaria passione per le sue attività e per il mondo delle corse automobilistiche – cosa che ho trovato piuttosto romantica.

Eva Herzigova
Camicia e jeans Roy Roger’s; costume da bagno Vilebrequin

Il loro figlio maggiore, George, frequenta una scuola privata a Londra, e immagino che i più piccoli, Edward e Philipe, seguiranno le sue orme. Sono tutti ragazzi estremamente educati, con il loro impeccabile accento inglese, anche se è l’Italia che considerano come “casa”.

È stato dolcissimo vedere Eva e Gregorio scherzare con i loro figli. Fotografare qualcuno dopo tanti anni – soprattutto quando nel frattempo è diventato genitore – mi fa sempre un certo effetto. Sento una grande responsabilità, perché desidero che ciascuno risplenda davanti all’obiettivo.

Mentre fotografavo i figli di Eva, ho cercato di immaginarmeli come sarebbero stati da grandi. Ho intravisto in Philipe un futuro regista teatrale: è estremamente ricettivo, curioso di tutti e tutto ciò che lo circonda. Durante lo shooting nella scuderia, ha stretto la mano a tutti gli stallieri, da perfetto gentiluomo di campagna.

Eva Herzigova con la famiglia
T-shirts e jeans Roy Roger’s, tank top e cappello vintage

Edward è più timido, molto artistico – me lo immaginerei, magari, come allenatore di una squadra di calcio. George si è presentato al servizio con il braccio ingessato, a causa di un infortunio rimediato mentre rincorreva un ladro che gli aveva rubato lo zaino. Ha tutto il carisma e il fascino di una futura stella del cinema.

Ognuno dei tre ragazzi è irresistibile a modo suo, e mi sono chiesto cosa significhi, per loro, avere come madre una grande star internazionale, come possano convivere con la sua immagine ingombrante. Ma Eva Herzigova è una madre sensibile e affettuosa, e rende tutto più semplice, permettendo ai suoi figli di essere davvero se stessi.

Nella foto d’apertura Eva Herzigova indossa cappotto Loro Piana, foulard Gucci, cappello vintage. Talents: Eva Herzigova @D’Management Group, Gregorio Marsiaj, George Marsiaj, Philip Marsiaj, Edward Marsiaj. Producer: Helaina Buzzeo, Lawrie Bird. Photo assistants: Sebastian Martinez, Darin Burch. Fashion contributor: Valentina Volpe. Styling assistant: Mari Cassulino. Tailor: Lars Nord. Hair: Johnny Caruso. Hair assistant: Katelyn Beko. Make up: Aaron de Mey. Make up assistant: Jason Case. Production assistants: Boris McNertney, Virginia Le Plus, Jon Forsythe, Stephanie King, Jesus Torres.