Nicholas Hoult: «Essere se stessi spaventa più che recitare»

Nicholas Hoult: «Essere se stessi spaventa più che recitare»

Tanti i ruoli che Nicholas Hoult ha interpretato. Oggi affronta il più impegnativo: quello di un padre pronto a tutto. «Trasformarmi mi permette di staccarmi da chi sono»

di Alex Tudela

Cosa c’è di più puro e delicato di un maglione di mohair color avorio? È ciò che indossava Nicholas Hoult al suo debutto a Hollywood, nei panni di uno studente di college che ammalia il maturo Colin Firth, professore omosessuale non dichiarato, nell’esordio da regista di Tom Ford, A Single Man. Un’immagine iconica anche a quasi 20 anni di distanza, al punto da riderci su: «Colin mi diceva che sembravo un agnello, il pupazzo Lamb Chop». Tra i primi ruoli dell’attore britannico c’è quello sostenuto da adolescente nell’acclamata serie Skins, dopodiché l’abbiamo visto pelato, in versione blu e ora, per la sua ultima interpretazione, celato dietro una maschera da lupo. Trasformarsi, dice, gli permette di staccarsi da sé stesso.

In Come rapinare una banca, firmato da David Leitch e dal 12 novembre nelle sale, Nicholas Hoult (36 anni) interpreta Ryan, un uomo che attraversa la perdita del figlio organizzando una serie di colpi in banca. Il tema è quello della resistenza in un momento culturale dove le dinamiche tra le classi sociali sono sature d’ira e i giovani hanno la sensazione che non sia rimasto più nulla per loro. Lo troviamo rasato, impegnato con Man of Tomorrow nel ruolo di Lex Luthor, che nell’immaginario americano incarna i concetti stessi di ricchezza e impunità: dalla stanza d’hotel, nelle pause dalle riprese notturne, mi confida di essersi reso conto di non essere immune dalla radicalizzazione e dal compiere gesti estremi. Da agnellino a lupo, da Lamb Chop a Lex Luthor. Nicholas Hoult si è posto lo stesso interrogativo che riecheggia nel suo ultimo film: chi sono davvero i cattivi?

Nicholas Hoult
Trench e camicia Prada

Come rapinare una banca si apre chiedendoci: “Sapete cosa è più potente del denaro? Un pubblico.” Come ci si comporta quando si ha questo potere nelle proprie mani?

«Rispetto al fatto che io stesso sono un personaggio pubblico, in realtà cerco di defilarmi. Do molto valore alla privacy e alla mia sfera personale. C’è qualcosa di speciale nell’evitare che tutti sappiano anche i minimi dettagli di ogni giorno della mia vita, il che è un vantaggio anche per lo spettatore, perché spero che chi va al cinema per vedere un film non abbia quel peso e quel carico di informazioni su chi sono io al di là del mio lavoro. Quando ho un film in uscita cerco di essere attivo e mostrarmi in pubblico, poi torno nella mia bolla tutta casa e lavoro».

Guardando il film ci si ritrova nella posizione scomoda di fare il tifo per una persona che infrange la legge. Ma chi sono i buoni e i cattivi nel mondo reale?

«Viviamo un’epoca in cui la visione capitalista non regge più. Ryan mi ha fatto capire quanto possa essere facile anche per me cedere alla radicalizzazione e compiere azioni estreme. Sa di essersi sempre comportato bene e di aver fatto tutto quello che ci si aspettava da lui: a mio avviso c’è tutta una generazione che condivide questo sentire. Cinquant’anni fa con uno stipendio normale mantenevi la famiglia e avevi una bella casa. Adesso non è più così».

Nicholas Hoult
Cappotto, camicia e gemelli Prada

Il suo personaggio è un uomo devastato dalla perdita del figlio. Quanto si è concesso di calarsi in questa vicenda, dal momento che anche lei è genitore?

«C’è stato un momento terrificante in cui uno dei miei bambini era in ospedale e pensavamo davvero che non ce l’avrebbe fatta. Eravamo completamente vulnerabili. Per fortuna le infermiere e i medici sono stati fantastici e tutto si è risolto, ma quei giorni sono stati infestati da pensieri molto cupi. Quindi in qualche modo ho avuto la sensazione di capire il mio personaggio. Non appieno, ma una parte di me aveva provato una gradazione più tenue delle emozioni che sente lui. Io sono stato solo fortunato che l’assicurazione coprisse le spese, altrimenti sarebbe stata una tragedia».

Gran parte del piano emotivo del film è affidato alla musica. Come cambia la percezione della colonna musicale e dei brani di commento tra quando si guarda un girato e quando invece si recita?

«Anni fa dovevo ripetere una scena e un collega mi fece ascoltare una traccia di archi dai toni bassi ed evocativi. Mi fu subito chiaro che l’abbinamento a quella musica era in grado di cambiare completamente la percezione e l’emozione legata all’immagine. Le musiche di commento mi piacciono tantissimo. Quando vado in giro mi guardo intorno e faccio finta che anche la mia vita abbia un accompagnamento musicale, canticchio Killing Me Softly. Ti basta sentire una determinata canzone per essere catapultato in un film».

Nicholas Hoult
Trench, maglia, camicia, pantaloni, cappello e scarpe Prada

Era la canzone del suo primo film: About a Boy, del 2002. Quella scena o quell’esperienza hanno un significato diverso per lei ora?

«Di recente sono stato a Roma per Tom Ford insieme a Toni Collette, che mi ha detto che lei canta quella canzone al karaoke. Chi l’avrebbe detto? Sentire la versione dei Fugees mi rimanda immediatamente a quel film. Lo stesso vale per Shake Ya Ass di Mystikal, mi riporta a quell’esperienza. All’epoca avevo, credo, 11 anni e quello è forse uno dei primi dischi rap che ho ascoltato: so ancora tutte le parole».

Ora sul set è Lex Luthor, secondo alcuni l’emblema della ricchezza e del male nell’immaginario americano: qual è il suo approccio attoriale a questo personaggio?

«Anche in questo caso si riconferma il vecchio assunto per cui ognuno pensa di essere l’eroe della storia. Anche Lex è sinceramente convinto che la sua intelligenza e il futuro che forse costruirà porteranno un miglioramento. In un certo senso si aspetta che il pubblico capisca le sue idee».

In questi scatti per Icon veste Prada, come anche l’outfit interamente in pelle che abbiamo visto al Met Gala. Nel corso della sua carriera come è cambiato o come si è evoluto il suo rapporto con la moda?

«Maturando ho acquisito maggiore consapevolezza di me e più sicurezza rispetto a ciò con cui mi sento a mio agio. Riesco anche a indossare qualcosa di un po’ più ardito. Non dico che lo metterei tutti i giorni, ma so dove trovare la sicurezza per fare mio quel capo. Il rapporto con Prada e con il mio nuovo stilista, Jason (Bolden), mi piace molto. Ci divertiamo e sembra quasi una narrazione, un po’ come se interpretassi un personaggio, perché non è snervante. Il punto è apparire in pubblico in qualità di me stesso. Sentirti sicuro di te mentre fingi di essere qualcun altro sul set è facile, diverso è quando ti dicono di essere te stesso: in pubblico, quello spaventa più che recitare».

Nicholas Hoult
Cappotto, maglia, camicia e cappello Prada

Cosa ha imparato dalla paternità negli ultimi anni?

«Prima l’opinione che gli altri potevano avere di me mi pesava parecchio. Ora non mi importa più così tanto. Ho imparato a essere molto presente, ma quello non è legato solo al fatto di essere genitore, secondo me è la vita in generale».

Cosa lascerà dietro di sé e cosa vorrebbe trasmettere?

«Ai miei figli vorrei lasciare un senso di identità, delle tradizioni. Quando non ci sarò più vorrei che mi conoscano abbastanza da poter dire: "Questo sarebbe piaciuto a papà", oppure: "Papà mi avrebbe consigliato di fare così". Anche pensando al senso dell’umorismo, vorrei che sappiano cosa mi avrebbe fatto ridere. Questo genere di cose».

In apertura Nicholas Hoult indossa maglia, camicia e gemelli Prada. Photos by Craig McDean, styling by Tony Irvine. Grooming: Francelle Daly @Bryant Artists. Styling assistant: Andy Polanco. Tailor: Wendel Johnston. Set design: Miles Bettinelli @MHS Artists. Casting: Calvin Wilson @Establishment NYC. Production: Dyonne Wasserman @Art + Commerce. Location: Hook Studios.