Julio Peña Fernández
Cuore di attore, consapevolezza da filosofo, la star di “Berlino” è ora alla sfida di Cervantes. «È un’esperienza che mi ha cambiato in molti modi». E tra un provino e un piatto da chef, intanto sogna Hollywood
Julio Peña Fernández ha delicatezza di sguardo e genuinità appassionata che conquistano in pochi secondi, come raramente capita. Quando lo contattiamo via Zoom, mentre è nella sua abitazione di Madrid tra un provino da preparare e una ricetta in cui dilettarsi, è così facile entrare in connessione con il suo ardore da attore emergente, già screziato da profondità da filosofo. Al cinema è ora protagonista de Il prigioniero (dal 10 giugno in sala), come giovane Miguel de Cervantes detenuto ad Algeri. Mica facile per un venticinquenne ispanico confrontarsi con il più grande scrittore di Spagna, padre del romanzo moderno con Don Chisciotte. E in più, alla regia di un premio Oscar: Alejandro Amenábar. Ma Julio Peña Fernández ha affrontato la sfida con la passione che lo contraddistingue. Superandosi.
Del resto è sui set da quando aveva 10 anni, allora con la serie Disney Bia. Passando poi da un successo all’altro, dalla trilogia di film Netflix Dalla mia finestra al più recente Berlino, lo spin-off de La casa di carta. E ora guardando a Hollywood.

Julio Peña Fernández, che avventura è stata Il prigioniero?
«Meravigliosa! Lavorare con Alejandro è stato un vero dono: è un regista straordinario, in ogni senso. Si è preso cura degli attori e della troupe. È così sensibile e intenso in ciò che fa. E fa tutto: ha scritto la sceneggiatura, diretto, montato e composto la colonna sonora».
È un’esperienza che ti ha cambiato?
«Sì, in molti modi. Uno dei cambiamenti principali è che ora ho le idee più chiare su cosa voglio dal mio lavoro. Perché quello dell’attore è un mestiere complicato: devi farti coinvolgere così tanto… e a volte puoi perderti. Cervantes mi ha aiutato molto: credo fosse una persona che sapeva cosa voleva, senza lasciarsi influenzare dagli altri. Ho acquisito maggiore sicurezza nelle mie decisioni».
Com’è stato lavorare con l’italiano Alessandro Borghi? Con il suo personaggio, Bajà, c’è un rapporto di terrore e attrazione…
«È un attore di grande talento, così dotato! Ed è una persona squisita. È stato molto generoso con me. La relazione tra i nostri personaggi è molto complessa, l’abbiamo costruita insieme e non c’è stato il minimo problema. È stato semplicemente fantastico».

C’è qualcosa del giovane Cervantes che ha similitudini con te?
«Quando interpreti un personaggio condividi sempre qualcosa con lui. Vale lo stesso per Cervantes: è uno dei motivi per cui Alejandro mi ha scelto, perché ha visto qualcosa in me che portava a lui. È un personaggio davvero complesso: è sensibile, emotivo e appassionato nel raccontare storie. Penso che questo ci accomuni. Recito da quando avevo 10 anni e sono sempre stato estremamente appassionato del mio lavoro».
Com’è nata la tua passione per la recitazione?
«Ho trascorso tutta l’infanzia a guardare film. Andavo da Blockbuster a prendere videocassette o dvd. Li ho guardati e riguardati un’infinità di volte. Credo che la vita mi abbia semplicemente detto: “Devi fare questo. È la tua strada”. Ho anche sempre amato il teatro. Non so bene quando sia iniziato ma… io sono questo, sono un attore. Ma se la vita mi porterà da un’altra parte, visto che con la recitazione non si sa mai, non ho paura. Qualunque cosa arriverà, la accoglierò. E la mia anima resterà sempre quella di un attore».
Il prigioniero è probabilmente la svolta della tua carriera. Ora sogni Hollywood?
«Ho appena partecipato alla mia prima serie tv per gli Stati Uniti, la serie horror basata sul film Talk to me. Vorrei recitare con alcuni degli attori che ammiro di più: Sigourney Weaver, Willem Dafoe, Susan Sarandon, Kate Winslet, Robert Pattinson… Ma apprezzo tantissimo anche quello che abbiamo qui in Spagna e in Europa. Abbiamo cineasti straordinari e grandissime idee, anche in Francia e in Italia. Quindi sì, sogno Hollywood e sto cercando di andare in quella direzione. Ma non voglio lasciare l’Europa, tantomeno la Spagna».

Sei da anni testimonial di Armani Beauty e Armani Code Elixir: che rapporto hai con la moda?
«La adoro ma ho un rapporto un po’ strano: ho il mio stile, però tendo sempre a cambiarlo. La moda è preziosa: è il proprio biglietto da visita, prima ancora di parlare o fare qualsiasi cosa la gente ti vede per come ti vesti. Mi piace molto sperimentare look nuovi ma non pubblico molto su Instagram. Potrei e vorrei fare di più ma… non lo faccio, perché non mi sento di farlo. È difficile da spiegare. Sono più un attore che un modello».
Che rapporto hai con l’Italia?
«Lavorare con Armani è stato magnifico: mi ha permesso di visitare l’Italia più volte, andando spesso a Venezia. Amo l’Italia! Amo il vostro cibo. Sono anche un cuoco, ho studiato cucina francese ma amo la cucina italiana. Adoro fare la pasta in casa e, anzi, oggi preparerò una lasagna».
Sei anche nella serie tv Berlino, ora alla seconda stagione, alle prese con scene più action. Qual è il genere che più ti piace come attore?
«Vorrei provarli tutti. Mi piacciono i thriller psicologici, tipo The Village di Shyamalan e Shutter Island di Scorsese, che amo tantissimo. È lì che vorrei cimentarmi ora. Ma adoro anche la commedia, uno dei generi più difficili perché non puoi fingere la comicità: o ce l’hai o non ce l’hai. E io credo di avere una certa predisposizione per la commedia».

Ti sei mai sentito un Don Chisciotte? Sei un idealista?
«Sì, credo che faccia parte dell’essere un attore. Don Chisciotte ha ancora quel bambino dentro di sé, è un po’ pazzo ma c’è qualcosa di bello nel suo modo di credere in ciò a cui vuole credere. Il più delle volte è un pericolo per se stesso… Ma penso che nella vita dobbiamo avere quell’immaginazione e quella giocosità».
Sei stato una star Disney e poi sei passato da un successo all’altro. Che rapporto hai con la fama?
«Un po’ difficile. Ero un ragazzino quando ho iniziato a recitare, è stato il mio sogno. Poi all’improvviso ho avuto l’opportunità di Disney Channel: sono andato a lavorare in Argentina ed è stato incredibile. E i follower su Instagram hanno iniziato ad aumentare. Poi ho fatto la serie di film per Netflix e i follower sono saliti ancora (ora sono 3,8 milioni, ndr). Ho lavorato con Amenábar e ne La Casa di carta…
È stato tutto così bello. Però è stato un continuo passo in avanti e sono stato sempre più esposto. Io mi sento ancora come se fossi quel ragazzino appassionato e grato, ma poi esco per strada o vado al supermercato e ogni giorno mi riconoscono. È molto bello, perché so che chi mi ferma o chiede una foto apprezza il mio lavoro, e lo adoro. Però sono un introverso e mi dà un po’ di ansia. Sono comunque super grato».
Che consiglio daresti alle nuove generazioni di attori che vogliono farsi strada?
«Recentemente ho capito che essere un attore è qualcosa che hai dentro. Anche se non lavori, sei comunque un attore se è quello che vuoi essere. È qualcosa che il tuo corpo e la tua anima ti chiedono, di cui hai bisogno. Quindi il consiglio è di credere in quello che si fa. E chiedersi: “Perché voglio fare l’attore?”. Se è perché amate recitare e il corpo lo chiede, buttatevi dando tutto: non il 50% o l’80% facendo altro nel mentre. Al 100%.
Se invece la motivazione sono le feste, i follower e tutto il resto, può essere comunque fantastico ma è un’altra cosa. Siate consapevoli di cosa state cercando, perché a volte è davvero difficile. Per me lo è stato. E fate teatro: porta in connessione con la parte più profonda di sé».

Cosa ti piace fare nel tempo libero?
«Cucinare: studio per diventare cuoco. E poi mi piace passare del tempo con i miei gatti, invitare gli amici e cucinare per loro, curare la casa… Come puoi vedere, ho un sacco di cose in giro per casa», e mi mostra anche il ceppo che aveva alla caviglia nel film Il prigioniero. «Colleziono anche strumenti musicali: ho quattro chitarre, un handpan, questa ocarina a doppia camera…».
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
«Oltre alla serie tv Talk to me, ora sto partecipando a due spettacoli teatrali: tornare sul palco è una sensazione meravigliosa. Per ora è tutto. Sto facendo provini per altri progetti».
Pensare al futuro, ti entusiasma o ti spaventa?
«Mi entusiasma. Qualunque cosa accada, va bene così. Credo molto nel karma. Cerco di essere una buona persona: spero che la vita lo sappia e che, in qualche modo, mi restituisca un po’ di questo. E poi sono in salute, ho la mia famiglia, i miei amici, e questa è la cosa più importante. Finché ho questo, qualunque cosa mi riservi il futuro va bene».