Saul Nanni
Cinema come passione, coltivata negli anni, affrontando ruoli anche molto forti dai quali, curioso ed empatico qual è, non si tira mai indietro. La conferma nei due nuovi, intensi film che lo vedono ancora convincente protagonista
L’atmosfera dello shooting dice subito “Brunello Cucinelli”. Protagonista ne è il 26enne Saul Nanni, e non a caso. È lui “il giovane Cucinelli” in Brunello, il visionario, garbato docufilm di Giuseppe Tornatore (ora in giro per il mondo) che, per dirla con le parole dell’imprenditore, vuole essere «il ricordo della mia vita come segno di quei valori di umanità che sono stati il cibo più nutriente della mia anima». E che, uniti alle doti imprenditoriali, a dicembre gli hanno valso l’Outstanding Achievement Award del British Fashion Council, da lui dedicato ai giovani, «sentinelle di questa umanità… lampadieri di una nuova rivoluzione umanistica».
«Io sono il terzo Brunello», dice Saul Nanni, «che con la famiglia lascia la sua campagna verso Perugia e una realtà industriale in pieno sviluppo; il ventenne del cazzeggio al bar che dopo infruttuosi progetti con amici si approccia alla moda (fa il modello per Ellesse) e scopre il cashmere iniziando a delineare il suo orizzonte imprenditoriale. Il bar è stato il primo tassello del nostro conoscerci: scuola di vita dove ci si imbatte in tutte le sfumature dell’animo umano. Anch’io a Bologna ho un bar dove ancora vado, siamo un gruppone, giochiamo a carte».
Che altro di Cucinelli ha un po’ Saul Nanni? «L’amore per i luoghi dove lo sguardo non ha fine. Nello stralcio di vita che interpreto l’ho visto pieno di ardore. Era essenziale restituirne l’entusiasmo. La sua parte imprenditoriale è figlia di quella sfumatura giovanile che ha dentro. È un uomo di grande empatia, credo di somigliargli».

Cosa di lui le è rimasto addosso? «Un senso di coerenza. Ha inseguito e realizzato un ideale senza compromessi». Perché ha accettato la parte? «Conoscevo Brunello tramite mio padre, estimatore dell’uomo-poeta che nel business trova il tempo di parlare dell’umanità anche attraverso il suo borgo di Solomeo. Poi, Tornatore è uno dei maestri del cinema italiano, no?». Com’è stato sul set? «Bellissimo. Mi dava tre parole e si aprivano 50 porte. Secco, incisivo, pulito».
Saul Nanni è on stage dai 13 anni: «Da sfegatato milanista obbligai mia mamma a portarmi a un provino per una pubblicità con Kakà. Non fui preso, ma mi richiamarono per la miniserie La Certosa di Parma». Cinema come sogno? «È una passione condivisa con mio papà. Ma non mi era mai venuto in mente di recitare. Ho colto l’occasione per curiosità».
Un punto di svolta è stato Pupi Avati: «Mia nonna aveva letto che cercava un ragazzo di Bologna, di 16, 17 anni. Non si riusciva a organizzare il provino, così mi presentai a casa sua e gli dissi: “Sono un giovane attore, so che sta cercando un ragazzo di Bologna”. E lui: “Che strano, Accorsi ha fatto una cosa del genere”. Lo avevo incuriosito, ebbi la parte».

Poi c’è Kim Rossi Stuart, di cui è figlio in Brado e nipote ne Il Gattopardo. «Persona e attore essenziale: visto che nel Gattopardo c’era Kim, lo potevo fare». Ma la sfida era grande, il Tancredi di Delon sarà stato uno spauracchio: «Vero, ma è passato mezzo secolo ed è una serie, l’ho presa come occasione per aprire a nuove generazioni il file di un libro meraviglioso. Una grande produzione, i costumi di Carlo Poggioli… Tutto mi faceva sentire Tancredi. E ho incontrato Deva», figlia di Monica Bellucci e Vincent Cassel, Angelica sul set della serie. Con lei è ormai amore dichiarato: «Tanto, prima o poi, sarebbe uscita una nostra foto insieme…».
Saul Nanni non si tira mai indietro di fronte a ruoli anche molto forti. Dopo il modello omosessuale e tossico di Made in Italy, il giovane Rocco Siffredi in Supersex, a febbraio torna con La Gioia, di Nicolangelo Gelormini, nel ruolo di un fragile ragazzo di vita che arriva a uccidere pur non volendo, rinunciando all’unica persona che si è interessata a lui.
«Alessio uccide Gioia perché non riesce a sopportare il suo sguardo di totale delusione. Narcisista, manipolatore, è come se avesse un anticorpo al sentimento, è abituato a essere corpo e non persona, e per la prima volta con Gioia (una monumentale Valeria Golino, ndr), donna ormai appassita, ma dal cuore adolescente e vivo, si sente visto».

Due outsider ai poli opposti, due esistenze insolute. «Quella di Alessio è fatta di bluff, vende il suo corpo, va a caccia di soldi», anche perché chi gli sta accanto, a cominciare dalla madre e da Cosimo (Jasmine Trinca e Francesco Colella), lo spreme senza ritegno: «Il denaro non è un fine, è un mezzo, non si sa neanche per cosa. Alessio sa mettersi nella situazione perfetta per stare in contatto. Nicolangelo mi diceva “usa la tua empatia”. La stessa che mi ha aiutato a dare corpo alla sua versione femminile, parrucca, tacchi».
Curioso, empatico, i suoi personaggi Saul Nanni li veste sul set – «se riesci a dargli un inizio e una fine vivi meglio» – poi li lascia andare e viaggia: «Niente mi fa sentire più vivo; quest’anno sono stato in Giappone, America, Brasile, Messico, e sono appena tornato dall’Argentina».
Dopo La Gioia, lo vedremo «in un film, girato in Spagna, sulla Moto GP; mi sono divertito da morire». Una volta ha detto che nella vita vorrebbe essere tutto, ma si definisce indeciso cronico. Non è contraddittorio? «Per nulla. Essere tutto mi tranquillizza, posso provare a far tutto e poi… ci penserò».