In conversazione con Mino Raiola

In conversazione con Mino Raiola

di Andrea Tenerani

«Non arrendersi mai, sognare in grande, nel senso di non porsi limiti. E poi lavorare molto, crederci sempre. Così facendo tutto è possibile»

A dirlo è Mino Raiola, il re dei procuratori nel calcio, l’uomo dietro al successo di alcuni dei più grandi talenti del pallone della nostra epoca, quando, in una conversazione esclusiva che ci ha concesso per aprire questo numero di Icon, gli abbiamo chiesto quale sia la carta valoriale che sta alla base dello sport. È una frase che facciamo volentieri nostra e che adottiamo come motto delle pagine che seguono, quasi interamente dedicate allo sport e ai mondi che lo circondano – lo sportswear, il benessere, la competizione, le nuove tecnologie.

Una stagione nuova si apre per tutti, ce lo auguriamo, e il nostro modo di vivere lo sport potrebbe davvero diventare il simbolo di una ripartenza che finalmente sembra alle porte. Dalla nostra voglia di rimetterci in forma e di tornare a socializzare, alle grandi competizioni estive, gli Europei di calcio e i giochi olimpici ma non solo, questa seconda metà del 2021 potrebbe davvero simboleggiare un ritorno alla vita. Senza dimenticare che lo sport, quando vuole, sa davvero essere agente di cambiamento sociale.

«L’inclusività, l’uguaglianza, l’esigenza di partire tutti alla pari e di imparare a stare insieme indipendentemente dalla provenienza di ognuno: il calcio è lo specchio della vita. Questi valori che sono indispensabili nel calcio lo sono anche nella società e nella quotidianità di tutti noi», ci dice a proposito sempre Mino Raiola. Uno degli atleti da lui rappresentati oggi è anche uno dei protagonisti delle nostre storie di copertina: Erling Haaland, astro nascente del calcio europeo e mondiale. Cosa lo rende così speciale, al di là del talento, ce lo dice lo stesso Raiola: «Ha tutte le caratteristiche e i valori di cui parlavo prima, portati all’estremo, riuscendo però a mantenere quell’aspetto di normalità ed equilibrio proprio degli scandinavi».

Raiola, per quel che ci riguarda, rappresenta meglio di chiunque altro quanta mole di lavoro e di talento esista nel lavoro dietro le quinte, quello che poi ci permette di godere delle gesta sportive dei nostri idoli e delle nostre squadre del cuore. Un lavoro complicato che, volendo o meno, l’ha reso un personaggio di suo. Gli chiediamo, prima della fine, come giudichi il suo lavoro di questi anni: «Mi lascio giudicare dai calciatori e dalla mia famiglia, se sono contenti loro sono contento io. E poi sai come si dice in questi casi: scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare un solo giorno nella tua vita». Ben detto. Buona lettura.

Photo by Riccardo Bagnoli