Sean O’Malley fighter

Sean O’Malley fighter

Di tatuaggi ne ha fin sotto gli occhi, ma «quelli che più rappresentano il mio stile», dice Sean O’Malley, «sono il celebre motto di Muhammad Ali, “Float like a butterfly, sting like a bee”, e il soprannome Suga sul sopracciglio destro. «Il mio primo coach disse che vedermi combattere era una sensazione dolce come lo zucchero…»

di Roberto Croci

Criniera arcobaleno e una personalità esplosiva come i suoi pugni, Sean O’Malley è il fighter più promettente della nuova generazione dei lottatori nella UFC (Ultimate Fighting Championship) con 13 vittorie e una sconfitta su 14 incontri disputati nella categoria bantamweight – fino a 61,2 chilogrammi. 26 anni, figlio di un poliziotto yankee irlandese, lo raggiungiamo in Arizona, a casa sua, in pieno deserto. È qui che si allena con l’amico coach, Tim Welch. È con lui che ha creato The Timbo Sugarshow, podcast il cui scopo è far riflettere sull’importanza della salute e del benessere, fisico e mentale. Dove “Suga” è il soprannome che Sean ha tatuato sul sopracciglio destro: «Il mio primo coach», spiega, «disse che vedermi combattere era una sensazione dolce come lo zucchero».

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Il primo passo di O’Malley nel mondo delle arti marziali risale ai tempi del liceo. «A 16 anni un amico mi chiese se volevo iscrivermi a una palestra di sport da combattimento. Ero piccolo e magro, senza alcuna fiducia in me stesso; non sono mai stato bullizzato, ma se fosse successo, le avrei prese di sicuro. Ho iniziato a frequentare la palestra e non ho più smesso». Fattosi le ossa nei primi incontri di kickboxing, a 18 anni inizia a competere sui ring di arti marziali miste, «È la porta d’ingresso alla UFC; e il grappling è una lotta veloce perfetta per me che amo fare spettacolo». Senza progetti per il domani, con scarsa attitudine allo studio, «quando ho scoperto gli sport da combattimento», ricorda, «ho capito che avrei potuto avere una carriera». O’Malley è passato Pro nel 2015, ma lo spirito del combattente lo ha innato. «Sono competitivo di natura, che sia basket, baseball o nell’ottagono. Ecco perché non sono mai nervoso prima di un incontro. Dal primo giorno in palestra il mio obiettivo è sempre stato di migliorare e dare il meglio, per entrare nella UFC e diventare un campione». Ha ragione: La UFC è l’organizzazione sportiva più importante cui appartenere, anche a livello di esposizione mediatica, ma per entrarci devi vincere molto, «devi farti notare, attirare l’attenzione di Sean Shelby e Dana White. Io ci sono riuscito vincendo nel Dana Whites Contender Series (i match, non considerati ufficiali, ma organizzati dalla UFC, nda). Avevo 22 anni, la sera stessa firmavo il contratto».

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Nel prossimo combattimento O’Malley se la vedrà con Louis Smolka, il 10 luglio, alla T-Mobile Arena di Las Vegas. «È sold out, 20mila spettatori, forse l’incontro più importante dell’anno. Ho già cominciato il training, sono in forma». La preparazione dura otto settimane: le prime due per entrare a regime e rimettere a punto le routine, «tutto per raggiungere il mio peso forma. In questo periodo mangio, dormo, mi alleno due volte al giorno. Faccio check up completi per stabilire la dieta, evitare le infiammazioni e non appesantirmi». Gli strappi non sono ammessi, ovviamente: «Verdure e proteine, insalate con quinoa che mi prepara mia moglie Dany». La priorità assoluta è però dormire: «Se riposo male non posso essere al top». È sempre Dany a curare la capigliatura di Sean, «un look ispirato al rapper 6ix9ine, non è solo un modo di attrarre l’attenzione sui miei incontri, ma anche un’altra strategia di marketing per costruire il mio “Sugar brand”». 1,5 milioni di followers su Instagram, una linea di merchandising: sembra una scelta che premia. «Al momento», conferma «la maggior parte dei miei introiti vengono dai social media come Instagram, YouTube, Twitch. Sto prendendo piede anche con TikTok e Patreon, una piattaforma per creatori di contenuti che funziona su abbonamento. Più followers ho, più facile è trovare sponsor che mi permettano di allenarmi». 

Gli introiti della sua linea di merchandising sono a cinque zeri, come quelli sui social media. Tutto in famiglia: «Per la creazione di contenuti, mi faccio aiutare da mia sorella e da mio fratello. Poi c’è il podcast, The Timbo Sugarshow, un altro modo per farmi conoscere e raggiungere un diverso target di pubblico». È iniziato tutto con Tim Welch, il coach. «Abbiamo deciso di condividere con il pubblico quello che scopriamo quotidianamente. Parliamo di tutto: libri, personaggi, meditazione, come mangiare sano, rimanere idratati nel modo corretto, come migliorare le relazioni con le persone che ci circondano, di tutte quelle piccole cose che aiutano a vivere una vita più felice e serena... e sì, anche di erba»

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O’Malley è un grande sostenitore della legalizzazione della marijuana, sia per uso medico sia ricreativo. «Ehi, il mio cagnolino si chiama Kush (cannabis, nda)! Penso che la marijuana sia uno strumento molto valido per aiutare chi soffre di ansia e depressione; basta guardare all’uso che viene fatto nelle grandi leghe pro come NBA, NFL, NHL, al posto di steroidi e oppiacei. La uso quasi tutti i giorni, ma non quando mi alleno. Mi aiuta a rilassarmi, a rallentare il ritmo della giornata a farmi dormire meglio». A proposito di dormire, il colpo vincente di O’Malley è quello che porta con la mano destra. «Ho steso la maggior parte dei miei avversari cercando il punto debole sul mento. All I have to do is find that sweet spot and they go to sleep».