Alessandra Facchinetti: “La vera sfida oggi è restituire il giusto ritmo alle idee”

Alessandra Facchinetti: “La vera sfida oggi è restituire il giusto ritmo alle idee”

di Paolo Briscese

Dalla ricerca negli archivi alle grandi maison, fino a “Codici di Stile” per Triennale Milano: Alessandra Facchinetti racconta perché oggi il vero lusso non coincide con la velocità, ma con il tempo necessario per costruire progetti destinati a durare

Per Alessandra Facchinetti ogni progetto nasce da una domanda. Più che una filosofia creativa, è un metodo di lavoro costruito nel tempo. Prima vengono la ricerca, gli archivi, il tempo dell'osservazione; solo dopo arrivano il disegno, la forma e lo stile. Un metodo che privilegia il pensiero rispetto all'urgenza e che continua a guidare ogni suo nuovo progetto.

È questo il filo conduttore che attraversa tutta la sua carriera, dalle grandi maison internazionali al recente progetto "Codici di Stile" per Triennale Milano, dove l'uniforme smette di essere un semplice abito da lavoro per trasformarsi in un linguaggio capace di raccontare l'identità di un'istituzione. Ne nasce una conversazione sul valore del tempo, sull'identità, sulla responsabilità del progetto e su un'idea di lusso che non rincorre la velocità, ma la qualità del pensiero.

@Simon71

La moda oggi corre sempre più veloce. Ma le idee hanno davvero lo stesso ritmo?

La moda ci spinge continuamente a cercare nuovi stimoli e nuove visioni. Ma queste non dovrebbero essere dettate esclusivamente dalla velocità del mercato, che spesso finisce per allontanarsi dall'idea stessa di progetto e di design. La vera sfida oggi è restituire il giusto ritmo alle idee e riconquistare il tempo necessario perché la moda possa esprimere davvero il proprio valore. Solo quando un'intuizione ha il tempo di maturare può trasformarsi in qualcosa di autentico e riconoscibile. Altrimenti il rischio è produrre immagini destinate a consumarsi con la stessa rapidità con cui vengono create.

Lei ha sempre costruito i suoi progetti partendo dalla ricerca. Quanto conta conoscere il passato per immaginare qualcosa che appartenga davvero al futuro?

Per me la ricerca è sempre il punto di partenza di qualsiasi progetto. La memoria storica rappresenta uno stimolo fondamentale: mi permette di guardare oltre, costruire un dialogo con la contemporaneità e immaginare una personale visione del futuro. Non significa guardare al passato con nostalgia, ma utilizzarlo come uno strumento per comprendere meglio il presente. Solo conoscendo ciò che è stato possibile fare si può trovare una strada davvero personale.

Quando osserva un oggetto, un edificio o un abito, qual è il primo dettaglio che cattura il suo sguardo? È istinto, proporzione o c'è qualcos'altro che guida il suo processo creativo?

L'istinto è sempre ciò che dà inizio a un'idea o a un progetto. Poi entra in gioco la mia attenzione quasi ossessiva per il dettaglio. È lì che intervengono il senso critico e la riflessione: elementi che arricchiscono e guidano tutto il mio processo creativo.

Nel corso della sua carriera ha attraversato alcune delle maison più influenti della moda internazionale. Qual è la lezione più preziosa che quelle esperienze continuano a portare dentro ogni suo nuovo progetto?

Sono esperienze che mi hanno formato non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano. Le ho sempre vissute con passione, rispetto e dedizione. Ogni maison aveva un'identità molto precisa e confrontarsi con linguaggi così diversi mi ha insegnato, prima di tutto, il valore dell'ascolto e della coerenza progettuale. Ognuna mi ha insegnato qualcosa, ma soprattutto mi ha aiutato a conoscere meglio me stessa e a costruire un metodo di lavoro che ancora oggi rappresenta uno dei miei principali punti di forza.

Oggi si parla molto di lusso, ma molto meno di qualità del progetto. È questa la vera differenza tra un oggetto destinato a durare e uno pensato soltanto per essere desiderato?

Un progetto di qualità, o meglio ancora di vero design, oggi ha bisogno di ritrovare credibilità e autenticità. Significa restituire il giusto valore al tempo, lasciare spazio all'immaginazione e al sogno, ma anche preservare l'anima dell'artigianalità. Solo partendo da questi presupposti credo si possa tornare a parlare davvero di lusso. Credo che il vero lusso sia proprio questo: creare qualcosa che conservi valore nel tempo e continui a emozionare anche molti anni dopo.

Per Triennale Milano ha firmato Codici di Stile, un progetto che ridefinisce il concetto stesso di uniforme. C'è stato un momento in cui ha capito che non stava disegnando degli abiti, ma contribuendo a costruire l'identità visiva di un'istituzione?

Fin dal primo momento in cui mi è stato proposto di lavorare al progetto delle uniformi di Triennale, non ho pensato a disegnare semplicemente degli abiti, ma a dare loro un nuovo significato, coerente con l'identità e la storia del museo. Per me era importante ridefinire il concetto stesso di uniforme e il suo rapporto con la quotidianità, anche al di fuori degli spazi di Triennale. Volevo che chi le indossava potesse riconoscersi in quei capi e sentirsi parte dell'identità di Triennale, senza rinunciare alla propria individualità. È lì che ho trovato la vera sfida.

Courtesy Triennale Milano

L'autenticità è diventata una delle parole più usate della moda contemporanea. Ma come si costruisce davvero un'identità destinata a durare?

Credo che siano i valori, insieme a una personalità riconoscibile, a uno stile e a una visione chiara, a definire il perimetro entro cui costruire un'identità solida e destinata a durare. La vera forza non sta nel cambiare continuamente, ma nell'evolversi con coerenza, consolidando la propria identità e trovando, quando serve, anche il coraggio di rompere le regole.

La moda maschile sembra vivere una stagione di grande libertà espressiva, eppure spesso le collezioni finiscono per assomigliarsi. È davvero cambiato il modo di vestire degli uomini o è cambiato soprattutto il modo in cui costruiscono la propria immagine?

Amo profondamente la moda maschile, che fa parte anche del mio modo di vestire, e la osservo sempre con grande attenzione. Oggi vedo una ricerca più libera, fatta di leggerezza, nuove proporzioni, materiali e cromie che fino a qualche anno fa erano meno presenti. È un'evoluzione che offre agli uomini maggiori strumenti per esprimere la propria personalità e il proprio stile.

Qual è la più grande illusione che il lusso contemporaneo continua a raccontarsi?

Credo che la più grande illusione del lusso contemporaneo sia la rincorsa a un senso di appartenenza che, troppo spesso, non coincide né con ciò che ci viene offerto né con ciò che siamo davvero o desideriamo essere.

Ogni progetto inizia con una domanda. Qual è quella che continua a farsi ogni volta che comincia un nuovo lavoro?

Ogni volta che inizio un nuovo progetto provo l'emozione della prima volta, come se azzerassi tutto per ricominciare da capo. La domanda è sempre la stessa: "E adesso cosa faccio?". È una domanda che contiene anche una piccola dose di inquietudine, ma credo sia proprio quella a mantenere viva la curiosità. Poi tutto riparte e, molto spesso, l'idea arriva proprio quando meno me l'aspetto.